Le conseguenze terribili della tropicalizzazione

Dal Gazzettino del 9 settembre 2017

 

Le conseguenze terribili della tropicalizzazione

Una perturbazione atlantica interesserà gran parte delle regioni del Nord a partire da oggi con precipitazioni più frequenti ed intense sulle zone alpine e prealpine e sui settori occidentali. Da domani il maltempo si sposterà anche al Centro e porterà un rinforzo dei venti da Sud su gran parte della Penisola. È la prima importante perturbazione dopo un’estate caratterizzata da caldo, scarsità di piogge e incendi. Il dipartimento della Protezione civile, d’intesa con le Regioni coinvolte, ha emesso un avviso di condizioni meteo avverse. L’allerta prevede dalle prime ore rovesci o temporali su Piemonte, Lombardia e Liguria, in estensione a Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Le piogge potranno essere molto abbondanti e saranno accompagnate da fulmini, locali grandinate e forti raffiche di vento. È stata emesso anche un’allerta arancione sul versante tirrenico della Calabria e sulla parte occidentale della Basilicata. Per oggi è stata valutata ancora allerta arancione in molte zone dell’Italia.

In particolare sul versante tirrenico della Calabria, sulla parte occidentale della Basilicata, sulla Liguria e su buona parte del Veneto, mentre l’allerta è gialla sulla Puglia, sul resto della Calabria, della Basilicata e del Veneto, sulla Campania nella Piana Sele e Cilento, in Friuli Venezia Giulia nel bacino dell’Isonzo e sulla pianura di Udine e Gorizia, nella parte nord della Lombardia, in Emilia Romagna sui Bacini Trebbia-Taro e sulla Pianura di Piacenza e su parte del Piemonte. Ma sono l’acqua piovana potrebbe arrivare sulla “testa” degli italiani. È arrivata infatti, ed è stata più intensa del previsto, la tempesta magnetica innescata dalla più potente eruzione solare degli ultimi 11 anni. E un’altra è attesa per oggi.Cataclismi meteorologici in Florida e nei paradisi caraibici. In Usa nemmeno il tempo di riprendersi dallo sfacelo di Harvey ed è l’ora di correre ai ripari da Irma. Continua l’allerta nella sponda opposta dell’Atlantico, con situazioni apocalittiche. Nell’isola di Barbuda distrutto il 90% degli edifici. Antille devastate.

A Miami milioni di persone prese dalla disperazione e dalla paura sono in fuga verso nord. Anche il ciclone Josè al largo delle coste del Venezuela cresce d’intensità raggiungendo categoria 3. È in via di formazione una quarta perturbazione nel mare del Messico, Katia. Pur non essendoci una correlazione diretta tra cambiamento climatico e formazione degli uragani, esiste una incidenza sul potenziamento dell’intensità degli eventi, dovuta all’aumento di temperature e umidità. Se volgiamo il nostro sguardo ad est, purtroppo, il colore dei cieli non cambia. La catastrofe climatica incombe sull’Asia, dove durante l’estate per le piogge monsoniche migliaia di persone hanno perso la vita. Frane, crolli di edifici e ponti, inondazioni tra le peggiori mai viste nel secolo, provocando milioni di sfollati in intere aree. Scorriamo le notizie di questi ultimi mesi. In Cina, 7 luglio: le pesanti piogge che si sono abbattute nella provincia dello Hunan, ininterrottamente dal 22 giugno, hanno causato il peggior disastro naturale della zona negli ultimi 60 anni. Il 56% dell’intera popolazione della contea ha subito danni ingenti. Le perturbazioni colpiscono il Giappone, 10 luglio: il governo di Tokyo ha dispiegato migliaia di uomini per far fronte all’emergenza. Poche ore dopo a molti chilometri di distanza, a New Delhi 11 luglio: un’ondata di maltempo ha colpito l’India nord-orientale causando la morte di almeno 24 persone.

Le perturbazioni non risparmiano il Vietnam. Hanoi, 6 agosto: il comitato centrale per i disastri naturali ha reso noto che a causa del maltempo si registrano danni a strade, coltivazioni e impianti di irrigazione. Circa 5.000 persone tra soldati, agenti di polizia e volontari sono impegnati nelle ricerche dei dispersi. Pochi giorni fa, montagne del Nepal, 30 agosto 2017: «Le piogge di quest’anno sono state al di fuori delle nostre aspettative, non ci siamo preparati in modo adeguato. Siamo consapevoli delle sofferenze e del dolore delle persone colpite ma stiamo facendo il possibile per aiutarli» ha dichiarato un portavoce del governo di Katmandu durante la fase di soccorso alla popolazione. E mentre Harvey e poi Irma si infrangevano sulle coste degli Usa e i monsoni sbattevano sull’Asia, anche in Italia ci siamo trovati a fare i conti con un’altra crisi climatica. Colpiti da una siccità senza precedenti. Nell’estate di Lucifero il calo delle precipitazioni è stato imponente: -47,4% rispetto alla media. Raggiungendo punte estreme dell’80%, in meno. Un’aridità che si stima abbia provocato danni per oltre 2 miliardi di euro. Con molte regioni che hanno chiesto al governo lo stato di calamità naturale.

Occorreranno mesi di pioggia per riportare il suolo italiano in condizioni normali e ricostituire le riserve di acqua persa negli ultimi otto mesi. In Medioriente manca acqua nei fiumi. Evapora il Mar Caspio, ad un ritmo tale che la parte settentrionale del più grande lago salato al mondo potrebbe sparire prima della fine del secolo. Mentre, proiezioni dell’Onu lanciano l’allarme per l’innalzamento del livello del mare di un metro nei prossimi decenni. Erosione della costa, desertificazione degli ambienti mediterranei, dissesto idrogeologico in ambienti a clima piovoso, sono tutti effetti del cambiamento climatico globale. È in corso una “tropicalizzazione del clima”, e se non verranno prese misure per frenare il surriscaldamento climatico, l’effetto sarà devastante, arrivando ad interessare due persone su tre solo in Europa.

In uno scenario che si prospetta drammatico. Per mettere in sicurezza il pianeta occorrono: risorse e cooperazione, rispetto per l’ambiente e ricerca, applicare gli accordi internazionali, come Cop21. Muoviamoci. @degirolamoa©