Mis: ripristino ambientale e errori di valutazione

Centrale idroelettrica in Valle del Mis. Ripristino ambientale e errori di valutazione
Ad inizio 2016 La Regione ha pubblicato il decreto per affidare il progetto che cancellerà le opere realizzate negli anni precedenti da Eva Valsabbia Spa e Mis srl

Un breve resoconto – di Marco Stevanin – Terra srl (www.terrasrl.com)

Un po di storia. Nell’ottobre del 2008 il consiglio direttivo dell’ente parco nel proprio odg ha il punto riguardante la richiesta della ditta EVA Valsabbia SPA di realizzare una centrale idroelettrica all’interno dei confini del parco nazionale Dolomiti Bellunesi. Il direttore dell’epoca, illustrò la vicenda e si giunse alla votazione favorevole del consiglio direttivo alla richiesta della ditta bresciana. Votarono contro il rappresentante delle associazioni ambientaliste e un secondo consigliere. Il consiglio con voto a maggioranza molto risicata vota a favore della richiesta e la palla a quel punto passa alla Regione Veneto.

Il comitato “amici del Parco” che comprende tutte le associazioni ambientaliste che operano in provincia di Belluno si attiva. A nome del WWF che ha titolo per farlo vengono spedite alla commissione VIA regionale le osservazioni per dimostrare come quell’intervento sia illegittimo. La lettera arriva a termini scaduti ma la commissione decide di tenerne ugualmente conto. Nonostante le osservazioni che includono evidenti carenze nella procedura con la totale assenza di una valutazione cumulativa degli impatti e una esatta valutazione di incidenza ambientale, anche la Regione Veneto da parere favorevole e a quel punto in una riunione del comitato “Amici del Parco” si decide di ricorrere contro le concessioni di nulla osta all’opera da parte di Parco e Regione e Autorità di Bacino.

Un ricorso presso il tribunale superiore della acque pubbliche (TSAP) insediato a Roma e che specificatamente si occupa delle questioni legate all’acqua. Il ricorso che si fonda sulla: “violazione e falsa applicazione dell’art. 11 co. iii lett. c) l. 394/91 e del combinato disposto di cui all’art. 12 l. 394/91 ed agli artt. 16 e 18 del piano del PNDB, in relazione ai criteri ermeneutici fissati dall’art. 12 delle disp. sulla legge in generale; divieto di modificare il regime delle acque e di derivare per scopi idroelettrici in area parco”.

La sentenza del TSAP emessa il 16/11/2011 vede “soccombere” i ricorrenti, cioè il tribunale italiano che si occupa esclusivamente di questioni legate all’acqua sostiene che l’intervento progettato da Valsabbia sia legittimo e perciò i nulla osta concessi dai tre enti (Parco, Regione, Autorità di Bacino) siano legali. Merita sottolineare un passaggio della sentenza che vedei ricorrenti soccombenti per cogliere appieno come la grave decisione presa da questo importante tribunale si sia fondata su analisi a dir poco sorprendenti: la sentenza nella sua parte finale così recita “..una lettura costituzionalmente orientata della norma ammette di comprendere in tal così generica categoria altre attività economiche sì nella tradizione del peculiare territorio protetto del Parco, ma non limitate alle forme di produzione arcaiche, agricole e preindustriali.

A ben vedere, per quanto attiene al territorio precipuo delle Dolomiti bellunesi, non può non dirsi tradizionale, per l’evidente e notoria storicità di taluni insediamenti in zona, un impianto c.d. <microidroelettrico> …”. L’impostazione ha criteri antropologici e di valutazioni ecosistemiche piuttosto discutibili e su questa base le associazioni decidono di ricorrere alla corte di Cassazione a camere riunite. Il ricorso viene depositato presso la corte il 29/02/2012. Ovviamente il provvedimento sostenuto dalle associazioni viene notificato per legge anche ai soggetti contro i quali si ricorre cioè Parco, Regione Veneto, Autorità di Bacino e a Valsabbia Spa la quale nonostante una sentenza incombente decide di iniziare i lavori, che come citato all’inizio, sono in gran parte realizzati. Sentenza che viene emessa il 23 ottobre del 2012 e così recita “La corte, a sezioni unite, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito accoglie la domanda introduttiva di WWF Italia e annulla i provvedimenti impugnati.

Compensa le spese dell’intero giudizio.” Con questo scarno scritto la Corte di Cassazione accoglie in toto, lo si leggerà poi nelle motivazioni della sentenza, le richieste dei ricorrenti e cosa non scontata cassa il precedente provvedimento del TSAP. Cosa non scontata perché spesso la Cassazione si limita a rinviare al tribunale di cui giudica l’operato la sentenza dallo stesso emessa perché riprenda in visione tutto. In quest’occasione invece la Corte evidentemente ritiene infondata in ogni sua forma il parere del primo tribunale che si è curato della vicenda.

Questa situazione dimostra come le economie legate al filone delle energie rinnovabili (quindi finanziate dal popolo italiano) non possono essere installate danneggiando ambienti sensibili e equilibri ecosistemici delicatissimi che generano in caso di uno studio di impatto ambientale superficiale impatti irreversibili.

Centraline idroelettriche, OPPORTUNITA’ o RISCHI? A questa risposta si può rispondere in tanti modi ma io ne pongo uno solo: le Regioni devono attivare azioni di pianificazione dettagliate e in linea con le direttive europee (dalla 2000/60 alla direttiva VIA 2014/52/UE ecc…) e i privati che intendono proporre un opera devono produrre studi ambientali con contenuti minimi adeguati (che le Regioni possono pianificare e definire) il che non significa ricevere una valutazione positiva dall’ente ma certezza nelle valutazioni e una notevole riduzione dei rischi di conflitti ambientali che come nel caso del MIS generano non meno di 40 milioni di euro di cause civili, mancati investimenti, danni ambientali e sociali non calcolabili ad oggi e non ultimo elemento una perdita di reputazione sia nel settore del turismo che del paesaggio dei territori che subisco queste azioni di degrado.

La rincorsa all’investimento in energia idroelettrica e alle sue evidenti redditività sta difatti producendo in Italia e non solo una politica che come direbbe il maestro Odum della “TIRANNIA DELLE PICCOLE DECISIONI” che man mano impoverisce e in alcuni casi snatura i nostri corsi d’acqua e produce per economie come il turismo e la pesca danni irreversibili. Si deve quindi molto velocemente evitare i vari “MIS” in Italia dando regole certe di valutazione, monitoraggio e soprattutto porre con strumenti nuovi (come i contratti di fiume) regole di governo dei territorio anche su base volontaria. Se questo non si intuisce e se le Regioni non fanno un passo avanti continueremo ad avere situazioni di criticità che non potranno che rendere una opportunità un rischio.