Mis, vendono la centralina aggirando il Fisco

Dal Corriere delle Alpi del  3 maggio 2015

Guardia di Finanza – l’operazione nella valle del Mis
Vendono la centralina aggirando il Fisco
Denunciati per elusione quattro soci di una società di Tambre e un loro consulente, sequestrati beni per 2,3 milioni di euro
di Marco Ceci

BELLUNO Prima avevano ottenuto la concessione dalla Regione per la realizzazione e l’esercizio di una centrale idroelettrica nella Valle del Mis, a Gosaldo, poi avevano costituito una società di scopo alla quale trasferire i “diritti”, infine avevano venduto tutte le quote di quest’ultima (con annessa concessione regionale) a una terza società, di Bergamo. Il tutto per evitare le (enormi) plusvalenze che la vendita avrebbe comportato e così eludere il Fisco, risparmiando indebitamente quasi 2 milioni di euro tra Ires/Irap e Iva.

Sono stati denunciati per il reato di “dichiarazione infedele” i quattro soci di una srl di Tambre che avevano ideato e portato a termine la complessa procedura di vendita, mentre un loro consulente fiscale è stato a sua volta denunciato per concorso nel medesimo reato. Un’operazione, quella conclusa a inizio settimana dal Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di finanza di Belluno, che ha portato al sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un totale di 2 milioni 370 mila euro (un milione 200 mila euro solo di conti correnti intestati ai quattro) a copertura delle imposte non pagate e delle sanzioni dovute allo Stato.

Giudicato estraneo ai fatti, invece, l’imprenditore bergamasco che ha acquistato la concessione e successivamente realizzato la centralino, attualmente in funzione grazie allo sfruttamento delle acque dei torrenti Gosalda e Nagher.

Una vicenda nata nel 2011 quando, con già in mano le necessarie autorizzazioni del Comune di Gosaldo, la società a responsabilità limitata di Tambre aveva depositato progetto e richiesta di concessione a Venezia, ottenendo il via libera dalla Regione. In quel momento è iniziata la vendita della concessione, ma con un grosso problema, evidentemente: la cessione tra la srl e la società bergamasca era stata concordata su un importo di circa 3,6 milioni di euro, il che avrebbe comportato una plusvalenza esorbitante. Con il Fisco che se ne sarebbe mangiata una buona fetta: quasi 1,8 milioni di euro (Iva compresa). Da qui la scelta di virare su una procedura (molto) più articolata per aggirare lo Stato, messa in atto con la consulenza di un consulente fiscale bellunese. La srl di Tambre ha creato una società di scopo, una società per azioni, alla quale ha fatto trasferire la concessione per la centrale idroelettrica in località California. Una sorta di “scatola vuota”: la nuova società aveva infatti la medesima sede e gli stessi soci della prima, quella di Tambre, ma non aveva dipendenti. I quattro soci hanno quindi vendute le loro singole quote all’imprenditore bergamasco. Operazione, questa si, più conveniente, tanto che le imposte pagate sull’operazione si erano aggirate su circa 70 mila euro.

Si è trattato, tecnicamente parlando, di un caso di “elusione fiscale” messa in atto, come precisato da una nota della Guardia fi finanza di Belluno, «sfruttando strumenti giuridici che se considerati singolarmente sarebbero leciti, e perciò molto più difficile da scoprire rispetto a un normale caso di evasione, ma ugualmente vietata dalla legge».

Le indagini dei finanzieri, coordinate dal pubblico ministero Roberta Gallego della Procura di Belluno, erano state avviate nel 2014, consentendo di rinvenire nella sede della società di Tambre una serie di e-mail e documenti, alcuni dei quali manoscritti. Tra questi ultimi anche un foglio che ha inchiodato i quattro soci e dove era chiaramente riportato il calcolo sulla differenza degli importi da pagare al Fisco tra la vendita “tradizionale” e quella messa poi in atto. L’attività delle Fiamme Gialle è proseguita fino ai giorni scorsi nei confronti dei quattro soci, con il sequestro preventivo emesso dal Gip di Belluno, a copertura delle imposte e delle sanzioni dovute allo Stato, per un importo totale di 2 milioni 370 mila euro tra beni mobili (circa 1,2 milioni in conti correnti, più quote e compartecipazioni in altre società) e immobili: in tutto 12 abitazioni, tra cui due ville (tutte in territorio bellunese), sei dei quali direttamente intestati ai quattro soci, gli altri sei cointestati ad altre persone, estranee ai fatti.
Sindaco e comitati concordi
Ci sono soggetti specializzati nel commercio di concessioni

Corrado Campedel punta il dito sulle amministrazioni che si accontentano delle briciole rispetto agli importi che circolano nel mercato delle licenze regionali

GOSALDO «Che ci siano società specializzate nell’ottenere e poi rivendere le concessioni per le centraline elettriche non è una mia opinione ma, credo, un dato di fatto».

Pensiero e parole del sindaco di Gosaldo, Giocondo Dalle Feste che, pur precisando «di riservarmi commenti più specifici sulla vicenda in questione quando e se sarò informato più dettagliatamente», non manca di ricordare che il mercato delle concessioni è noto da tempo. E sotto gli occhi di tutti. «Ci sono soggetti che preparano i progetti e l’iter amministrativo per ottenere le concessioni dalla regione e poi, una volte ottenute, le vendono.

Guadagnandoci, ovviamente. Che poi siano attività lecite o illecite non è certo compito mio stabilirlo. Se la centralina in questione dovesse essere effettivamente quella sul Gosalda, comunque, per noi non cambierebbe nulla. Anche perchè chi ha costruito quella struttura, comprando la concessione, si è dimostrato negli anni un soggetto assolutamente affidabile. E leggendo la nota della Guardia di finanza è poi evidente che il reato l’ha commesso chi ha venduto la concessione, non chi l’ha comprata e realizzato una centralina che, fosse quella sul Gosalda, perfettamente in regola e in linea con le valutazioni ambientali».

Comune di Gosaldo che, dalla centralina sul torrente Gosalda, percepisce ogni anno, come da accordi con la proprietà una remunerazione economica: il 6,8 per cento sui ricavi della produzione di corrente elettrica. «Ma se la vendita delle concessioni ha importi a sei zeri, significa che sotto il naso degli amministratori sono passati un sacco di soldi, che si sono invece accontentati delle briciole», rileva Corrado Campedel, figura attiva del comitato della Valle del Mis. «Episodi simili confermano che questo è un problema chiaramente amministrativo: balza subito agli occhi che ci sono forti interessi dietro le concessioni per le centraline, tutt’altro che legati alla semplice produzione ed erogazione di corrente. Come è evidente che è molto facile lucrarci sopra, anche se prima di entrare in tematiche specifiche mi riservo di vedere prima i documenti su questa operazione della Guardia di finanza.

Ma credo che ormai nessuno possa scandalizzarsi per questo mercato delle concessioni, non sarà questo nè un caso isolato nè l’ultimo, tutti sanno che ci sono società che fanno questo di mestiere, producendo progetti per ottenere le concessioni e poi venderle. Visto che si lavora su beni di pubblica utilità, se questi sono davvero i soldi che girano che almeno vadano alle comunità, anche se credo sia arrivato il momento di fermarsi per capire fino a che punto sia è giusto distruggere i nostri torrenti». (ma.ce.)