Provincia Belluno, perplessità sull’uso dei canoni idrici

Dal Corriere delle Alpi del 26 luglio 2107

Assemblea dei sindaci per approvare il bilancio preventivo della Provincia
Perplessità sull’uso dei canoni idrici

BELLUNO «I sindaci non possono “rischiare” e accollarsi le colpe delle scelte sbagliate dello Stato, il quale non assicura le risorse necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini. Ci vuole una presa di posizione forte da parte di tutti noi». È l’appello che Ennio Vigne, primo cittadino di Santa Giustina e presidente dell’Uncem Veneto, ha lanciato ieri nel corso dell’assemblea dei sindaci. Assemblea che era chiamata a votare ed esprimere il proprio parere sul bilancio di previsione 2017 della Provincia.

E Vigne, partendo dalla constatazione che l’impostazione del bilancio «non è corretta in quanto non tiene conto del fatto che lo Stato non rispetta i patti», ha optato per l’astensione. Lo stesso hanno fatto i sindaci Federico Dalla Torre (Sovramonte), Luca Strapazzon (Arsiè), Oscar Facchin (Tambre d’Alpago), Gianluca Dal Borgo (Chies), Domenico Belfi (Vodo di Cadore), Camillo De Pellegrin (Val di Zoldo), il vice sindaco Vanessa De Francesch (Alpago). Favorevole il voto degli altri 38 primi cittadini presenti (erano 46 in tutto), anche se non è mancata la discussione.

Le risorse del demanio idrico. Se Mario Manfreda, sindaco di Lozzo ha evidenziato come parte delle risorse dei canoni idrici (il gettito totale previsto per la Provincia nel 2017 ammonta a 15,5 milioni, ndr) sia utilizzata in modo improprio, Vigne è stato più drastico, sostenendo che «gli importi non utilizzati per la difesa del suolo (a quest’ultima vanno 6,6 milioni sul totale, ndr) rasentano l’illegittimità».«Lo Stato taglia le risorse e noi dobbiamo mettere la nostra responsabilità, anche penale. Non può funzionare così», ha aggiunto Vigne. «Certo, possiamo decidere di utilizzare i soldi del demanio idrico per l’edilizia scolastica e altri investimenti. Ma dobbiamo essere consapevoli che non dovrebbe essere così». Vigne ha anche invitato ad accogliere la provocazione del presidente Upi, Variati: chiudere le strade che mettono a rischio gli automobilisti e le scuole che non sono sicure perché mancano i trasferimenti statali. «Propongono di mettere in delibera che le risorse che arrivano da Roma sono insufficienti», ha evidenziato Paolo Perenzin, di Feltre, che ha anche fatto notare che il piano di interventi per la viabilità sia una soluzione tampone solo per quest’anno. «Siamo al limite. E bisogna metterlo per iscritto», ha fatto eco Mario De Bon, di Sospirolo. «Ringraziamo gli uffici per essere riusciti a far quadrare il bilancio. Di certo non era semplice», ha riflettuto Jacopo Massaro. «Bisogna però riportare la discussione all’interno del perimetro della sensatezza della finanza pubblica e far sentire la nostra voce con Anci, Regione e Governo. Pensiamo solo a un paradosso contenuto nel bilancio: i trasferimenti straordinari dello Stato alla Provincia ammontano a 16 milioni e 676 mila euro; dall’altro lato, però, c’è un prelievo forzoso di 23 milioni, in base alla legge 190/2014».Trasferimenti alle Unioni Montane. Sia Belfi che Dal Borgo hanno evidenziato come per questo 2017, nell’ambito dei proventi dei canoni del demanio idrico, non siano previsti trasferimenti alle Unioni Montane che, «su delega dei Comuni, svolgono importanti lavori sul fronte della manutenzione del territorio».

Serenella Bogana, presidente facente funzione della Provincia, ha risposto che «ottimisticamente, entro fine anno o inizio del prossimo, si potrà attivare un fondo, destinando alle Unioni una cifra tra un milione e un milione e mezzo di euro. «Parte dei fondi disposti per l’intervento a Cancia (4,080 milioni) saranno rimborsati dalla Regione, che a propria volta li riavrà dallo Stato», ha precisato. «Da questo ricaveremo le risorse per le Unioni Montane». Rinnovo degli organi provinciali. Parlando del referendum del 22 ottobre, Vigne ha evidenziato la necessità di arrivare a quella data «con una Provincia che abbia un presidente che sia eletto». «Questo per avere più forza», ha aggiunto. «Ma dobbiamo muoverci subito, convocato l’assemblea già la prossima settimana.

Entro il 21 agosto dobbiamo indicare il candidato presidente, per non rischiare di ritrovarci nella situazione in cui eravamo a gennaio. C’è poi bisogno di un consiglio che rappresenti il territorio e dia un’immagine unica».

Martina Reolon