LAGO DI CADORE: il deflusso ecologico

LAGO DI CADORE: il deflusso ecologico

Gazzettino 29-01-021
“Deflusso ecologico, laghi in pericolo”
La nuova normativa ipotizzata dall’Europa prevede di aumentare la fuoriuscita dell’acqua dagli invasi. La modifica, in base a simulazioni regionali, porterebbe a cambi sostanziali sotto l’aspetto ambientale e turistico

Il rischio è che i laghi rimangano a secco. Ma che manchi anche l’acqua per irrigare i campi e diminuiscano i canoni idrici versati a Palazzo Piloni. E ancora: che alcune comunità biologiche di lago scompaiano e che i turisti decidano di andare altrove. È lo scenario prospettato dall’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin nel caso in cui venisse applicata in maniera rigida l’ultima normativa europea con cui il vecchio deflusso minimo vitale dei fiumi viene sostituito dal deflusso minimo ecologico.

«Il tema presenta delle forti preoccupazioni sulle quali avevo iniziato a dare i primi segnali d’allarme oltre 2 anni fa ha spiegato Bottacin, ieri mattina, in Commissione consiliare Senza le dovute attenzioni, a causa di normative europee a volte contrastanti e non rispondenti alle esigenze del nostro territorio, il rischio concreto è che i laghi siano per tutto il periodo estivo vuoti». Il deflusso minimo vitale è quel quantitativo d’acqua, rilasciato da un qualsiasi impianto idroelettrico, in grado di garantire la naturale integrità ecologica di un lago, un fiume o un torrente. Ma in cosa si differenzia rispetto al deflusso minimo ecologico? «Si tratta dell’ennesima normativa europea che non solo mette in croce l’ambiente ma anche tutto ciò che vi è intorno ha continuato l’assessore regionale – Perché quello che apparentemente è solo il nome nuovo a un processo, in realtà imporrà di aumentare sensibilmente le portate dei corsi d’acqua. E questo, anche se potrebbe sembrare una cosa sensata soprattutto per preservare fauna e flora dei fiumi, avrà come prima conseguenza quella di svuotare i laghi di montagna, uccidendo quindi l’habitat lacustre». Lo confermerebbero le simulazioni eseguite dalla Regione: «Nella maggior parte del tempo l’acqua dei laghi non sarebbe garantita nemmeno in estate. Ciò rischia di mettere in forte crisi alcuni settori tra i quali, ad esempio, quello turistico».

Nel 2015 il Centro Cadore insorse per difendere il lago da svuotamenti e laminazione. Fu addirittura consegnato un esposto in Procura, tramite l’avvocato Rocco Bianco, per avviare degli accertamenti e stabilire se gli svuotamenti del lago fossero o meno legali visto l’evidente depauperamento paesaggistico che Perarolo, Pieve, Calalzo, Domegge e tutta l’area cadorina subivano ogni anno. Insomma quello dei corsi d’acqua è un problema annoso che rischia però di assumere contorni drammatici. Con i laghi vuoti diventerebbe difficile, se non impossibile, irrigare i campi con evidenti danni al settore primario. «Non va inoltre trascurato il tema dei cambiamenti climatici ha sottolineato Bottacin Tanto presenti nelle discussioni ma che non sembrano essere stati tenuti in conto nel gestire questa partita, che infatti non considera nell’applicazione di tale deflusso ecologico le annate caratterizzate da elevate temperature e la conseguente scarsità d’acqua». Nei periodi di siccità inoltre «come sarebbe previsto dalle normative statali attualmente in vigore e a cui la direttiva europea sembra contrapporsi, l’utilizzo dell’acqua deve essere garantito innanzitutto per il consumo umano e poi prioritariamente per quello agricolo». C’è un ultimo limite che l’assessore ravvisa nella normativa europea. «Si contrappone con altre norme comunitarie e anche statali ha concluso Bottacin che di fatto incentivano la produzione di energia da fonti rinnovabili tra cui quella da fonte idraulica, produzione che applicando invece il deflusso ecologico sarebbe di fatto disincentivata». Davide Piol

 


 

22-08-2019
Timori ad Auronzo, finora tutelata da un accordo con l’Enel
Arsiè: «Il bacino è fondamentale per l’economia del paese»
Deflusso ecologico il sindaco di Calalzo chiede di trattare sul livello dei laghi

Già oggi, il lago di Centro Cadore è sotto l’invaso massimo di oltre 4 metri. Questo perché assicura il deflusso minimo vitale al Piave e al suo sistema. Un domani, col deflusso ecologico, il livello sarebbe ancora più basso.È il timore del sindaco Luca De Carlo, che rilancia la preoccupazione dell’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin. «L’allarme di Bottacin è una cosa seria. Se lui, che ha potuto approfondire il provvedimento europeo sul deflusso ecologico e ha in mano i primi risultati delle simulazioni esperite dalla Regione, esprime tanta preoccupazione, ho ragione di credere che lo faccia con assoluta cognizione di causa» afferma De Carlo.

