I Comuni montani e l’energia

Dal Corriere del Veneto 01 02 2014

I COMUNI MONTANI E L’ENERGIA
Ora i sindaci chiedono le microcentrali

L’Alto Adige: «Noi ne abbiamo 900, problemi risolti. Le piante? Potate» Ora i sindaci chiedono le micro centrali L’Alto Adige: «Noi ne abbiamo 900, problemi risolti. Le piante? Potate»
BELLUNO — La soluzione al rischio-blackout passa attraverso l’«autonomia energetica ». Lo sanno in Alto Adige, dove diversi comuni si sono costruiti la propria centrale elettrica che, in caso di necessità, è in grado di produrre l’elettricità necessaria al paese. E ora la stessa cosa viene chiesta a gran voce da alcuni sindaci del Bellunese che ieri, per la seconda volta in un mese, si sono ritrovati senza corrente a causa dell’abbondante nevicata. «Nella zona di Calalzo viviamo il paradosso di avere tre centrali che riforniscono di elettricità la pianura, e nonostante questo ci ritroviamo a l l e p r e s e c o n i l blackout», spiega il sindaco Luca De Carlo. «Occorre studiare il sistema per interrompere, in caso di necessità, il collegamento con la rete nazionale e dirottare l’energia prodotta su un circuito tutto interno al paese». La pensa allo stesso modo il vicesindaco di Borca, Giuseppe Belfi: «Mi rendo conto che non si può rifornire di generatori tutti i paesi del Bellunese, ma proprio per questo la soluzione potrebbe essere quella di costruire delle centrali in grado di produrre energia in situazioni di emergenza, per poter così sopperire alle necessità del paese quando le tradizionali linee si interrompono, come in questo caso, per la caduta di alberi o per il peso della neve».
L’idea, almeno in linea teorica, è realizzabile. In fondo non è molto diverso da ciò che già avviene in Alto Adige. «Dieci anni fa anche noi ci siamo trovati ad affrontare i problemi che ora denuncia il Veneto e li abbiamo risolti operando su più fronti», spiega l’assessore alla Protezione civile di Bolzano, Florian Mussner. «Abbiamo rilasciato novecento autorizzazioni a cooperative che gestiscono l’elettricità nelle valli laterali, dove Terna è meno presente. Hanno creato delle piccole centrali che ricavano energia dall’acqua, un sistema molto diffuso che ha risolto i disagi nei paesi più piccoli e impervi ». Dei micro-produttori di corrente elettrica destinata all’uso interno, quindi. A questo, naturalmente, si sono affiancati diversi altri interventi, a cominciare dalla manutenzione ordinaria delle aree boschive attraversate dai tralicci. «Gli alberi vicini ai piloni dell’alta tensione ora vengono potati con regolarità», assicura Mussner. Ma l’investimento, sul fronte della prevenzione dei blackout, è stato ad ampio raggio: «Terna ha interrato gran parte delle linee elettriche mentre quasi cinque milioni di euro sono stati investiti in nuovi cavi dell’alta tensione. Altri stanziamenti sono serviti ad acquistare una serie di gruppi elettrogeni che affiancano quelli comprati da aziende produttive e hotel».
Qualche dubbio, invece, lo manifesta il vicesindaco di Valle di Cadore, Daniel Battistella: «Possiamo costruire tutte le centrali elettriche che vogliamo, ma se poi non ci sono i soldi o la volontà di fare la manutenzione e formare il personale necessario a farle funzionare, il problema si riproporrà. Non riusciamo neppure a tagliare gli alberi che crescono vicino ai tralicci, come pensiamo di riuscire a mantenere efficienti delle piccole stazioni per la produzione e la distribuzione di energia?». L’umore che si respira tra i sindaci di montagna è un misto di rabbia e rassegnazione. «È la manutenzione, il vero problema: occorre mettere in sicurezza le linee che alimentano i nostri paesi», dice il sindaco di Vodo di Cadore, Gianluca Masolo. Da Borca, anche il vicesindaco Belfi lascia intendere che questa nuova interruzione di corrente era inevitabile: «Le linee sono vecchie di cinquant’anni, va fatto un restyling complessivo invece di perdersi in inutili polemiche ». «Mi rendo conto che nelle poche settimane trascorse dall’ultimo blackout non si poteva fare granché – chiosa il primo cittadino di Calalzo – e che sarebbe impensabile di dotare tutti i paesi di generatori simili a quelli che, a dicembre, salvarono Cortina. Ma non si può neppure accettare di rimanere con le mani in mano». Per questo lancia un ultimatum, che è lo stesso che da giorni ripetono tutti i bellunesi: «All’arrivo della primavera voglio sentir “cantare” le motoseghe: gli alberi che rischiano di schiantarsi sui cavi elettrici vanno subito abbattuti, per evitare di ritrovarsi, il prossimo inverno, a vivere le stesse emergenze».