Valle del Mis. Eva Valsabbia in appello per avere i 39 milioni di euro

Dal Corriere delle Alpi del 17 febbraio 2020

Valle del Mis. L’Eva Valsabbia in appello per avere i 39 milioni di euro

L’azienda che ha costruito la centralina bloccata dalla Cassazione ci riprova . Il Tribunale le ha dato torto e sono sempre in ballo la demolizione e il ripristino

VALLE DEL MIS. Eva Valsabbia vuole sempre 39 milioni di euro da enti e Parco. L’azienda bresciana, che ha progettato e realizzato l’impianto idroelettrico mai entrato in funzione in valle del Mis, ha presentato appello alla sentenza negativa del Tribunale civile di Venezia.

L’avvocato Giorgio Orsoni ha depositato l’atto contro i Comuni di Gosaldo e Sospirolo, la Regione e il Parco delle Dolomiti Bellunesi. Gli enti che, nel 2009, avevano autorizzato la costruzione della centralina poi bloccata dalla Corte di Cassazione tre anni dopo. Non c’è ancora un’udienza, ma Valsabbia non molla.

Rimane aperto anche il discorso della demolizione e del ripristino dei luoghi. Ci sono sue sentenze che la obbligherebbero a demolire le opere costruite e a riportare la vallata allo stato originario, ma i lavori non sono stati ancora avviati. È possibile che si attenda un pronunciamento definitivo e i tempi non sono facilmente quantificabili.

Eva Energie Valsabbia aveva citato in giudizio la Regione, la commissione Via regionale, il Parco (avvocati Viel e Visconti), il Comune di Gosaldo (Tomasella e Bianchini) e quello di Sospirolo (Gaz) chiedendo il risarcimento per il danno subito a seguito dello stop ai lavori. Uno stop deciso dalla Cassazione quando Valsabbia aveva ottenuto dagli enti citati l’autorizzazione a procedere con il progetto.

La cronologia: nel 2010 il Wwf e altre associazioni avevano fatto ricorso al Tribunale superiore delle Acque pubbliche, che l’aveva rigettato. Il Wwf aveva impugnato la sentenza in Cassazione il 7 marzo 2012. Il 23 aprile dello stesso anno Valsabbia aveva avviato i lavori. Il 23 ottobre 2012 la Cassazione aveva cassato la sentenza del Tsap e i lavori erano stati bloccati.

Valsabbia aveva dunque fatto causa agli enti perché il comportamento delle amministrazioni aveva «ingenerato in lei la convinzione che i provvedimenti rilasciati in suo favore fossero legittimi», si legge nella sentenza. Grazie a questa convinzione la società aveva cominciato i lavori, e averli poi interrotti ha provocato un danno. Quantificato con precisione in 38.895.370,56 euro. Ma la richiesta era stata cassata dal giudice Giovanni Francesco Perilongo.

Valsabbia «manca di provare il nesso di causa fra la condotta delle controparti e il danno asseritamente sofferto», aveva scritto il giudice nella sentenza. Né precisa quali condotte abbiano indotto la società, «un qualificato operatore professionale, a contare sulla stabilità dei provvedimenti autorizzatori».

«Eva Valsabbia era a conoscenza dei profili di potenziale illegittimità delle autorizzazioni e dei nulla osta emessi dalle amministrazioni», perché «era (o doveva essere) consapevole della portata del divieto di modifica del regime delle acque, previsto dalla legge 394/1991».

Inoltre la società ha avviato i lavori in Valle del Mis pur sapendo che c’era in piedi un ricorso in Cassazione. Gigi Sosso