Le analisi che i tecnici della Regione stanno effettuando dimostrerebbero, che nove estati su dieci i laghi della provincia rimarrebbero senz’acqua per darla a fiumi e torrenti. Il provvedimento entrerà in vigore entro il 2021. «Noi, qui a Calalzo, che già da anni sperimentiamo il parziale svuotamento del lago subito dopo Ferragosto, siamo assolutamente disponibili – anticipa De Carlo – ad un incontro con l’assessore Bottacin e con gli esperti, per capire se c’è un margine di trattativa con l’Europa, oppure se la direttiva Ue dev’essere applicata senza declinazioni in campo locale. In questo caso è ovvio che la protesta sarebbe immediata».

L’on. De Carlo anticipa che non appena rientrerà a Roma interpellerà «il Governo che non c’è» per verificare se sarà possibile far intervenire l’esecutivo stesso a Bruxelles per sollevare il problema. «In ogni caso ne dovremo discutere con i nostri rappresentanti in Europa perché non è immaginabile una sciagura come quella prospettata: noi abbiamo bisogno del lago, a fini turistici (e non solo) durante tutta l’estate».De Carlo conferma che su queste posizioni concordano tutti i sindaci rivieraschi. Massima attenzione anche da parte di Tatiana Pais Becher, sindaco di Auronzo, per il lago di Santa Caterina.«Gli amministratori del passato sono riusciti a contrattare con l’Enel un accordo molto salutare, e cioè che l’acqua del bacino non si può toccare fino a che non si è conclusa la stagione turistica. Bisogna ammettere che l’Enel non ha mai sgarrato da questa intesa. Adesso – prosegue Pais Becher – non vorremmo che la nuova normativa europea obbligasse l’ente a ridurre la portata del bacino, quando ci sono ancora i turisti».Questa è anche la preoccupazione del sindaco di Arsiè, Luca Strapazzon. In questi giorni il lago del Corlo non ha alcun deficit d’acqua. Il “pieno” sarà garantito almeno sino a fine agosto. «Ho letto con preoccupazione le dichiarazioni pienamente condivisibili dell’assessore Bottacin.

La nuova misura europea, se applicata al nostro caso, sarebbe un disastro». La stagione estiva dell’anno scorso ha registrato un aumento del 24% delle presenze. Un risultato straordinario. Quest’estate, anticipa il sindaco, dovremmo avere esiti ancora più rassicuranti. E il prossimo? «Spero che sarà un boom perché – spiega Strapazzon – ci sarà finalmente il nuovo parco acquatico che, secondo le previsioni, avrà una capacità attrattiva straordinaria».Quindi se nel 2021 il deflusso dovesse essere più pesante di quello minimo vitale, il dramma sarebbe inevitabile. Di dramma parla il sindaco perché il lago rappresenta tutto per Arsiè e dintorni: per i commercianti del paese, per gli appassionati dei laghi, per gli stessi pescatori. «Noi qui abbiamo la trota. Immaginiamo che cosa accadrebbe con le acque che scendono e salgono di qualche metro e con le sponde che inaridiscono: salterebbe, come si può ben intuire, la riproduzione delle trote». Francesco Dal Mas

 


 

Corriere Alpi 20-08-2019
L’assessore è allarmato: «Le simulazioni effettuate sono disastrose: saranno svuotati e non più utilizzabili a fini turistici»
Sos Bottacin: «Con il “deflusso ecologico” l’Europa ucciderà i laghi di montagna»

Allarme laghi: c’è il rischio che d’estate debbano svuotarsi (almeno in parte) per assicurare non più il deflusso minimo vitale d’acqua a fiumi e torrenti, ma il deflusso “ecologico”, di misura ben maggiore, addirittura per 2 miliardi di metri cubi d’acqua (in ambito regionale), buona parte di questi in provincia di Belluno. Si tratta di una nuova direttiva europea. La Regione Veneto sta ultimando delle simulazioni circa la sua applicabilità e in base ai primi risultati si paventa il rischio che la desertificazione ricorrente nel lago di Centro Cadore si ripeta anche in tutti gli altri bacini.

