LAGO DEL CADORE: esposto-denuncia a Enel (2016)

LAGO DI CADORE: esposto – denuncia a Enel (2016)

 

Corriere Veneto 2016
Cadore – Sul lago il gip dà ragione all’Enel: «Autorizzata a usarla»
Archiviato l’esposto di otto sindaci: «Atto gravissimo»

L’Enel ha facoltà di prendere, togliere, rimettere l’acqua nel lago del Centro Cadore: ha le autorizzazioni e lo può fare. E’ il sunto di quanto disposto dal gip, che ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura di Belluno per l’esposto presentato dagli otto sindaci dell’Unione montana del Centro Cadore, lamentando irregolarità nella procedura di svuotamento del bacino da parte dell’Enel in alcuni periodi dell’anno, con conseguenze sia a livello ambientale che turistico. Amarezza per il presidente dell’Unione montana, Luca De Carlo: «Attendo la comunicazione ufficiale del nostro avvocato. Lette le motivazioni, commenterò». Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve di Cadore, dice: «Sono senza parole. Il giudice si assume una grossa responsabilità archiviando prima di sentire anche due studiosi molto ferrati sull’argomento come il professor Luigi D’Alpaos e Francesca Maria Susin. Archiviare è un atto gravissimo».
Nei prossimi giorni i sindaci si confronteranno con il loro avvocato. L’oggetto dell’esposto depositato in primavera dai Comuni di Perarolo, Pieve, Calalzo, Domegge, Auronzo, Lorenzago, Lozzo e Vigo di Cadore era la procedura di svuotamento del bacino da parte dell’Enel. Il 3 maggio scorso l’Arpav comunicò al pm Simone Marcon: «Non si riscontrano nè una compromissione nè alterazioni irreversibili nelle acque del bacino. Si deve escludere qualsiasi condotta abusivamente posta in essere dal gestore dell’invaso stesso, ossia da parte dell’Enel spa, che ha sempre operato nel pieno rispetto dei vari provvedimenti autorizzativi, dei piani idrogeologici, delle norme di legge, dei disciplinari tecnici». Secondo la Procura «le periodiche operazioni di svaso del lago si rendono necessarie in funzione preventiva di bacino di piena: sono anzi addirittura imposte per motivi di sicurezza all’Enel e rispondono ad un fondamentale principio di precauzione». Di più. Sono lecite anche le altre attività «idroelettriche, idropotabili, di irrigazione, legittime, autorizzate e riconducibili all’esercizio di un diritto-dovere». Per la Procura è discutibile dichiarare il lago «un bene paesaggistico», poiché nessuna «autorità amministrativa» nè comune ha mai imposto alcuna autorizzazione di questo genere.
Il 5 luglio anche il Corpo forestale dello Stato mise nero su bianco come l’Enel rispettasse tutte le regole. Quanto all’«asserita inefficacia e dannosità delle operazioni di laminazione — prosegue nella richiesta di archiviazione il pm — in funzione di moderazione delle piene, si osserva come tali affermazioni siano sostenute da studi scientifici contraddetti da opposti pareri e da dichiarazioni di esperti di contrario avviso, che evidenziano invece l’utilità della funzione di laminazione per la salvaguardia idraulica dei territori rivieraschi».
Il giudice: L’ente gestore è autorizzato a prelevare l’acqua nel bacino.
I Comuni: Andavano sentiti il professor D’Alpaos e Francesco Susin
Federica Fant

 


 

