Zoldo, striscioni contro nuove centrali idroelettriche

Dal Corriere delle Alpi del 27 dicembre 2016

Val di Zoldo. Sono stati affissi dal Comitato “Zoldo c’è” preoccupato per le 12 domande sul Maè

Gobbo e Ruffato: «Basta allo sfruttamento dell’acqua e allo sfregio ambientale delle nostre valli»
Striscioni contro l’installazione di nuove centrali idroelettriche

giù le mani..

VAL DI ZOLDO Striscioni contro l’installazione di nuove centraline. La valle si è svegliata con sette striscioni che a caratteri cubitali dicono “no” alle nuove centraline in programmazione. “Zoldo ha già dato l’80% della sua acqua idroelettrica: ora basta”, recita uno dei cartelli, “Torrente senza acqua=torrente morto. Basta centraline” si legge in un’altra ed infine “Centraline nel cuore del paese, no grazie”. Dopo la presentazione del dossier “Centraline come distruggere l’ambiente per mettere la mano sul pubblico denaro”, il Comitato Zoldo c’è ha dislocato gli striscioni con cui mettere in evidenza il disappunto per le domande di nuove centraline in programma. «Alla luce delle 12 domande in programma sul Maè e i suoi affluenti», puntualizzano Franca Gobbo e Lucia Ruffato del Comitato, «abbiamo ritenuto opportuno sistemare in altrettanti punti strategici della valle i cartelli per manifestare la contrarietà degli abitanti. È il messaggio, quindi, del Comitato che difende i suoi torrenti». Con questa azione, «vogliamo tenere alta l’attenzione dei residenti», proseguono Gobbo e Ruffato, «perché consideriamo che difendere la valle sia un compito che spetta ai suoi abitanti. Approfittiamo anche delle vacanze natalizie per informare i turisti di cosa sta accadendo ai nostri corsi d’acqua che rischiano di finire entro le condotte della speculazione idroelettrica». «Abbiamo già dato ad Enel e privati già più dell’80% dell’acqua del Maè e dei suoi affluenti, producendo una quantità di energia che basta e avanza a coprire il fabbisogno di Zoldo, di Longarone e altri posti. Vogliamo ricordare che qualunque derivazione sul Maè è incompatibile con le misure di tutela previste dal piano di gestione. È colpa dei cavilli della normativa regionale se queste domande vanno a vanti». Il Comitato chiede a Provincia e Regione «di fermare i progetti e al governo di togliere gli incentivi agli impianti idroelettrici che sono il motore di queste speculazioni. E non succede solo in Val di Zoldo», dice ancora il Comitato, «ma in altre parti della nazione. I Comitati, più di 100 in Italia, cercano di salvare il salvabile. L’opinione pubblica crede che l’idroelettrico sia energia rinnovabile, ma è risaputo che esso è la prima causa del degrado dei corsi d’acqua ed è quindi un’energia insostenibile dal punto di vista ambientale. Il danno provocato da questi impianti non è giustificato dal loro contributo energetico. Inoltre costituisce uno spreco di contributi statali che potrebbero essere indirizzati a misure meno impattanti e più utili». Il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin appoggia l’iniziativa. «Come Comune», chiosa, «adotteremo tutte le misure necessarie per impedire che questi impianti vengano realizzati»

di Mario Agostini