L’Enel stesso ha in corso una verifica. «Quella che è la “mostruosa” creatura dell’Europa, tanto amata da qualcuno e che prevede che si possa fare il formaggio senza il latte e il vino senza l’uva, ha colpito ancora», fa notare un polemicissimo Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile. Con la sua direttiva, l’Unione Europea ha previsto di uccidere i nostri laghi. E non sto esagerando. La gestione dei livelli dei bacini e l’applicazione di questa direttiva stanno in capo all’Autorità di Distretto (ex Autorità di Bacino), organismo presieduto dal ministero dell’Ambiente.

Ed è proprio il ministero dell’Ambiente che, con il suo decreto n. 30 del 13 febbraio 2017, ha stabilito che questa direttiva europea debba essere applicata entro il 2021».Ma vediamo subito che cosa stabilisce questa direttiva. Prevede che si passi dal Deflusso Minimo Vitale al Deflusso Ecologico. «Detta così», sottolinea Bottacin, «sembrerebbe una cosa da poco. Ma andando a verificare cosa sia in concreto questo nuovo mostro creato dall’Europa, si scopre che si traduce nell’obbligo di aumentare, in alcuni casi anche del 250%, le portate dei corsi d’acqua».È quanto auspicano, in verità, le popolazioni rivierasche del Piave o del Cordevole, o ancora del Boite o del Biois, solo per citare alcuni corsi d’acqua che attraversano la provincia. Una questione che dura da decenni.

«Apparentemente è una cosa giusta, per preservare i nostri fiumi e torrenti dal punto di vista ambientale della fauna e della flora», riconosce l’assessore. «Bisogna però sempre ricordarsi che l’acqua non è in quantità infinita e se aumenta la portata dei fiumi, in assenza di piogge aggiuntive, necessariamente calano i livelli dei laghi che stanno a monte. Sembrerebbe un concetto facile da capire e invece in questi anni», testimonia Bottacin, «ho scoperto che così non è. In una provincia in cui molti politici hanno fatto una battaglia epocale per garantire il deflusso minimo vitale, non si è spiegato ai cittadini in maniera trasparente che deflusso minimo significa abbassamento dei livelli dei laghi. Per anni, io che vivo da quasi dieci lustri in un comune rivierasco, ho provato a esprimere il concetto, ma inutilmente».Accade, infatti, che ogni anno si assiste all’abbassamento dei laghi per rispettare il deflusso minimo vitale. Adesso la situazione si sta notevolmente complicando con il passaggio al deflusso ecologico.

Non appena uscito il decreto del ministero dell’Ambiente, il consiglio regionale del Veneto ha approvato una mozione affinché l’applicazione di questa nuova regola avvenga gradualmente e in maniera sperimentale, in modo da poterne valutare anche gli aspetti negativi. E questi – ad avviso dell’assessore all’Ambiente – sono molteplici. «Noi», spiega Bottacin, «come Regione abbiamo iniziato a fare delle simulazioni per verificare cosa accadrebbe con il deflusso ecologico e, pur non avendo ancora i dati definitivi, abbiamo rilevato che i laghi montani, nove anni su dieci, non potranno essere utilizzati per fini turistici». Mancherebbero all’appello due miliardi di metri cubi d’acqua, che, afferma Bottacin, non ci sarebbero nei laghi e neppure per gli agricoltori. Si riscontrerebbero, dunque, danni enormi al settore primario e al settore terziario. «Dopo tutti gli investimenti fatti per la fruibilità turistica dei bacini di montagna, ci troveremmo con un pugno di mosche.

Senza contare i danni ambientali», specifica l’assessore. «Infatti a fronte di un miglioramento delle aste fluviali, si avrebbero impatti negativi sulla fauna dei laghi e anche danni dal punto di vista geologico».”Ovviamente tutto ciò avrebbe ripercussioni anche sull’occupazione con ulteriori danni economici rilevantissimi. Per questo – conclude Bottacin -, stiamo simulando vari scenari che sottoporremo all’autorità di Distretto. Ma oltre a questo, voglio ricordare che la Regione ha chiesto anche l’autonomia sulla materia “tutela dell’ambiente” che oggi è di competenza legislativa esclusiva statale». –
Francesco Dal Mas