Rischi idrogeologici, Italia fragile

Dal Corriere delle Alpi del 2 settembre 2018 –

Frane, alluvioni e allagamenti incombono su tre milioni di famiglie e quasi 83mila aziende
Il dossier di Confcooperative che lancia l’allarme: dal 1960 danni costati 240 miliardi di euro
Rischi idrogeologici, Italia fragile Ecco la mappa di pericoli e ferite in 5 punti

Un Paese che perde i pezzi e rischia sempre più di scivolare sul bagnato mettendo a repentaglio l’esistenza di persone, aziende e opere d’arte. Ecco l’allarme lanciato da Confcooperative, che ha rielaborato i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) contenuti nell’ultimo rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia”.

1 Sette milioni senz’ombrello – Tre milioni di famiglie, in oltre nove Comuni su 10, il 91% per l’esattezza, si trovano in aree a rischio idrogeologico. In pratica, il nostro Paese si scopre con un suolo sempre più fragile e sotto la minaccia frane, alluvioni, allagamenti e fenomeni meteo estremi. E nelle zone rosse, che in alcune Regioni raggiungono il 100% del territorio, vivono e lavorano circa 7 milioni di persone. I valori più elevati di popolazione a rischio si trovano in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. In nove Regioni ci sono il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico (Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria), mentre l’Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di Comuni a rischio tra il 90% e il 100%. Ancora: oltre un milione di persone vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più di 6 milioni in zone a pericolosità idraulica in caso di alluvioni. Secondo l’indagine, aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane (più 2,9% rispetto al 2015) e quella che potrebbe allagarsi nello scenario medio (+ 4%).

2 I rischi delle aziende – Le industrie e i servizi posizionati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono quasi 83mila, con oltre 217mila addetti esposti a rischio. Il numero maggiore di edifici a rischio si trova in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Al pericolo inondazione, sempre nello scenario medio, si trovano invece esposte 600mila unità locali di impresa (12,4% del totale) con oltre 2 milioni di addetti ai lavori, nelle regioni Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria dove il rischio è maggiore.

3 Opere d’arte in pericolo – A forte rischio anche il patrimonio culturale italiano. I dati dell’indagine individuano nelle aree franabili quasi 38mila beni culturali, dei quali oltre 11mila posizionati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40mila i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi. Tra questi più di 31mila si trovano in zone potenzialmente allagabili anche nello scenario a media probabilità. Per la salvaguardia dei Beni Culturali, è importante stimare il rischio anche per lo scenario meno probabile, tenuto conto che, in caso di evento, i danni prodotti al patrimonio culturale sarebbero inestimabili e irreversibili.

4 Il conto dei disastri – Il ministero dell’Ambiente calcola che dal 1960 a oggi i disastri idrogeologici hanno provocato al Paese danni per 240 miliardi di euro. Sempre per il dicastero, per mettere in sicurezza l’intero territorio nazionale occorrerebbero investimenti per 40 miliardi. «Nei primi 5 punti che il governo vuole mettere all’ordine del giorno sull’ambiente c’è di sicuro quello di fermare il consumo di suolo, rigenerare il patrimonio edilizio esistente, e introdurre bilancio ecologico comunale», spiega il sottosegretario all’Ambiente, Salvatore Micillo.

5 Le ferite in agricoltura -Coldiretti stima in 500 milioni di euro i danni provocati all’agricoltura dal maltempo nel 2018. Le anomalie climatiche che hanno decimato i raccolti, distrutto coltivazioni, abbattuto alberi e allagato aziende, denuncia l’ente, sono la conseguenza di uno sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole a vantaggio di abbandono e cementificazione. —

Michele Di Branco