Corriere Alpi 07-10-2016
Esposto sul lago del Cadore si deciderà il 25 ottobre

Il legale dell’Unione montana e dei Comuni rivieraschi convocato in tribunale per discutere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura
Battaglia apertissima sul lago di Centro Cadore. L’Unione Montana e i Comuni rivieraschi hanno ancora la speranza che l’esposto-denuncia redatto in agosto non sia archiviato come richiesto dalla Procura.
Il gip Federico Montalto ha disposto, con “decreto di fissazione dell’udienza a seguito di richiesta di archiviazione non accolta”, che le parti siano convocate nell’udienza del 25 ottobre per l’esposizione delle motivazioni: in base a queste deciderà se archiviare o mandare avanti il procedimento.
Nel mirino degli amministratori l’utilizzo (definito “improprio”) del bacino idrico da parte di Enel, oggi ridotto a una specie di gran canyon, con il livello delle acque calato di una quindicina di metri abbondanti in poco più di un mese. Uno scempio a cui i comuni all’unanimità, con il sostegno dell’Unione Montana, intendono porre fine, anche se la battaglia legale finora combattuta non ha prodotto i risultati sperati.
La vicenda, però, nelle ultime ore ha fatto registrare un passo ritenuto dagli stessi amministratori cadorini molto importante. Il tribunale ha infatti riconosciuto la legittimità dei dubbi proposti dall’Unione Montana attraverso la denuncia-esposto che dunque ha colpito nel segno. «Non ci siamo mai arresi e non lo faremo a maggior ragione adesso che abbiamo finalmente visto riconosciuto un nostro diritto», tuona il sindaco di Pieve Maria Antonia Ciotti. «Qualcuno dava per scontata l’archiviazione del caso e la nostra conseguente sconfitta, ma così non è stato. Ora siamo pronti a rilanciare la nostra battaglia al fine di scrivere una volta per tutte la parola fine su una storia che si trascina da troppo tempo con risultati disastrosi».
Incassata la fiducia, le forze amministrative di Centro Cadore ora attendono con trepidazione il 25 ottobre, data in cui a Belluno il caso tornerà ad essere discusso. Nella circostanza toccherà all’avvocato Rocco Bianco, legale ingaggiato dall’Um per redigere l’esposto-denuncia, spiegare l’opposizione all’archiviazione del procedimento. «La deposizione dell’avvocato Bianco sarà determinante», anticipa la Ciotti, «per questo motivo aspettiamo il 25 ottobre con particolare attenzione».
Dal canto suo, il pm Marcon ha chiesto l’archiviazione, non rilevando alcuna implicazione penale in quanto mancherebbe il profilo dell’elemento psicologico. In particolare, la procura ha ritenuto le problematiche analizzate da amministratori cadorini e Unione Montana meritevoli di ulteriori accertamenti e una soluzione a livello politico, «data la complessità del caso che coinvolge innumerevoli interessi, tutti meritevoli di essere presi in considerazione e tutelati» si legge nella nota «Per questo motivo bisognerà trovare una soluzione il più soddisfacente possibile per tutti a livello politico, amministrativo e tecnico».
I legali degli enti hanno «approfondito il tema anche alla luce degli specifici rilievi espressi nella relazione stesa dal Corpo Forestale dello Stato di cui il pm dà conto nella richiesta, avendo valutato, di conseguenza, di richiedere la prosecuzione delle indagini, formulando atto di opposizione e producendo memoria». Il 25 ottobre “l’ardua” sentenza. Gianluca De Rosa

 


 

Corriere Alpi 02-09-2016
Lago, a rischio la causa all’Enel. I sindaci del Centro Cadore si sono opposti all’ultimo istante all’archiviazione chiesta dalla procura

Opposizione last minute. I sindaci del Centro Cadore potrebbero non aver fatto un buon affare, dopo la richiesta di archiviazione presentata dalla procura della Repubblica, sulla base del loro esposto contro l’Enel per lo svuotamento del lago di Centro Cadore. Nel senso che la loro opposizione è arrivata in tribunale al limite dei tempi supplementari (dieci giorni) e il giudice per le indagini preliminari potrebbe archiviare una volta per tutte e buonanotte ai pescatori.
La portavoce dei primi cittadini, che protestano contro l’ente nazionale dell’energia elettrica non solo per una cartolina inesorabilmente rovinata ma anche per la salute della fauna dello specchio d’acqua è il sindaco di Pieve di Cadore, Maria Antonia Ciotti. Colei che ha dato mandato all’avvocato Rocco Bianco prima di preparare l’esposto di dicembre e poi di presentare l’opposizione degli ultimi giorni: «Sarebbe un peccato, se non fossimo arrivati in tempo, di sicuro quando abbiamo deciso di opporci alla soluzione della procura ci sono voluti i tempi tecnici necessari a sentire tutti i colleghi dell’Unione montana. Il nostro legale ci ha garantito che eravamo ancora nei tempi e abbiamo proceduto. Aspettiamo gli sviluppi di questa nostra iniziativa, fermo restando che riteniamo sempre di avere ragione».
La parola passa al gip, dopo che il titolare del fascicolo ha ritenuto che l’Enel abbia tutte le autorizzazioni necessarie e prelevi la materia prima in maniera del tutto legittima, senza provocare danni ai pesci residenti nel Piave e al paesaggio dolomitico. In sostanza non commette alcun reato, tanto meno rendendosi responsabile di un disastro ambientale. Questa era l’ipotesi di reato.
«Noi ci aspettiamo di essere ascoltati, il che significa nuove indagini», sottolinea Ciotti a nome anche dei colleghi di Perarolo, Calalzo, Domegge, Auronzo, Lorenzago, Lozzo e Vigo, «siamo convinti dell’evidente impoverimento paesaggistico nel quale da anni versa il lago,
il cui livello dell’acqua, dopo lo svuotamento, cala ogni estate di quasi 20 metri. Con conseguenti danni non solo ad ambiente e paesaggio, ma anche all’identità culturale della località e alla sua dignità, oltre che all’immagine turistica e al correlato patrimonio, anche sul piano economico». Gigi Sosso

