Zaia decreta lo stato di crisi idrica

Dal Corriere delle Alpi del 19 aprile 2017

La neve in quota è esaurita e i rifugi sono a secco. Stop ai prelievi dai laghi di Centro Cadore, Santa Croce e Mis
Zaia decreta lo stato di crisi idrica

BELLUNO Piove troppo poco, non è nevicato, quindi per un mese dovrà essere ridotto il prelievo dai due più grandi fiumi del Veneto: del 50% dall’Adige, del 20% dal Piave. Basti dire che sul ghiacciaio della Marmolada, uno dei maggiori serbatoi dell’Adige e del Piave, le nevicate sono state di tre metri contro una media di dieci e che, dall’altra parte delle Dolomiti, nell’alto bacino del Piave, i rifugi alpini sono a secco e per l’estate non dispongono di alcuna riserva. Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha pertanto decretato lo stato di crisi idrica, che varrà fino al 15 maggio.

Per consentire l’accumulo d’acqua, il gestore degli invasi idroelettrici di Santa Croce, Mis e Pieve di Cadore, cioè l’Enel, dovrà trattenere per tutto il mese la risorsa idrica ottenuta con le riduzioni realizzate nel nodo di Nervesa della Battaglia, nelle sezioni di diga Bastia, Valle di Cadore e Pontesei (per il serbatoio di S.Croce), nelle sezioni di La Stanga e Mis (per il serbatoio del Mis) e nella sezione di Pieve di Cadore (per il serbatoio di Pieve di Cadore). Nell’alveo del Piave l’Enel deve comunque garantire una portata di minimo deflusso vitale, a valle della traversa di Nervesa della Battaglia, di almeno 7 mc/s. Per gli altri bacini idrografici, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20%, con riferimento alla portata complessiva.

Indicazioni sono contenute nell’ordinanza anche per i gestori di manufatti con capacità di regolazione e invaso, tra cui il gestore del Corlo che, per l’intero periodo di attuazione delle misure, dovrà regolare il relativo sistema in modo tale che sia garantito il mantenimento della portata di minimo deflusso vitale nel Brenta, dopo la confluenza con il torrente Cismon e a valle delle prese irrigue del Consorzio di Bonifica Brenta. La situazione è pesantissima nel bacino dell’Adige, mentre in provincia di Belluno le condizioni sono meno preoccupanti. «Secondo dati ufficiosi, l’invaso del Mis è il più basso, intorno al 63%, mentre il lago di Centro Cadore e quello di Santa Croce sono sul 70%», fa sapere l’assessore regionale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin.

Il Corlo è addirittura al 74%. «Certo, la prospettiva non è rassicurante. Le precipitazioni nevose sono da considerarsi esaurite, speriamo che piova. Ma abbondantemente. Altrimenti», sospira Bottacin, «sarà davvero un dramma». «In effetti è la prospettiva che ci allarma. Sarebbe un disastro», interviene Lino Paolo fedon, sindaco di Domegge, «un’estate senz’acqua e col lago semivuoto. Si pensi solo che in quota, mancando la neve e non essendoci state precipitazioni, i rifugi fino ad oggi non sono riusciti a fare riserva d’acqua».

Domani ci sarà un vertice a Trento, tra la Regione Veneto e le Province di Trento e Bolzano per l’Adige e, quindi, la Marmolada. Considerata l’eccezionale siccità di questo bacino, il Veneto ha avviato anche un confronto con le due Province per definire un protocollo di gestione delle risorse idriche del fiume, allo scopo di preservare e tutelare, secondo principi di salute pubblica, il prioritario attingimento idropotabile sull’asta terminale. «Ci sono tutte le premesse perchè chiediamo lo stato di crisi nazionale», anticipa Bottacin.

Francesco Dal Mas