Vajont centrale dimenticata

Corriere delle Alpi  09-01-2015,
Vajont, centrale dimenticata Filippin: noi non la vogliamo

ERTO E CASSO Che fine ha fatto il progetto di una centrale elettrica che sfruttasse l’acqua di risulta del lago di Erto e Casso? Se lo domandano, e non senza una punta polemica, sui social network il comitato dei superstiti e le associazioni ambientaliste.

Tutti sono curiosi di sapere perché il piano di sviluppo energetico voluti dai Comuni di Erto e Casso e Longarone e contestato da decine di persone, sia sospeso.

Nel 2011 sembrava che i lavori di costruzione dell’impianto, posto letteralmente ai piedi della diga del Vajont, dovessero iniziare di lì a pochissimo. Si vociferava di un cantiere pronto a partire nel giro di alcune settimane. In realtà poi la questione si è raffreddata sino a non parlarne più.

Dall’ex sindaco di Erto e Casso, Italo Filippin, all’associazione Tina Merlin, in tanti si sono opposti all’idea in quanto utilizzerebbe l’acqua del bacino del Vajont. Per evitare che il lago, bloccato dalla frana del 9 ottobre 196, crescesse a dismisura e allagasse la valle, è stato scavato un by pass che scarica sul Piave. Dal coronamento della diga si vede un’enorme cascata uscire dal ventre della montagna. È proprio questo il “salto” che verrebbe sfruttato dalla centralina.

Il motivo della contestazione è chiaro. «Non pare morale usare per scopi di lucro l’acqua che ha ucciso duemila persone» ha spiegato Filippin, commissario del paese all’indomani della tragedia e guida naturalistica. «Del resto si vorrebbe impiegare l’invaso proprio per fare elettricità, cioè il fine per cui è stato realizzato negli anni Sessanta. Da qualche anno non si cita più il progetto ma noi stiamo in guardia.

Non vogliamo quell’impianto e lo denunceremo anche all’Unione europea e all’Unesco, che tutela questi luoghi». Fabiano Filippin