 


 

Corriere Veneto 09-08-2016
Lago a secco, la Procura archivia – Ma i sindaci: avanti con l’inchiesta
Lo svuotamento del bacino per il pm è legittimo. «Enel rispetta tutte le regole»

La Procura ha deciso di archiviare l’esposto per la tutela del lago del Centro Cadore, ma i sindaci si oppongono. Il presidente dell’Unione Montana, Luca De Carlo: «Andiamo avanti, contiamo di farcela ». Nel mirino degli amministratori locali (ovvero gli otto Comuni dell’Unione Montana del Centro Cadore: Perarolo, Pieve, Calalzo, Domegge, Auronzo, Lorenzago, Lozzo, Vigo), c’è la procedura di svuotamento del bacino da parte dell’Enel in alcuni periodi dell’anno con conseguenze sia a livello ambientale che turistico. Da qui l’esposto che ha dato il la alle indagini. Ma il 3 maggio scorso l’Arpav ha comunicato al sostituto procuratore Simone Marcon «che non si riscontrano nè una compromissione nè alterazioni irreversibili nelle acque del bacino ». Di più. Studi eseguiti sulla «fauna ittica» hanno evidenziato un aumento negli ultimi 20 anni, grazie anche al divieto di pesca.
L’Enel, ente gestore dell’invaso, «ha sempre operato nel pieno rispetto dei vari provvedimenti autorizzativi, dei piani idrogeologici, delle norme di legge». Nell’esposto si legge che le operazioni di svaso si rendono «necessarie in funzione preventiva di bacino di piena», nel nome del principio di precauzione. Lecite anche le altre attività «idroelettriche, idropotabili, di irrigazione ». Per la Procura inoltre è discutibile dichiarare il lago «un bene paesaggistico», dal momento che nessuna «autorità amministrativa» nè Comune ha mai imposto alcuna autorizzazione di questo genere. Il 5 luglio scorso anche il Corpo forestale dello Stato ha messo nero su bianco come l’Enel rispetti tutte le regole. Argomenti che non convincono i primi cittadini firmatari dell’esposto. Da parte loro i comuni del Cadore hanno dato mandato all’avvocato Rocco Bianco di opporsi. Quanto alla distruzione o deturpamento di bellezze naturali e al pericolo di disastro ambientale sperano che vengano interpellati anche due liberi professionisti per una consulenza tecnica dal momento che sono stati sentiti solo i funzionari dei singoli enti pubblici che in qualche modo sono coinvolti nei vari procedimenti amministrativi, anche di controllo delle attività di cui si discute.

 


 

