Stop agli incentivi idroelettrici. Pronto un decreto del M5S

Dal Corriere delle Alpi del 15 settembre-

 

Potrebbe essere la svolta per chi da anni lotta contro il proliferare di centraline
De Pellegrin: «Se così fosse i torrenti della Val di Zoldo sarebbero salvi»
Stop agli incentivi idroelettrici Pronto un decreto del M5S

Belluno – Stop allo sfruttamento idroelettrico? Potrebbe essere la volta buona. Gli incentivi statali sono stati accusati di essere la causa del proliferare di richieste di derivazione d’acqua pubblica a uso idroelettrico.
Ma ora sembra che la musica stia cambiando. Almeno questo emerge dalla bozza del nuovo decreto sulle energie rinnovabili predisposta dal ministero dello Sviluppo economico di concerto con il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Un testo che introduce norme più restrittive per le centraline e che, soprattutto, riduce il contingente idroelettrico incentivato a 70 mw (anziché 140) in sette bandi dal 2019 al 2021.

Il nuovo decreto predisposto dall’entourage del ministro Sergio Costa (5 Stelle) è in queste settimane all’esame dei portatori d’inte

resse e poi continuerà il suo iter per l’approvazione. «Se quella attuale, come auspico, dovesse essere la linea che il ministero porterà all’approvazione», sottolinea Camillo De Pellegrin, sindaco del Comune di Val di Zoldo, sempre in prima linea contro lo sfruttamento idroelettrico del territorio, «tutti gli impianti con condotta, anche se già autorizzati, non dovrebbero ricevere alcun incentivo. Non solo: si dirà stop agli incentivi anche per i progetti che erano nel registro idonei, ma che non rientravano nel contingente di 80 mw previsto nel 2016».

Facendo qualche numero, gli impianti iscritti a registro come idonei due anni fa erano 424 – di cui 23 in provincia di Belluno – per una potenza complessiva di 156,626 mw. «Di questi 424 impianti, soltanto 32, per una potenza complessiva di 11,2 mw, rispettano quanto previsto dalla nuova legge».Ma quali sono le caratteristiche costruttive stabilite dal decreto? «Il testo apporta delle importanti variazioni, che ritengo molto significative, rispetto al decreto dell’ex ministro Calenda», aggiunge De Pellegrin, «Nello specifico, per evitare le procedure d’infrazione europee assegna l’incentivo (tariffa invariata rispetto alla bozza di Calenda) solo a quegli impianti che dispongano dei titoli abilitativi alla costruzione e all’esercizio, compresi i titoli concessori, ove previsti, e il preventivo di connessione alla rete elettrica accettato in via definitiva». Proprio quest’ultima novità va nella direzione di salvaguardare i territori sino a oggi non risparmiati dallo sfruttamento incontrollato. Gli impianti di nuova costruzione, se realizzati su canali artificiali o condotte esistenti, non dovranno avere incrementi né di portata derivata dal corpo idrico naturale, né del periodo in cui ha luogo il prelievo.

Quelli che utilizzano salti su briglie o traverse esistenti non devono prevedere sottensione di alveo naturale o sottrazione di risorsa.«Attenzione però», avverte De Pellegrin, «bisogna evitare che pressioni politiche o di altro genere possano indurre una modifica dell’impianto normativo. Basterebbe infatti la variazione di un solo comma per aprire le porte a nuove domande e l’autorizzazione delle molte in attesa. Siamo a una svolta significativa e finalmente emerge la volontà di bloccare speculazioni ambientali. Se questo fosse l’esito finale, in Val di Zoldo nessun impianto di quelli presentati potrà essere autorizzato a godere degli incentivi».

Martina Reolon