Luca Mercalli: “Il cielo senza nuvole”

Da La Stampa del 9 Aprile 2017
Il cielo senza le nuvole
di Luca Mercalli

Raramente il cielo del Veneto era stato tanto avaro di pioggia e neve come negli ultimi sei mesi. Vuoi per colpa delle alte pressioni, tenaci soprattutto all’inizio dell’inverno, vuoi per le correnti secche da Nord-Est che hanno prevalso in gennaio, l’insieme dell’acqua caduta da ottobre 2016 ammonta a poco più di metà del consueto sulle Dolomiti, con 216 mm a Cortina rispetto ai normali 385, e a circa due terzi sulle Prealpi, con 389 mm ad Asiago.

Solo scendendo verso la laguna l’anomalia si riduce: 300 mm si sono raccolti a Venezia, 80% rispetto alla norma che in sei mesi ne vorrebbe circa 370. Per gran parte dell’inverno le montagne sono rimaste brulle anche ad alta quota, un po’ di neve è arrivata in febbraio, ma poi il caldo eccessivo di marzo ha peggiorato ulteriormente la situazione, da un lato fondendo precocemente il già scarso innevamento in montagna, dall’altro facendo evaporare il modesto contenuto di umidità nei suoli agrari di pianura proprio all’avvio della stagione vegetativa e delle pratiche agricole.

Ed è proprio alle Alpi che si guarda con più preoccupazione per l’acqua che scarseggia.

Il bilancio idrologico compilato dall’Arpa Veneto e dall’Enel con i dati disponibili al 31 marzo è eloquente. Attualmente l’acqua contenuta dalle principali dighe del bacino del Piave, pari a 105 milioni di metri cubi, è ancora lontana dai primati negativi del 2003, 2006 e 2012, ma la riserva idrica immagazzinata a monte sotto forma di neve, e strategica per i deflussi dei prossimi mesi, è veramente misera, stimata in 53 milioni di metri cubi, appena il 15% del normale per questo periodo dell’anno, e ai minimi dall’inizio delle misure nel 1966.

Critica la situazione delle falde sulle alte pianure vicentine e trevigiane, con livelli negativi da record per l’ultimo ventennio almeno. Siamo dunque a un bivio: se la primavera, come spesso avviene, saprà dispensare acqua a volontà nelle prossime settimane, c’è ancora tutto il tempo perché la situazione si normalizzi prima dei calori estivi.

Ma se la carenza dovesse prolungarsi anche a fine aprile e a maggio, e, peggio ancora, combinarsi con un’estate più calda del normale come quasi tutte quelle recenti, allora saranno guai per i ghiacciai alpini, la produzione idroelettrica e l’agricoltura.

Una situazione peraltro in linea con gli scenari climatici per i prossimi decenni, che ormai da tempo ammoniscono di pianificare un più razionale uso dell’acqua in vista di stagioni estive sempre più roventi e secche intorno al Mediterraneo.

Intanto, poco cambierà nei prossimi giorni: acquazzoni arriveranno da domani sera, ma difficilmente potranno risanare a breve un bilancio idrico gravemente in rosso.