2016 – Arriva l’esposto per gli svuotamenti del Lago di Centro Cadore

L’avvocato Rocco Bianco ha depositato in Tribunale a Belluno, alla Procura della Repubblica, un esposto contro la procedura di svuotamento del lago del Centro Cadore e contro il provvedimento che attiva la funzione di invaso di piena. Un’azione che vede uniti gli otto Comuni dell’Unione Montana del Centro Cadore Perarolo, Pieve, Calalzo, Domegge, Auronzo, Lorenzago, Lozzo e Vigo, nell’esposto-denunzia che è stato presentato affinché sia avviato il controllo, dal punto di vista della legalità, a fronte dell’evidente depauperamento paesaggistico nel quale da anni versa il lago del Centro Cadore, il cui livello dell’acqua, dopo lo svuotamento, cala ogni estate di quasi 20 metri. Con conseguenti danni non solo ad ambiente e paesaggio e alla loro amenità, «ma anche all’identità culturale della località e alla sua dignità, oltre che all’immagine turistica e al correlato patrimonio, anche economico», fa presente Luca De Carlo, presidente dell’Unione Montana del Centro Cadore (ente che sostiene le spese legali) e sindaco del Comune di Calalzo.
«Abbiamo fatto ricorso a questa “extrema ratio” dopo che tutte le altre azioni finora intraprese, purtroppo, non hanno portato risultati». In questi anni, infatti, le amministrazioni le hanno provate tutte. Solo per fare alcuni esempi, avviando campagne informative e commissionando studi in cui erano dimostrati gli effetti negativi della procedura di svuotamento. Non a caso, all’esposto l’avvocato Bianco ha allegato oltre una ventina di documenti, che contengono la storia di tutte le battaglie portate avanti negli anni: verbali di commissioni, relazioni dell’università, dossier dei cartacei inviati alla Regione Veneto. In sostanza, un quadro completo ed esaustivo della situazione.
«Fino a questo momento la politica ha fallito, insieme a tutti i canali utilizzati», continua De Carlo. «Per questo la nostra unica speranza è vederci riconosciuto un grave danno ambientale che è sotto gli occhi di tutti, residenti e turisti. E che ci viene di continuo segnalato. Con l’esposto chiediamo se ciò che sta accadendo da anni al lago del Centro Cadore sia legale o meno». Insomma, con questa azione l’Unione Montana non procede nei confronti di nessuno e non intende attribuire colpe o cercare un capro espiatorio, ma segnalare una forte situazione di degrado. E porvi fine.
«Le responsabilità di questo degrado verranno accertate in un secondo momento», dice ancora De Carlo. «Intanto, come sindaci, ci sentiamo responsabili del nostro territorio e ci chiediamo, insieme a residenti e turisti, se l’evidente depauperamento sia legale. La situazione non è più tollerabile. Tra l’altro, di recente è stato introdotto il reato ambientale, con la connessa responsabilità amministrativa degli enti, in relazione al caso Ilva», ricorda De Carlo. «Visto che la giurisprudenza si è mossa in questo senso, non escludiamo che una simile ipotesi di reato possa essere applicata anche al lago del Centro Cadore».

 


 

Gazzettino 01-03-2015
“Toscani: Il lago? Causa inopportuna”.
L’appello del consigliere regionale Toscani – l’azione legale dei sindaci contro la laminazione potrebbe portare a un inasprimento delle posizioni.

 


14-12-2015
Lago a secco: parte l’esposto

Il Centro Cadore affila le armi: la prossima settimana partirà l’esposto contro lo svuotamento del lago. Tutti i Comuni dell’Unione Montana sono d’accordo e a giorni dovrebbero firmare i documenti per denunciare Enel e Autorità di Bacino, responsabili della laminazione del lago. E soprattutto per chiedere i danni ambientali e un risarcimento per il turismo perso negli anni a causa del lago vuoto. Perché tra sport velici e la recente dichiarazione di balneabilità delle acque a Pieve, Calalzo e Domegge hanno fatto del lago di Centro Cadore uno dei gioielli per il popolo vacanziero. Il «mare» con le Dolomiti sullo sfondo. Una risorsa da sfruttare, alla luce dei successi turistici del vicino lago di Santa Croce. A patto che ci sia l’acqua tutto l’anno.
È da tempo che i Comuni rivieraschi (Pieve, Perarolo, Domegge, Calalzo e Lozzo) si muovono con l’Unione Montana Centro Cadore e con gli altri Comuni limitrofi. Forti di uno studio dell’Università di Padova che dimostrerebbe l’inutilità della laminazione, vale a dire dello svuotamento annuale del lago: un’operazione che tra fine agosto e inizio settembre fa calare di quasi 20 metri il livello dell’acqua. E lascia scoperti i fanghi delle sponde. Non propriamente un’immagine da cartolina. Un’operazione indispensabile? Secondo le autorità di bacino sì: il piano di stralcio per la sicurezza del medio e basso Piave, infatti, considera il lago di Centro Cadore un invaso di piena, che di conseguenza va svuotato per prevenire effetti alluvionali sull’asta del Piave. Però, secondo gli studi commissionati dai Comuni rivieraschi ed effettuati dall’Università di Padova la laminazione sarebbe totalmente inutile. Ecco perché tutti i Comuni dell’Unione Montana Centro Cadore chiederanno i danni. «La prossima settimana dovremmo firmare l’esposto alla Procura – spiega Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve di Cadore -. Hanno aderito tutti i Comuni del Centro Cadore, perché hanno capito che il lago è una cartolina per tutto il territorio». L’iter legale è seguito dallo studio Rocco Bianco. Le spese legali le pagherà l’Unione Montana.

 


 

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