Perenzin e Bonan: «Idrolelettrico non più sostenibile»

dal Corriere delle Alpi del 7 marzo 2015

Perenzin e Bonan: «Idrolelettrico non più sostenibile»
FELTRE Intervento pubblico o intervento privato cambia poco. Il dibattito sullo sfruttamento idroelettrico della nostra provincia va spostato sul tema della sostenibilità ambientale, paesaggistica e sociale che per il sindaco di Feltre, Paolo Perenzin e l’assessore all’ambiente, Valter Bonan non ci sono. Dunque il no all’installazione di nuove centraline lungo i nostri corsi d’acque è forte e totale. «Tra l’altro», affermano i due amministratori feltrini, «siamo di fronte a una dubbia legittimità procedurale e di controllo di molte delle concessioni richieste o che hanno ottenuto il via libera, sia che la gestione sia pubblica oppure privata». «Il problema delle grandi concessioni storiche (irrigue scadute da oltre un decennio, idroelettriche profittevoli solo per Enel e con irrisorie ricadute socioeconomiche locali) rischia di desertificare definitivamente la provincia di Belluno dei propri fiumi e torrenti», continuano Perenzin e Bonan, «cui si aggiunge la lotta sulle residue acque rimaste a scorrere nei propri alvei naturali sulle quali incombono a oggi 140 nuove richieste di derivazione». Il rischio è di fare parte del Patrimonio dell’umanità Unesco grazie a delle montagne modellate dall’acqua che di fatto diventa un corpo artificiale: «La vera emergenza è quindi quella di fermare questo scempio e soprattutto ridare trasparenza e legittimità ai processi autorizzativi che sono alla base delle concessioni con una serie di direttive sui siti non idonei all’idroelettrico. Norme spesso disattese e parzialmente applicate nelle procedure regionali. In questo percorso va inoltre esercitata la competenza propria della nostra Provincia nella gestione del demanio idrici a oggi impropriamente prorogata agli uffici regionali». Perenzin e Bonan prendono di mira anche la remuneratività di questi impianti: «Andrebbe fatta una analisi complessiva tenuto conto dei rilevanti costi economici e ambientali con incentivi che finiscono sulle bollette dei cittadini e con irrilevanti apporti produttivi energetici complessivi. Sul piano sociale, infine, meriterebbero di essere comparate, per risorse investite e impatti determinati, le ricadute occupazionali effettive nell’attività di riqualificazione e risparmio energetici con quelle di questo settore esclusivamente speculativo della risorsa ambientale e obsoleto nelle soluzioni tecnologiche attivate».