LAGO DI CADORE: Lagole, un santuario tra le Dolomiti

LAGO DI CADORE: Lagole, un santuario tra le Dolomiti

Dal sito del Gruppo Archeologico Cadorino www.archeocadore.it

Il magnifico scenario naturalistico di Lagole, situato sulla sponda destra del Piave nell’area di Centro Cadore, è caratterizzato da fonti d’acqua termale, rigagnoli e laghetti, immersi in un bosco rado di conifere. Quest’ambiente destò sin dall’antichità interesse per le proprietà terapeutiche delle sue acque, prova ne sono i numerosi ritrovamenti archeologici relativi ad un luogo di culto frequentato dal VI sec. a.C. sino al IV d.C. L’area sacra, posta lungo un’importante direttrice di transito per l’attraversamento delle Alpi, acquisì ben presto i caratteri di santuario, diventando il principale centro cultuale della zona. Inoltre assunse un ruolo centrale nella vita politica locale, testimoniato da numerose dediche pubbliche da parte della comunità. Le iscrizioni in lingua venetica evidenziano chiaramente la dimensione iatrica e l’appartenenza locale del culto: la divinità Tribusiati/Trumusiati viene definita sanante e parrebbe celare nella radice -mus un legame con l’umidità e quindi con questo luogo.

I reperti più rappresentativi del rito sono i simpula, ovvero mestoli usati per libagioni o per il consumo dell’acqua, che al termine della pratica venivano spezzati. Alcuni generi di oggetti testimoniano il ruolo e la posizione sociale degli offerenti, i cui nomi nelle dediche sono in gran parte maschili. Particolarmente significative risultano le statuette di guerrieParti di due antiche macine per grano riaffiorano a causa dell’abbassamento del livellori nudi, con scudo e lancia in posizione di riposo, diffuse lungo tutto l’asse del Piave, a sottolineare l’importanza strategica di questa rotta a nord est. Altri donativi importanti sono le lamine in bronzo “a pelle di bue”, attestate lungo un percorso, che dalle coste della laguna veneta giunge a Gurina in Austria, dove era presente un santuario-emporio, legato soprattutto al commercio di metalli.

All’interno delle rotte ad ampio raggio Lagole divenne una tappa obbligata, che svolse anche funzioni commerciali e probabilmente fu punto di riferimento per altre attività, non meno importanti per questa terra, come l’allevamento e la pastorizia. In questo contesto i romani rispettarono ed assimilarono le pratiche di culto precedenti: il nome della divinità titolare fu gradualmente sostituito con quello di Apollo, che ne ricopriva le stesse funzioni, inoltre vennero mantenuti gli oggetti più rappresentativi del rito. La vita del santuario cessò tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C., probabilmente come conseguenza dell’Editto di Tessalonica. Non sappiamo se fu distrutto o semplicemente abbandonato. Certo è che Lagole con le sue sorgenti continuò a costituire un polo di attrazione per la cura del corpo.

Gli scavi – Tra il 1949 e il 1961 Lagole fu oggetto di sistematiche ricerche archeologiche, condotte dagli studiosi cadorini Giovan Battista Frescura e Enrico De Lotto, coadiuvati dal giovane Adelmo Peruz e dirette dalla Soprintendenza per le Antichità delle Venezie. In quegli anni si misero in luce gli importantissimi reperti, che ora possiamo vedere al MARC (Museo Archeologico Cadorino), e che hanno destato l’interesse del mondo scientifico internazionale.
A partire dal 2014, grazie al Comune di Calalzo e alla Magnifica Comunità di Cadore, sono riprese le ricerche archeologiche, dirette dalla Soprintendenza Archeologia del Veneto, che stanno contribuendo a mettere in luce nuovi dati su questo straordinario luogo di culto.

Diego Battiston, archeologo
luglio 2018

 


 

Dal Corriere Alpi del 06-02-021
Nuovi ritrovamenti sull’isola del lago
Parti di due antiche macine per grano riaffiorano a causa dell’abbassamento del livello


Il drastico abbassamento del livello dell’invaso del lago Centro Cadore, puntualmente verificatosi anche lo scorso autunno, almeno un vantaggio ce l’ha. Culturale, s’intende, non certo economico. Pochi mesi fa Michele Domini, appassionato cultore di memorie storiche cadorine, ha messo a segno una nuova e sorprendente scoperta sull’isola del lago.

Nel corso di un giro di controllo, volto anche a verificare l’effettuazione di sempre temuti e dannosi scavi clandestini, si è recato nei pressi del sito delle fornaci, indagato dagli archeologi nelle passate stagioni per conto della Soprintendenza; e proprio lì, su quello che sembrava essere il ripiano di un’antica abitazione, ha notato una pietra semicircolare con un foro centrale che affiorava dal terreno dilavato. Si trattava senz’altro di un antico manufatto, probabilmente parte di una antica macina per grano, di quelle in uso domestico, utilizzate nei tempi antichi, soprattutto dalle donne. Dopo averla fotografata, ha subito avvertito la dottoressa Pirazzini, che ha poi inviato un archeologo per un sopralluogo, che ha confermato la bontà del ritrovamento.

Ma non basta. Il 6 novembre Antonio Marinello di Valle, vicepresidente del Gruppo archeologico cadorino, nelle vicinanze del precedente ritrovamento ha individuato i resti di un muro affiorante dalla melma, probabilmente la base di un’antica abitazione. A pochi metri di distanza ha poi notato una pietra circolare di conglomerato rosso, del diametro di circa 40 centimetri, con un foro al centro.

Si tratta di una seconda macina, molto meglio conservata della precedente, una sorta di mulino rotativo a mano. Questo tipo di manufatto pare sia comparso per la prima volta nel nord-est della Spagna (attuale Catalogna) nel V sec. a.C., per poi diffondersi nell’intera Europa continentale, in particolare nelle zone celtiche, in molteplici tipologie. In origine il materiale utilizzato era di vario genere (conglomerato granuloso, arenite, basalto e trachite), mentre in epoca romana si usava soprattutto il basalto. La dottoressa Pirazzini, visto che le 2 macine erano in superficie e correvano il rischio di andare perdute, ha disposto che, tramite il presidente del Gruppo archeologico cadorino, fossero rimosse e portate in municipio a Domegge, in custodia cautelativa. Continuando poi il giro, lungo il fianco sud dell’isola, Marinello ha individuato una nuova pietra con incisi dei cerchi concentrici recanti al loro interno anche delle figure umane.

Questo ritrovamento, che si aggiunge a quelli di altre pietre similari avvenuti alcuni anni fa, potrebbe anche essere spiegato con la delimitazione di una zona sacra, forse una necropoli. Si tratta comunque di ritrovamenti importanti, che vanno ad avvalorare ulteriormente quanto sostenuto da Alessio De Bon prima, e da suo figlio Sergio poi; cioè che sull’isola esisteva fin dai tempi più remoti una piccola comunità paleoveneta, integratasi poi con i romani. Ricordiamo come il sito dell’isola del lago di Centro Cadore sia stato segnalato per primo proprio da Domini ancora una quindicina di anni fa e che nel corso di tre campagne di scavo sono venuti alla luce numerosi reperti ed un antico sito produttivo di ceramiche con forni a cupola. Walter Musizza

 


 

Dal sito del Gruppo Archeologico Cadorino www.archeocadore.it

L’archeologia nell’area di Vallesella – Domegge di Cadore