«Stop agli incentivi», presentazione dossier Centraline a Pieve di Cadore

Dal Corriere delle Alpi del 12 marzo 2017

Pieve: presentato un dossier
«Stop agli incentivi per limitare il sorgere delle centraline»

PIEVE DI CADORE. «L’unica azione possibile per limitare il prolificare delle centraline sui corsi d’acqua bellunesi», ha affermato l’ingegner Sommvilla, dell’associazione “Acqua bene comune”, «è quella di fare togliere gli incentivi che in questi anni hanno comportato una spesa per i cittadini e uno straordinario mezzo di speculazione per i progettisti».

Si è svolta in Magnifica la presentazione del dossier “Centraline: come distruggere l’ambiente per mettere le mani sul pubblico denaro”. In apertura, il responsabile del presidio di Libera Cadore, Piermario Fop, ha presentato un ordine del giorno sulle penetrazioni mafiose e sulla “giornata della legalità” che si terrà il 21 marzo. «Il concetto di idroelettrico evoca nell’immaginario di molti cittadini la rassicurante idea di sostenibilità ambientale», ha affermato nel suo intervento Giovanna Deppi, «e il ragionamento, considerato che l’energia idroelettrica è rinnovabile e, pertanto, verde e sostenibile, trova la strada aperta anche tra gli ambientalisti. In realtà», ha aggiunto, «a chi, negli ultimi anni, ha voluto approfondire il tema, dedicandovi il proprio tempo e le proprie energie, appaiono evidenti molte contraddizioni, la prima delle quali dimostra che non è più così, perché anche questo tipo di energia è “maturo”, ovvero ambientalmente non più sostenibile».

Il contenuto del documento-dossier ha stupito i presenti perché le molte verità nascoste dietro la retorica della sostenibilità ecologica e dello sviluppo, hanno fatto emergere una realtà fatta di enormi interessi economici che stanno dietro il lucroso affare delle centraline; il tutto con particolare attenzione a quanto succede nel Bellunese, dove la Provincia si trova spesso a dover approvare concessioni nelle quali non crede. E l’apporto energetico delle centraline realizzate è irrisorio in confronto
ai danni ambientali causati.

«È ormai dimostrato che, in assenza degli incentivi governativi, nessuno costruirebbe più nuovi impianti, perché sarebbero antieconomici. Oggi», ha concluso Sommavilla, «dobbiamo quindi aprire gli occhi e farli aprire anche alle istituzioni».

(v.d.)