Tagliamento, lettera aperta a Mario Tozzi

FriuliSera – 22 marzo 2019

Lettera aperta di Franceschino Barazzutti a Mario Tozzi sul Tagliamento

Vi giro con l’intento che anche voi vogliate aiutare il Tagliamento e il Lago di Cavazzo o
Tre Comuni. Grazie. Si apre così il messaggio alla stampa lanciato da Franceschino
Barazzutti che ha postato una lettera a Mario Tozzi geologo, divulgatore scientifico e
saggista italiano personaggio noto anche come autore e uomo di televisione.

“Egregio dott. Tozzi,
Le scrivo anche a nome di altri Comitati che si occupano della difesa dei corsi d’acqua della
montagna friulana. Personalmente mi occupo del tema “acqua” nel Friuli montano (e non solo) da
una vita, ciò anche in relazione alle cariche istituzionali che ho ricoperto (sindaco di Cavazzo
Carnico dal 1977 al 1995, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, presidente del Consorzio
del Bacino Imbrifero Montano del Tagliamento).
Ho visto la Sua trasmissione “Sapiens” del 16 c.m., e nel ringraziarla per avere portato alla ribalta televisiva il nostro fiume, volevo condividere con Lei alcune considerazioni:
il Tagliamento, come giustamente osservato, si estende dal Passo della Mauria al mare di Lignano;
è un unico corpo e come tale andrebbe descritto e analizzato;
nella Sua trasmissione è stato considerato solo un suo breve tratto mediano, quello “buono”, dove
ancora i suoi rami si intrecciano grazie principalmente alla portata dello scarico del Lago di
Cavazzo, naturale sino agli anni ’50, ora sconvolto – purtroppo e inutilmente! – dallo scarico della centrale idroelettrica di Somplago; questa è alimentata, attraverso un percorso in gallerie di circa 80 km, da acque gelide e torbide dei corsi d’acqua della Carnia centrale ed occidentale,
Tagliamento compreso, acque portatrici di limo e fango, che hanno creato grossi problemi
ambientali, come mostrato da diversi studi, compreso quello recente dei suoi colleghi dell’ISMAR-
CNR di Bologna;
nella trasmissione non c’è traccia del fiume a monte del tratto da Lei considerato, sebbene da lì
alla sorgente il corso sia molto, molto lungo, interessante e problematico. Risalendo dal tratto
mediano troviamo il Tagliamento sofferente, poi il Tagliamento morente ed infine il Tagliamento
che non c’è più, in un alveo desertificato, in quanto alle acque è stato imposto un percorso
“idroelettrico” che sfocia nel Lago di Cavazzo o Tre Comuni. Questo lunghissimo corso avrebbe
meritato attenzione, anche alla luce di quanto (giustamente) da Lei ha illustrato nella trasmissione rispetto alla criticità degli interventi antropici; se avesse fatto questo, avrebbe potuto notare ben 32 captazioni, tre dighe e sbarramenti idroelettrici che hanno sconvolto completamente e in poco tempo l’equilibrio naturale e il rapporto tra il fiume e il territorio, del quale, come Lei sottolinea in analogia al corpo umano, rappresenta l’ “arteria principale”. Nella trasmissione Lei afferma che il problema sono le “grandi dighe” non i piccoli impianti, veicolando un messaggio a nostro avviso discutibile: dipende molto dalla quantità e dall’impatto di questi “piccoli” impianti; il tema qui da noi sarebbe stabilire un limite di sopravvivenza, del quale i gestori (forse comprensibilmente) e gli amministratori (molto meno comprensibilmente), con qualche rara eccezione, non si curano troppo. E così si dà il permesso per, non “qualche centralina di troppo” – come Lei ha dichiarato al Messaggero Veneto – ma per ben due centralone come quelle di Ampezzo e di Somplago (turbina 66 mc/sec) ed un’inflazione di centraline diffuse, con l’assalto agli ultimi ruscelli in quota, creando un deserto, ambientale e culturale, facendo prevalere una logica predatoria del territorio che allontana le persone dalla Natura; abbiamo senz’altro percepito nella trasmissione la buona intenzione di dare un’immagine positiva, esemplare del Tagliamento, ma per questo avremmo ritenuto utile mettere il “dito” nelle “molte piaghe” che nessuno vuole curare; crediamo che il suo messaggio sarebbe stato ancora più efficace in questo modo, e sarebbe stato molto apprezzato dalle popolazioni locali che non si sono riconosciute nella sua narrazione, perché da decenni si battono contro l’indiscriminato sfruttamento del fiume e dei suoi affluenti.
Egregio dott. Tozzi, mi sono permesso d’inviarLe queste righe poiché apprezzo il Suo lavoro di
educazione ambientale, in un Paese refrattario a questi temi come il nostro, e gradirei che Lei
considerasse queste mie osservazioni un contributo collaborativo. Mi farebbe piacere che Lei
volgesse la Sua attenzione anche al tratto montano del Tagliamento, e discutesse come da errori
del passato possiamo e dobbiamo affrancarci, con una trasmissione o magari realizzando un
documentario.Per questo La invito a venire da noi a parlarne. Di persone che si sono interessate, s’interessano e continueranno ad interessarsi del Tagliamento ce ne sono tante nella parte montana del suo corso, e sarebbero tutti felici di incontraLa. Ci sono anche suoi colleghi geologi del CNR che sono sicuro sarebbero felici di condividere con Lei le osservazioni interessanti che ogni tanto ci propongono anche in assemblee pubbliche”.
Nell’augurarLe buon lavoro Le porgo distinti Saluti”.
dott. Franceschino Barazzutti, presidente del Comitato Tutela Acque del Bacino Montano del
Tagliamento, Tolmezzo

