Tredici agenzie federali Usa smentiscono Trump sui cambiamenti climatici

Dal Corriere delle Alpi del 9 agosto 2017

Tredici agenzie federali Usa smentiscono Trump e ora temono la sua censura
«Il caldo record è colpa dell’uomo»

NEW YORK  Quando due giorni fa un’importante relazione sui cambiamenti climatici ha raggiunto segretamente la sede del New York Times, l’Italia e parti dell’Europa erano ancora nella morsa di un caldo torrido e alcuni Stati dell’Ovest americano, come l’Oregon e Washington, stavano facendo i conti con temperature estreme che non avevano mai sperimentato prima.Il clima sembra impazzito ma l’amministrazione Trump insiste nel dire che non ci sono prove scientifiche che i cambiamenti climatici siano provocati dal comportamento degli esseri umani. Ma la relazione giunta segretamente al quotidiano di New York, afferma il contrario.

È per questo che alcune delle agenzie governative che l’hanno compilata hanno voluto farla pervenire d’urgenza al New York Times per il timore di un intervento di censura della Casa Bianca. La relazione, che riguarda la situazione climatica negli Stati Uniti, si intitola Valutazione Nazionale sul Clima 2018 e non è ancora nella sua versione definitiva. Le conclusioni non sorprendono: la temperatura media negli Stati Uniti in questo secolo è destinata ad aumentare di un terzo di grado anche se, con effetto immediato, la popolazione americana smettesse di produrre gas nocivi per l’ambiente che contribuiscono all’effetto-serra. Una variazione impercettibile ma che a livello pratico porta cambiamenti enormi, dall’aumento del livello degli oceani all’intensificazione delle piogge alla disintegrazione delle barriere coralline.

In particolare la relazione sottolinea che dal 1980 a oggi negli Stati Uniti c’è stata un’allarmante impennata delle temperature medie e negli ultimi decenni le temperature hanno superato ogni record degli ultimi 1.500 anni. Emerge anche che la piovosità nel ventesimo secolo è aumentata del 4% e proietta che le temperature medie continueranno ad aumentare fino a che gli attuali record “diventeranno la norma”. Niente di nuovo per chi già crede che gli esseri umani stiano giocando pericolosamente con il clima. Ma questa volta sono gli scienziati che rappresentano tredici agenzie governative Usa a trovarsi d’accordo nel far scattare il campanello d’allarme.

Quello che è preoccupante è l’atteggiamento della Casa Bianca. Trump ha una posizione così morbida per quanto riguarda la responsabilità ambientale delle grandi industrie, da aver scelto Scott Pruitt a capo dell’Epa (Environmental Protection Agency) che è l’ente federale di Washington che coordina le politiche ambientali. E Pruitt, prima di entrare a far parte del governo Trump, era attivamente impegnato a fare causa all’Epa, cioè a distruggere lo stesso ente che ora dirige.Non c’è ancora stata alcuna reazione ufficiale da parte della Casa Bianca, prevedibilmente furibonda per essere stata presa in contropiede pochi giorni dopo avere confermato l’abbandono degli accordi di Parigi sul clima. Venerdì scorso infatti l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Hailey, aveva inviato una lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite informandolo ufficialmente che gli Stati Uniti si sarebbero avvalsi del loro diritto di rescindere l’accordo adottato a Parigi il 12 dicembre 2015.

Andrea Visconti