Livinallongo: nuova centralina, “un lutto” e una beffa

Dal Gazzettino del 25 luglio 2020

Nuova centralina: «Un lutto»
«Secondo l’attuale normativa quell’impianto non potrebbe più essere approvato»

Livinallongo. «Siamo in lutto. Quello di Livinallongo è l’unico ricorso che abbiamo perso. Stiamo vivendo una sconfitta che fa tanto male al cuore perché il torrente da cui si andrà a prelevare è fantastico ma, inevitabilmente, subirà delle pesanti conseguenze». A parlare, all’indomani dell’avvio del lavoro di ruspe e scavatori, è Lucia Ruffato, presidente del Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi Free
Rivers Italia, che negli anni scorsi tanto combatté, assieme a varie associazioni ambientaliste, contro il progetto privato di centralina idroelettrica Rio Castello Andraz Valparola. «Stiamo parlando di un’area dalle valenze indiscutibilmente uniche – sottolinea – che verrà completamente snaturata».

IL PROGETTO. «Più persone in questi giorni – spiega Ruffato – mi hanno contattato per avvisarmi che sono partiti i lavori tra Andraz e Pian di Salesei, dove sorgerà una centralina idroelettrica per mano di alcuni imprenditori locali. La domanda venne presentata ancora 6-7 anni fa e noi, come ad esempio Comitato acqua bene comune, Wwf e altre associazioni ambientaliste, ci opponemmo subito presentando ricorso, forti anche di un approfondito studio biologico. Peccato che la Regione abbia inserito il corso d’acqua nella fascia di qualità buona e non elevata. Ciò ha consentito ai proponenti, un paio di imprenditori locali, riuniti nella società Pustri, di avere gioco facile con la Valutazione di impatto ambientale che ha dato il proprio ok. A nulla è valso il nostro ricorso al Tribunale delle acque che è stato respinto. Per ricorrere ulteriormente in Cassazione, purtroppo, non ne avevamo le disponibilità economiche».

LA BEFFA. «In tutta questa storia – prosegue Ruffato – c’è il danno ma pure la beffa. Sì perché per come sono oggi le normative quell’impianto non potrebbe essere approvato. Per di più esso non era rientrato tra gli ammessi agli specifici incentivi. E se i titolari ne facessero richiesta oggi non li potrebbero avere perché il decreto FER1 chiede una attestazione di conformità alle linee guida per le valutazioni
ambientali ex ante delle derivazioni – decreto 29 STA 2017 e questa struttura non è conforme, per la portata prelevata rispetto a quella naturale e per la lunghezza del cumulo di derivazioni rispetto a quella del corpo idrico». Ci si trova quindi di fronte al «pesante danneggiamento dell’ambiente», come ha sottolineato più di una persona che in questi giorni ha notato i lavori, e al contempo a un contenuto
ritorno economico del sito produttivo. «La società – conclude l’ambientalista – prevede di derivare e intubare, per una lunghezza di quasi 2 chilometri, la grande parte delle portate del rio per ricavarne energia elettrica. Materialmente, per oltre 11 mesi all’anno, verrebbe garantita una portata di cosiddetto deflusso minimo vitale pari a 130 litri al secondo, a fronte di una portata media annuale stimata di 535
litri al secondo. Numeri che già da soli fanno comprende la mole del progetto a cui noi abbiamo sempre detto no. Purtroppo inascoltati».

Raffaella Gabrieli