Sindaco Vendramini, no alle centraline “manderemo il conto del tempo perso”

Dal Corriere delle Alpi 10 ago 2018 –

Sindaco arrabbiato, no alle centraline. “Manderemo il conto del tempo perso”

Paolo Vendramini ha chiesto ieri alle ditte coinvolte “di ritirare i progetti per motivi morali, ambientali e tecnici”

PONTE NELLE ALPI Il ritiro immediato dei progetti, prima ancora di procedere con la loro presentazione. Lo ha chiesto il sindaco pontalpino Paolo Vendramini, in apertura della riunione tecnica, seguita dal sopralluogo, che si è tenuta ieri in municipio. Attorno al tavolo si sono seduti, insieme a Comune, Provincia, Arpav ed Enel, i progettisti della ditta Eneralt Srl e della concorrente Laut Srl di Padova, le due ditte che vorrebbero costruire una centralina idroelettrica a Cadola, lungo la scogliera sul Piave, sotto il ponte ferroviario.

Entrambe le richieste sono state presentate a inizio 2017. «Vi chiedo di rinunciare a illustrare i vostri piani già da subito, per motivi morali, ambientali e tecnici», ha chiesto Vendramini, annunciando che manderà alle ditte «il conto delle ore che il personale dell’ufficio tecnico ha dovuto spendere per studiare i progetti, sottraendo tempo ad altre impegnative attività comunali».

L’altoatesina Eneralt intende costruire una centralina di 249,23 kw, la padovana Laut di 439,70 kw. Lo scorso 25 luglio la giunta comunale ha approvato e fatto avere alla Provincia una lunga serie di osservazioni, in cui sono elencate le incompatibilità di tipo urbanistico, idraulico, ambientale e paesaggistico contenute nei due progetti. Il fermo “no” alla realizzazione degli impianti è stato ribadito ieri mattina, non solo dall’amministrazione, ma anche da Acqua Bene Comune, Italia Nostra, Wwf Terre del Piave di Belluno e Treviso.«Ci sarà una vasca a cielo aperto (10×16 metri, profondità di scavo 6 m) con muri laterali in calcestruzzo», ha spiegato Nicola d’Este, uno dei progettisti dello Studio Zollet, che si è occupato delle centraline idroelettriche pensate da Eneralt e Reggelbergbau.

«Nella vasca verrà posizionata una turbina. Accanto una scala per la risalita dei pesci e un canale sghiaiatore per far defluire il materiale che dovesse accumularsi a monte». L’impianto della Laut, presentato dal progettista Alberto Voltolina, è molto simile, cambiano potenza e portata, che sono più elevate.
Tra le tante criticità sollevate dal Comune ce n’è una che preoccupa in modo particolare: «Non risultano valutate le problematiche che derivano dai flussi d’acqua in corrispondenza della confluenza critica del torrente Rai, affluente del Piave in sinistra orografica», ha detto Sergio Deon, responsabile dell’ufficio tecnico.
Dal punto di vista urbanistico, gli interventi ricadono in area non idonea per la fragilità di natura geologica, ma non solo: in base al Pat, per ogni trasformazione urbanistica deve essere effettuata una valutazione del comportamento idraulico in assenza e presenza delle opere previste.

L’intervento è inoltre direttamente connesso con il Sic Fontane di Nogarè e può avere ripercussioni anche nelle aree della Rete Natura 2000 in comune di Ponte (Lago di S. Croce, Parco Nazionale).

Martina Reolon– BY NC ND

chi si oppone
Gli ambientalisti contro «È una speculazione consentita dalla legge»

PONTE NELLE ALPI All’area sotto il ponte ferroviario si accede tramite una strada silvo-pastorale lunga circa 2 chilometri, che parte da via Roma e attraversa terreni privati, pubblici e del demanio idrico.«Trattandosi appunto di una strada secondaria, che si sviluppa in un contesto naturalistico vincolato, l’impatto ambientale non può che essere elevato», hanno evidenziato Vendramini e Deon. «Per permettere il passaggio dei mezzi pesanti, oltre 230 quelli stimati dal progettista, necessita di essere adeguata. In più verrebbe generato un volume di traffico notevole, che rischierebbe di interessare anche via degli Zattieri».

Le opere in progetto andrebbero poi a deturpare un’area su cui il Comune, come inserito nel Pat, vuole investire per ampliare il circuito delle ciclabili.«Non capisco il senso di questi impianti», ha commentato Piero Sommavilla di Acqua Bene Comune. «La produzione energetica è praticamente nulla e ci vorrebbero 2 milioni di centraline come questa per soddisfare il fabbisogno energetico. Basterebbe che ci fosse sincerità e le ditte dicessero apertamente che questi impianti sono una speculazione consentita dalla legge, che noi cittadini paghiamo di tasca nostra».

Sulla stessa linea Luigina Malvestio e Giovanna Ceiner, presidente di Italia Nostra: «Questi progetti sono un insulto ad ambiente e paesaggio, offendono il nostro fiume e vanificano interventi di miglioramento e riqualificazione». «Bisogna dire basta agli incentivi statali», ha fatto eco Lucia Ruffato del Wwf. «L’acqua è un bene pubblico, va rispettata». –M.R.