Siccità, si scatena la guerra dell’acqua

Dal Corriere delle Alpi del 25 luglio 2107

Scontro a Roma tra istituzioni: oggi tutti dalla Raggi per evitare il razionamento. Il Vaticano chiude le fontane
Siccità, si scatena la guerra dell’acqua

ROMA L’ora “x” dell’acqua razionata a Roma scatterà venerdì e se non si troveranno soluzioni alternative, la guerra dell’acqua la pagheranno i cittadini. In piena emergenza e fenomeni di siccità straordinari, Regione Lazio e Acea (la multi utility della capitale che gestisce i servizi idrici) si fronteggiano a colpi di comunicati. Il rischio che l’emergenza sia strumentalizzata politicamente è alto e per evitarlo oggi in Campidoglio ci sarà un faccia a faccia, con il Comune che cercherà di mediare. Il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, conferma che il lago di Bracciano è a rischio e «la sospensione della captazione d’acqua per Roma non è stata una scelta ma un obbligo, e un livello troppo basso può generare una catastrofe ambientale».

Sul fronte scientifico, il pericolo è confermato anche dagli esperti del Cnr e le previsioni drammatiche sarebbero non solo per il lago laziale ma anche per altri siti nel resto d’Italia, dove la mancanza d’acqua sta compromettendo interi settori in agricoltura. Gravissima la situazione in Emilia Romagna e in Veneto e finora sono dieci le regioni intenzionate a chiedere al governo lo stato di calamità nazionale per i danni subiti alle coltivazioni. L’Italia aspetta la pioggia, che in diverse zone del centro nord è pure arrivata, ma non servirà ad allentare la morsa in una delle stagioni più secche degli ultimi vent’anni. Mentre le associazioni di categoria degli agricoltori contano i danni, a Roma la polemica sulla minaccia dei razionamenti non accenna a placarsi.

Tra Regione e Acea prova a mediare la sindaca Virginia Raggi che dopo un giro di telefonate ha convocato per questa mattina in Campidoglio un tavolo con i due soggetti con l’obiettivo di evitare decisioni
estreme. «Bisogna trovare delle risorse e delle soluzioni concrete immediatamente, nel breve, medio e lungo periodo» ha detto la sindaca che considera «inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani rimangano senz’acqua». Virginia Raggi ricorda tuttavia che all’indomani del cambio dei vertici di Acea, è stato avviato immediatamente un investimento sulle reti e contemporaneamente ridotto il prelievo dal lago di Bracciano. Un dato confermato anche dalla società partecipata dal Comune, ma proprio su questo punto è scattata la polemica con Zingaretti che considera «un’esagerazione quella di bloccare l’acqua a gran parte dei romani per otto ore, se è vero che il prelievo è stato ridotto fino all’8 per cento del totale delle erogazioni». Piccata la risposta di Acea che chiede alla Regione di trovare alternative e «illustrare il suo piano o procederemo con le rigide turnazioni già annunciate».

Sono già una ventina i comuni laziali a cui l’acqua viene razionata, prevalentemente nelle ore notturne, e tra pochi giorni senza valide soluzioni toccherà anche alla Capitale. Il Vaticano ha deciso di chiudere le fontane, persino quelle in piazza San Pietro e nei giardini Vaticani. Regione e Comune chiedono ad Acea di “pescare” da altre fonti per destinarle al fabbisogno ma per ora non sembra che ci siano risorse idriche naturali alternative per compensare la portata del lago di Bracciano. Oltre al vertice di oggi in Campidoglio, le gravi condizioni di approvvigionamento saranno al centro di una riunione dell’Osservatorio permanente sugli usi idrici dell’Appennino centrale, convocata per domani al ministero dell’Ambiente e a cui parteciperà anche il ministro Gian Luca Galletti.

L’emergenza di queste ultime settimane rimanda al tema delle dispersioni idriche, di nuovi invasi per aumentare la raccolta dell’acqua piovana e di un uso più consapevole della risorsa. Nella classifica negativa dei capoluoghi con le reti colabrodo, la capitale si piazza al trentasettesimo posto mentre Milano, con perdite sotto il 17 per cento, è tra le città meno sprecone.

Nicola Corda