«No alla centralina sull’orrido di Acquatona»

Dal Corriere delle Alpi del 12 settembre 2017

Grido d’allarme di “Peraltrestrade”: «A chiedere l’impianto è incredibilmente il Comune di Sappada»
«No alla centralina sull’orrido di Acquatona»

SAPPADA«La bellezza mozzafiato dell’orrido dell’Acquatona, lungo il Piave e a pochi chilometri dalle sorgenti, non basta a fermare il progetto di una centralina idroelettrica che ne porterebbe via l’acqua e il fascino, in cambio di poca energia» . È un grido d’allarme, quello lanciato dal Comitato “Peraltrestrade”, che coordina, in questa protesta, un sacco di associazioni (da Cipra al Wwf, da MW a Libera, Pas, Gruppo promotore Parco del Cadore, Comitato Abc Belluno, Italia Nostra, Ecoistituto). «A chiedere la realizzazione dell’impianto, incredibilmente, è lo stesso Comune di Sappada, che non sembra preoccuparsi delle ricadute negative per ambiente, paesaggio e turismo in uno dei luoghi più affascinanti della provincia di Belluno. Un gioiello raro, visto che “il fiume sacro alla Patria” , lungo 222 Km, è già quasi interamente artificializzato», protestano gli ambientalisti. Il progetto è datato, l’Amministrazione Piller Hoffer l’ha ereditato dai predecessori.

Il primo studio è del 1984. Nel 2012 l’ultimo aggiornamento. La portata massima dell’impianto è di 2006 litri al secondo, quella media di 963, il salto d’acqua di ben 104 metri. La presa della derivazione è a quota 1166, l’acqua viene restituita a quota 1062. La potenza media è di 989 kw, la producibilità stimata di 144 Kwh. Al Piave restano pochi chilometri di corso d’acqua ancora naturali, e sono proprio quelli che ricadono in questo Comune, fanno presente gli ambientalisti. Dalle sorgenti fino alla diga del Tudaio.Sappada ha già ottenuto l’autorizzazione per un’altra domanda di centralina in località Piani del Cristo, su un tratto di eleva qualità ambientale e naturalistica. ”

Peraltrestrade” ricorda che la domanda per la nuova centralina riprende quella del 1984, mai archiviata dalla Regione, «con un progetto più volte aggiornato ma sempre basato sulle stesse stime di portata obsolete risalenti al periodo tra il 1937 e il 1964» . Nel tratto che va da Sappada a Santo Stefano, sono ben 17 gli impianti idroelettrici esistenti o in fase di autorizzazione e almeno 4 i chilometri di fiume che rischiano di venire inghiottito da nuove condotte forzate. «Alle origini di tutto questo l’annoso problema degli incentivi al mini-idroelettrico, che continua a drogare il mercato delle rinnovabili, con alti costi ambientali a fronte di un contributo energetico poco significativo. Farw cassa a spese dell’ambiente è diventato un modo facile, anche se poco responsabile e ancor meno lungimirante, per far soldi (nel caso dei privati) o per rimpinguare le casse (nel caso dei Comuni), scaricandone i costi sulla collettività» .

( f.d.m.)