Sindaco di S. Stefano: «Il Piave, un bancomat dei privati»

Dal Corriere delle Alpi del 10 maggio 2017

Il sindaco Buzzo lancia l’allarme: «Da noi 13 richieste per concessioni idriche»

«Il Piave, un bancomat dei privati»

SANTO STEFANO DI CADORE Il Piave? Un bancomat per privati sempre più ingordi. Grido d’allarme di Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano e presidente dell’Unione montana. «In una manciata di chilometri nel comune di Santo Stefano di Cadore alcune ditte private hanno presentato ben 13 richieste di concessioni a derivare per la realizzazione di 11 centraline idroelettriche, in poche parole: ogni briglia una centralina».

Buzzo dichiara guerra. Con lei gran parte della popolazione, che oggi sarebbe scesa in campo, pardon sulle rive del Piave, se fosse stato confermato il sopralluogo. «È davvero un assalto al fiume sacro» sottolinea, evocando il pellegrinaggio degli alpini, solo sabato scorso. «Adesso che in Provincia di Belluno sono state presentate tutte le domande possibili ed immaginabili per realizzare impianti con lunghe condotte sui tratti ancora liberi del Piave e sui suoi affluenti (200 in pochi anni), gli spazi disponibili per questo tipo di interventi sono praticamente esauriti. Ecco allora che la speculazione idroelettrica sul Piave si sposta sulle sue briglie». Speculazione: proprio così la chiama Buzzo.

L’amministrazione comunale di Santo Stefano di Cadore ha deciso di opporsi «fortemente e duramente» a quello che viene considerato l’ «ennesimo scempio che si vuole infliggere al territorio ed ai suoi abitanti, ed assieme all’Amministrazione si oppongono i suoi cittadini». In questo tratto il Piave non gode di uno stato di salute buono. In un territorio a vocazione turistica ben altra immagine dovrebbe essere offerta – secondo il sindaco – da quella del fiume Sacro alla Patria trasformato in un bancomat ad uso e consumo di pochi investitori privati. L’amministrazione municipale chiede con forza che tutte le richieste di concessione a derivare vengano respinte e comunque sottoposte all’esame completo di Valutazione di Impatto Ambientale. Ricorda, inoltre, come 11 centraline in un così breve

tratto di corso d’acqua «è un qualcosa di aberrante che fino ad ora mai si era visto». Per il sindaco, è chiaro che se venissero realizzati gli impianti programmati, «il fatto assumerebbe ed avrebbe anche un avallo politico, di quella politica che non rispetta e tutela i territori marginali e li considera buoni per realizzare le “porcherie” che magari altrove, per evidenti motivi elettorali, non si possono realizzare». L’amministrazione Buzzo chiede pertanto alle forze politiche una seria riflessione sullo stato di salute delle “nostre” acque. «Dopo essersi opposta in tutte le sedi competenti l’Amministrazione comunale di Santo Stefano di Cadore intende ora intraprendere tutte le azioni possibili per “salvare” il fiume Piave e garantirgli lunga vita», conclude Buzzo.

Francesco Dal Mas