Non si tocchi il lago di Aiarnola

Dal Corriere delle Alpi del 25 febbraio 2015

Mauro Gant (coordinatore Bacino di pesca 1) replica al sindaco De Carlo
«Quel bacino non può rientrare in nessun progetto di collegamento sciistico»
«Il lago di Aiarnola non è una proprietà di Calalzo»

COMELICO SUPERIORE, Ciò che non riescono a fare gli ambientalisti, lo possono, invece, rospi, salamandre e tritoni. Vedere per credere. Il lago Aiarnola non si tocca. Non è nelle disponibilità del Comune di Calalzo, quindi non può essere inserito nell’ipotizzato collegamento tra Auronzo e Padola.

L’eventuale carosello sciistico deve tenersi alla larga da questo gioiello ambientale, che si trova ai piedi dell’omonimo monte, in faccia a Padola e a Danta. Lo precisa Mauro Gant, coordinatore della Concessione Bacino di pesca 1, per conto dell’Associazione Pescatori Comelico e Sappada, presieduta da Leonardo Piller, a pochi giorni dall’assemblea di Santo Stefano, domenica prossima, in cui saranno affrontati numerosi problemi, molto delicati, come quelli delle derivazioni idroelettriche, che proprio non piacciono ai numerosi appassionati di pesca.

L’associazione di Gant ha particolarmente a cuore i temi dell’ambiente. Anche se condivide le opportunità di sviluppo che passano per collegamenti come quello tra Passo Monte Croce e Valgrande o, in futuro, tra Auronzo e Padola. Gant mette però le mani avanti: per la salvaguardia di siti iperprotetti, come il lago Aiarnola, che – precisa – non rientra nelle disponibilità di nessuno, se non di chi lo deve tutelare. Il Comune di Calalzo ha invece la proprietà dell’omonima malga, poco distante, e dei boschi. Ma da quel bacino non può transitare nessuna pista, neppure alcun impianto di risalita. Nessun albero dei dintorni può essere sacriificato. «Il sito su cui insiste il bacino di origine glaciale», spiega Gant, «è istituito da decenni quale biotopo ospitante biodiversità significative e con caratteristiche zoo-fitogene sottoposte a ben precise prescrizioni di tutela. Non è quindi nelle correnti disponibilità del Comune di Calalzo, così come non lo è il rio Ajarnola che, nei pressi della casera, trae origine da florida risorgiva, purtroppo colpevolmente più volte manomessa con modificazioni strutturali di alveo e portata, prima di raggiungere ed attraversare da ovest ad est l’abitato di Padola».

Entrambi, bacino lacustre e torrente, fanno parte della rete di acque pubbliche assoggettate al demanio – ricorda ancora Gant – affidate per concessione esclusiva al Bacino di pesca 1 che provvede alla gestione, cura e protezione programmata, in divieto di pesca, controlli di qualità delle acque, riproduzione naturale di salmonidi e piccoli ciprinidi e tela del peculiare benthon residuo. Il lago si raggiunge percorrendo parte della carrareccia che conduce alla Casera Aiarnola, staccandosi dalla strada 532 per il passo del Zovo o di S. Antonio dopo poco meno di un paio di chilometri dal centro di Padola. Il piccolo lago, collocato a quota 1573 e con una superficie di circa 3.500 mq., ha forma allungata, a “boomerang”, e si alimenta sostanzialmente con alcune risorgive di fondo. L’Aiarnola, codificato come zona “N”, è dal 1994 in regime di protezione assoluta indicata come “ARB”, Area di riposo biologico. Vige quindi da oltre 20 anni il divieto di esercitarvi la pesca, di manometterne anche parzialmente la struttura e di derivarne volumi idrici. Vi resistono alcune specie anfibie come il rospo smeraldino (bufo viridis) e l’ ululone dal ventre rosso (bombina bombina), mentre si mantengono preponderanti le colonie autoctone di rospo comune (bufo bufo) e di rana verde (rana esculenta).

Francesco Dal Mas