Gosalda, contrordine sulla centralina: si sequestri

dal Corriere delle Alpi del 14 maggio 2015

Contrordine sulla centralina: si sequestri
GOSALDO Nuovo decreto di sequestro. Il giudice per le indagini preliminari Vincenzo Sgubbi ha emesso il secondo per i beni dei soci della Hydropower di Santa Giustina, nella vicenda della dichiarazione infedele e dell’elusione fiscale per la centralina sul torrente Gosalda. Il primo decreto era stato vanificato da un ricorso presentato dai difensori dei cinque indagati Maurizio Curti, Lucio e Vittorio Zollet, Marco Bortoluzzi e il commercialista Alessandro Bampo per un vizio procedurale, relativo alla verbalizzazione. La procura della Repubblica era pronta a presentare un suo ricorso per Cassazione: da vedere se partirà lo stesso oppure se è superato da questa nuova iniziativa. Di sicuro, l’una non esclude l’altro, mentre la Guardia di finanza stava già dissequestrando un capitale complessivo di tre milioni e mezzo di euro. Secondo l’accusa, gli indagati hanno venduto una centrale idroelettrica in Valle del Mis eludendo il fisco: quattro soci e un loro consulente sono stati denunciati dalle Fiamme Gialle, che avevano anche eseguito questo provvedimento di sequestro preventivo di beni (oltre un milione di euro su conti correnti bancari e il resto in immobili e quote societarie). La cessione sarebbe stata effettuata con un’operazione raffinata, che aveva lo scopo finale di far risparmiare illegalmente quasi due milioni di euro di imposte ai venditori bellunesi. Le indagini della Finanza si sono concentrate su una società a responsabilità limitata bellunese, che aveva chiesto alla Regione l’autorizzazione a realizzare una centrale. In seguito, questa è stata ceduta alla lombarda Poliplast, ma non con una normale compravendita, bensì attraverso un meccanismo, che ha comportato la costituzione di una nuova società, la Gosalda, alla quale è stata trasferita l’autorizzazione per la gestione, che non contava neanche un dipendente e aveva sede e soci della prima. Questi hanno poi trasferito il pacchetto azionario all’acquirente, sfruttando un meccanismo, che ha consentito di eludere quasi 2 milioni di imposte. (g.s.)