Sottoscrivono:
Valentino Rabassi per il “Comitato difesa e valorizzazione del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni,
Val del Lago (Bordano, Cavazzo Carnico, Trasaghis);
Antonino Galassi per il “Comitato Acqua Libera”, Paluzza;
Hans Puntel per il “Comitato Carnia in Movimento”, Valle del torrente But;
Claudio Polano per il “Comitato Forra del torrente Leale”, Gemona del Friuli;
Paolo Querini per il “Comitato Val Degano”, Ovaro;
Simone Petris per il “Comitato Interregionale Per Altre Strade Dolomiti”, Sezione Carnia, Alta Val
Tagliamento, Ampezzo;
Marco Lepre presidente del Circolo Legambiente della Carnia, Canal del Ferro, Valcanale;
Anna Micelli, portavoce del Comitato centralina Resia 2 Ponte Rop, Val Resia, Resia.

 

Iacop da Forni di Sopra: «Tagliamento da valorizzare per dare slancio al turismo montano»

«Le caratteristiche ambientali e le potenzialità turistiche del fiume Tagliamento vanno
riconsiderate. Ferma restando l’importanza di questioni legate alla sicurezza idrica,
crediamo vada valorizzata questa ricchezza legata all’acqua, che può dare uno slancio
a tutto il territorio anche dal punto di visto di sostenibilità ambientale e promozione
della nostra montagna».

 

Studio Nord news – 23 Marzo 2019

A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Franco Iacop nella Giornata mondiale sull’acqua e
a margine della seconda ricognizione dei poli turistici regionali che il gruppo consiliare del Pd ha avviato nelle scorse settimane. Dopo la visita al comprensorio dello Zoncolan, nei giorni scorsi, oggetto della visita dei consiglieri è stato il polo di Forni di Sopra. «Il Fvg è ricchissimo d’acqua e il Tagliamento è riconosciuto per la sua unicità, per le sue caratteristiche morfologiche e per la salubrità della sua acqua. Lo ha ricordato il geologo Mario Tozzi durante una trasmissione televisiva andata in onda sulla Rai nei giorni scorsi. Il paragone è sul piano europeo e messo a confronti con altri corsi d’acqua il Tagliamento diventa un esempio», sostiene Iacop che ha affrontato con gli altri consiglieri Pd una considerazione in chiave turistica del corso d’acqua che attraversa da nord a sud la regione.
«Nell’ottica di trasformare i poli turistici invernali in poli turistici montani,affinché il cambiamento non sia meramente nominale, è necessario sviluppare elementi di attrattività delle montagna in ogni stagione. Il Tagliamento può essere n viatico eccezionale: si pensi alla ricchezza di una dimensione ambientale rimasta integra, di paesaggi immersi nella natura visitabili da turisti con mezzi a impatto zero come le e-bike. Questo necessita ovviamente di un ragionamento a monte, di una rete che sia capace di supportare e dare servizi ai turisti. In questo senso – conclude Iacop – rivolgiamo un appello alla Giunta affinché valorizzi queste risorse che possano rendere tangibile il patrimonio naturalistico del Fvg e del territorio montano. In questo senso la Regione istituisca dei tutor che aiutino a formare il personale che si occuperà della promozione per aiutare i poli montani a sviluppare le proprie vocazioni».