Valle d’Aosta, difendere l’acqua dalla “banda delle centraline”

Legambiente Valle d’Aosta, 23 agosto 2014

Ecosistema a rischio”

Difendere l’acqua della Valle d’Aosta dalla “Banda delle centraline”
Legambiente alla Regione: “Troppe concessioni idroelettriche, ecosistema a rischio”

Sull’Alpe Cortlys, in Val Gressoney, si vorrebbe far nascere l’ennesima «centralina» idroelettrica valdostana
alessandro mano
C’è un pianoro incontaminato ai piedi del Monte Rosa, solcato dal fiume Lys. Non ci si arriva in auto. C’è un alpeggio ristrutturato portando travi e materiali con l’elicottero: è l’Alpe Cortlys. Un progetto privato vorrebbe far nascere l’ennesima centralina idroelettrica, per sfruttare l’oro blu valdostano, l’acqua che scende dai ghiacciai più alti d’Europa, da turbinare per produrre energia pulita e rinnovabile. E per fare business.
A Cortlys, venti minuti di cammino dalle ultime case di Gressoney-La-Trinité, il contenzioso legale e amministrativo prosegue da alcuni anni tra il proprietario dell’alpeggio, Antonio Beck Peccoz, e la Regione. A fianco di Beck Peccoz si è schierata Legambiente, che ha appioppato la sua «Bandiera nera» alla Regione, e il Fondo ambiente italiano, che ha inserito Cortlys tra i «Luoghi del cuore». Ma i privati, The Power Company Srl, dopo aver perso al tribunale amministrativo, pochi giorni prima dell’ultimo Natale hanno ricevuto il miglior dono: l’autorizzazione unica della giunta regionale per costruire la centrale e una sterrata al suo servizio. Senza passare dalla temuta Valutazione di Impatto Ambientale.
Non solo Cortlys: a Doues, valle del Gran San Bernardo, la Sovrintendenza regionale ai Beni culturali ha sanzionato nei giorni scorsi, con la cifra simbolica di 1007 euro, la società Ceab che ha iniziato la costruzione di una centralina senza avere tutti i permessi. A Valgrisenche, sfregiata negli anni ’50 dall’enorme diga di Beauregard (che sarà ridotta in altezza) le «centraline» nascono come funghi. A Brissogne, dove secondo gli abitanti il lago Laures è diventato una «vasca da bagno» con l’acqua che sale e scende con le esigenze di produzione. Fino al vallone di Clavalité, sopra Fénis, dove nascerà tra le polemiche un nuovo lago artificiale. «Non esiste un solo corso d’acqua in Valle d’Aosta che non sia imbrigliato – denuncia Legambiente – e spesso l’acqua entra in una centrale, in una seconda e in una terza, senza tornare nel corso d’acqua da cui è stata presa». Torrenti ridotti a rigagnoli: il deflusso minimo vitale, da garantire per legge, secondo Legambiente non è rispettato. L’associazione in un documento spedito al governo scrive che la Regione «non ha provveduto ad individuare le aree non idonee alla realizzazione degli impianti di produzione di energia idroelettrica» previste dalla legge, nemmeno in «aree di pregio ambientale e fragilità idrogeologica».
Per porre un freno allo sfruttamento delle acque, la Regione ha approvato a giugno 2012 una moratoria alle concessioni idroelettriche, «per attendere evoluzioni normative»: ma per l’opposizione regionale è un bluff. Il partito autonomista e ambientalista Alpe ha denunciato: «In Valle ci sono 236 concessioni già autorizzate. Le 104 presentate prima della moratoria proseguiranno il loro iter. È molto probabile che tutte queste siano accolte».
Il Movimento 5 stelle locale ha presentato tre dossier sulla «Banda delle centraline» per spiegare «cosa c’è nello sporco affare dell’energia pulita». Il capogruppo in Consiglio regionale Stefano Ferrero spiega: «Il controllato è il controllore stesso. Risalendo nella catena di comando delle aziende si arriva a fiduciarie estere e a società lussemburghesi».
Il boom è recente: dal 2006 al 2011 le nuove domande sono state oltre 50, sulla spinta dei «Certificati verdi». Prima, sono stati i Comuni a vedere nell’idroelettrico una possibilità per ridare fiato a bilanci ridotti all’osso. Ora i privati. «Se il Comune ha una partecipazione nelle aziende idroelettriche c’è almeno un risarcimento per le comunità locali – dice Alessandra Piccioni, presidente regionale di Legambiente -. Ora, i Comuni ricevono percentuali infime e gli abitanti sono beffati due volte».