Ricorso Rio Canedo, Zoldo: i motivi della bocciatura

Dal Corriere delle Alpi del 5 gennaio 2017

Motivo bocciatura rio Canedo, corr-alpi-05-01-017
Sulla concessione Regione e Autorità di bacino si rimpallano la responsabilità
ma per il tribunale superiore delle acque è irrilevante «chi dovesse tipizzarlo»

VAL DI ZOLDO. Ricorso tardivo? Assolutamente no. Energie Comuni, la società che ha progettato l’impianto idroelettrico sul Rio Canedo, ha provato a difendersi sostenendo che il ricorso dei sette cittadini avrebbe dovuto essere rigettato perché tardivo (avrebbero dovuto impugnare il Piano di gestione). Il Tribunale ha risposto scrivendo che invece i cittadini si sono mossi correttamente: «Hanno atteso l’adozione del provvedimento di concessione per proporre l’impugnativa», si legge nella sentenza. Anche questa una piccola ma grande vittoria per i ricorrenti, che per ottenere il progetto avevano dovuto fare un ricorso al Tar. «Non appena abbiamo sentito del progetto siamo andati in Regione a visionare la documentazione, ma non ci è stato concesso di fare una copia», racconta Franca Gobbo. «Allora abbiamo prima fatto ricorso al difensore civico, che ci ha dato ragione, ma neanche a questo punto lo Sportello unico del Demanio ci ha consegnato la documentazione. L’abbiamo avuta solo perché abbiamo fatto ricorso al Tar del Veneto, alla fine dle 2015». Una fatica doppia, per i cittadini, «ma ne è valsa la pena. L’avvocato che ci ha seguiti, Matteo Ceruti, ci ha confermato che con l’annullamento della concessione a derivare la società ha due alternative. Fare ricorso oppure ricominciare tutto daccapo, riprogettando l’impianto e previa tipizzazione del Rio Canedo. A questo punto ci auguriamo che questa vicenda sia finita qui».

VAL DI ZOLDO Il Rio Canedo non era stato tipizzato. E poco importa che dovesse occuparsene la Regione o l’Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione. Quella classificazione andava fatta, per individuare lo stato di qualità del corso d’acqua prima di rilasciare la concessione alla derivazione per scopi idroelettrici, che avrebbe anche potuto comprometterlo (anche no, ma senza tipizzazione è impossibile dirlo). Ci sono dei passaggi importanti nella sentenza con la quale il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha bocciato il progetto di centralina sul Rio Canedo, a Mareson, proposto da Energie Comuni. Società bellunese che vive in seno a Bim Infrastrutture e che si occupa di progettare e gestire impianti idroelettrici. A presentare il ricorso erano stati sette privati cittadini, che avevano tirato in causa la Regione (la quale nel 2014 aveva rilasciato la concessione a derivare), l’Autorità di bacino e Energie Comuni. La Regione si è difesa sostenendo che il provvedimento di concessione è stato rilasciato il 13 giugno 2014, prima dell’entrata in vigore del Piano di gestione (approvato il 23 aprile 2014 con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri ma pubblicato in Gazzetta ufficiale il 21 agosto 2014). Nel Piano di gestione si prevede la tipizzazione di tutti i corsi d’acqua il cui bacino idrico è superiore a 10 chilometri quadrati. Energie Comuni sosteneva che il Rio Canedo avesse un bacino inferiore ai 10 kmq, ma una nota dell’Arpav smentisce: è di 10,18 kmq. L’Autorità di bacino si è affrettata a sostenere, di fronte al Tribunale superiore delle acque pubbliche, che non spettava certo a lei fare la classificazione. La Regione, come detto, ha sostenuto che il Piano di gestione è entrato in vigore dopo il rilascio della concessione. Un rimpallo di responsabilità che il Tribunale chiude scrivendo che è «irrilevante il soggetto cui è imputabile la mancata tipizzazione del Rio Canedo». «Sebbene le tesi difensive siano condivisibili», si legge nella sentenza, «nondimeno ciò non incide sull’illegittimità della concessione di derivazione, in quanto viziata di per sè per la violazione del decreto ministeriale 131 del 2008». È a quel provvedimento che bisogna fare riferimento, dice il Tribunale. E quel decreto indica la necessità di tipizzare i corsi d’acqua il cui bacino è superiore a 10 kmq. Per il Rio Canedo la questione è ancora più rilevante, visto che al torrente è stata riconosciuta l’idoneità alla vita dei pesci.

Alessia Forzin

 

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