Norme più restrittive per le nuove centraline

Dal Corriere della Alpi del 18 dicembre 2015

Norme più restrittive per le nuove centraline
L’Autorità di bacino dei fiumi del Triveneto ha discusso del piano di gestione dei bacini delle Alpi orientali, la Regione ha fatto introdurre misure di tutela

BELLUNO. Una norma più restrittiva per nuove centraline idroelettriche. La Regione Veneto ha chiesto e ottenuto l’introduzione di una norma restrittiva per quanto riguarda nuove derivazione ad uso idroelettrico sui torrenti dei bacini idrografici delle Alpi orientali. L’annuncio è dell’assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo Gianpaolo Bottacin che ha partecipato ieri a Roma alla riunione del Comitato istituzionale dell’Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione e dell’Autorità di bacino del fiume Adige. L’autorità di bacino ha adottato, fra i punti all’ordine del giorno, il primo aggiornamento del piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali.
«Il testo in questione – spiega Bottacin – comprende anche le linee guida relative agli aspetti di tutela dei corpi idrici e sarà approvato in via definitiva entro febbraio. Ma come Regione del Veneto, presente in questo Comitato insieme ai rappresentanti di cinque ministeri, della Regione Friuli Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e Bolzano, abbiamo chiesto e ottenuto che nel testo adottato in via preliminare fossero introdotte misure che mettessero un freno al proliferare delle richieste di autorizzazione per nuove centraline idroelettriche».
Per preservare le caratteristiche di naturalità dei piccoli bacini montani e dei torrenti, la norma prevede in particolare che non siano ammesse nuove derivazioni ad uso idroelettrico e neppure varianti significative a impianti esistenti se il bacino sotteso all’opera di presa sia inferiore o uguale a 10 chilometri quadrati. Le Province autonome del Trentino Alto Adige hanno chiesto per il loro territorio la previsione di una soglia meno restrittiva (6 chilometri quadrati).
«Un ulteriore aspetto che abbiamo voluto evidenziato – aggiunge Bottacin – è che anche per le derivazioni ad uso idroelettrico esistenti o che saranno realizzate sarà comunque effettuato un monitoraggio dello stato di qualità ambientale delle acque, che deve restare inalterato. In caso contrario sarà disposto il graduale incremento delle portate di rilascio fino a conseguire il ripristino dello stato ambientale». Cioè se la qualità delle acque dovesse peggiorare, ne deve essere rilasciata di più.
Prima della approvazione definitiva dell’aggiornamento del piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali, verrà attivato (annuncia ancora l’assessore) un tavolo di lavoro con l’obiettivo di arrivare ad una uniformità di linee guida per la tutela dei corpi idrici di tutto il Nord Italia.