Provincia. Centraline, più tutele per i fiumi bellunesi

Dal Corriere delle Alpi del 27 settembre 2017

La Provincia vuole rendere più forti le matrici di rischio previste da un decreto ministeriale
Centraline, più tutele per i fiumi bellunesi

BELLUNO La qualità dei fiumi e torrenti bellunesi è elevata e la Provincia punta a mantenerla tale. L’atto di indirizzo votato ieri dal consiglio provinciale prevede che siano innalzati i livelli di tutela, al fine di evitare la realizzazione di nuovi impianti.

Entro il 31 dicembre, infatti, va data attuazione al decreto 29 della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e del mare del ministero dell’Ambiente. Questo decreto prevede linee guida per la valutazione ambientale preventiva delle domande di derivazione idrica, linee guida che considerano un valore la qualità ambientale dei corpi idrici.Il decreto è nato per rispondere ad una procedura di accertamento avviata dall’Europa, che si è mossa evidenziando l’eccessivo sfruttamento per scopi idroelettrici dei fiumi e dei torrenti italiani.

Per dare attuazione al decreto l’Autorità di Distretto delle Alpi Orientali ha istituito un tavolo di lavoro, al quale partecipano la Provincia di Belluno, le Province autonome di Trento e Bolzano e le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. In pratica la valutazione preventiva permette di determinare il rischio ambientale che si genererebbe se venisse costruito un impianto su un corso d’acqua. Per misurare questo impatto sono previsti una serie di indici, e viene rimessa alle Autorità distrettuali la definizione dei valori soglia oltre i quali non è possibile rilasciare una concessione, perché l’impatto sarebbe eccessivo e andrebbe a compromettere la qualità del corso d’acqua.

Quello che chiede la Provincia con l’atto di indirizzo votato ieri è che le matrici di rischio vengano rafforzate, per tutelare maggiormente i corpi idrici del Bellunese.«Il nostro reticolo idrografico si caratterizza per prevalenti aree di elevata e buona qualità», ha spiegato il consigliere con delega al demanio idrico, Pierluigi Svaluto Ferro. «In un reticolo di 778 km di rii, torrenti e fiumi, infatti, il 25,7% si trova in stato elevato, il 44,5% in stato buono e l’8,9% in stato sufficiente. Ma il 20,9% dei nostri corsi d’acqua non è stato ancora classificato». Non se ne conosce lo stato, e si vuole evitare che venga alterato.Per questo la Provincia ha deciso di confermare la validità delle matrici di rischio contenute nel decreto 29, richiedendo che vengano rafforzate portando il rischio ambientale da medio ad alto per le derivazioni nei corsi idrici in stato di qualità scarso o cattivo, e che venga limitata il più possibile l’evenienza che alle derivazioni venga assegnata una classe di rischio medio, che permetterebbe di rilasciare la concessione, pur a seguito di approfondimenti tecnici.

Si demanda inoltre ai rappresentanti nel Tavolo di lavoro di coinvolgere Regione e Arpav per un approccio metodologico unitario. «Giusta la valutazione degli impatti preventiva, ma è necessario che i sindaci possano dire la loro», ha evidenziato Jacopo Massaro. «I tecnici fanno valutazioni tecniche, bisogna porre la questione politica della gestione del territorio». (a.f.)