“Goodbye glaciers”, attualità del turismo glaciale

da MountCity – 16 novembre 2019

“Goodbye glaciers”, attualità del turismo glaciale

Se il disastro di Venezia non rubasse la scena, i ghiacciai delle Alpi vivrebbero di questi tempi una
stagione di grande popolarità. Sull’onda del cambiamento climatico, la loro agonia non solo fa notizia
ma diventa spettacolo. Si organizzano trekking sulle vestigia di defunti ghiacciai e cerimonie funebri
(in Svizzera) con ragazze velate. Ora a Bolzano una mostra fotografica aperta dal 29 novembre al 29
dicembre su questi… morituri eccellenti viene organizzata dall’Ufficio idrografico della Provincia
autonoma assieme al team del progetto Interreg Italia-Austria GLISTT e al Comune. Il titolo
“Goodbye glaciers” la dice lunga sul tema prescelto. “Stiamo andando verso l’estinzione di una
specie?” si chiede nella relazione introduttiva il professor Claudio Smiraglia.

UNA DOMANDA che saranno in molti a porre domenica 17 novembre all’illustre glaciologo nella sede
della Società Escursionisti Milanesi dove alle 20.30 Smiraglia presenta, nel quadro di BookCity, tre
nuovi volumi del Comitato Glaciologico Italiano (vedere locandina). L’appuntamento è da non
mancare per quanti hanno a cuore le sorti dell’ecosistema. Ma perché preoccuparsi tanto dei
ghiacciai? Non è forse più grave la situazione del livello del Mediterraneo che si innalza per il
riscaldamento globale? Secondo le proiezioni dell’Enea, entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati
di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse. I picchi a Venezia, Napoli e Cagliari.

TUTTI ORMAI SANNO che il cambiamento climatico sta scaldando i mari e sciogliendo i ghiacci.
Secondo la Nasa la Groenlandia ha perso 281 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno dal 1993 al
2016, l’Antartide ne ha persi 119. Tra una ventina d’anni, quando saranno kaputt quasi tutti i
ghiacciai delle Alpi e altri saranno ridotti a poca neve sulle cime, come avverrà il rifornimento idrico
alle campagne delle pianure? In Lombardia si è già dimezzata la superficie di alcuni ghiacciai come
lo Spluga, il Codera, il Disgrazia, il Bernina, lo Scalino-Painale, i ghiacciai della valle di Livigno, il
Dosdè-Piazzi, l’Ortles Cevedale, quelli dell’Adamello e delle Orobie. Le fotografie pubblicate sulla
pagina Facebook del Servizio Glaciologico Lombardo testimoniano la consunzione in atto in
quest’epoca che i glaciologi definiscono interglaciale.

UN’ALTRA VERITA’ sta intanto venendo a galla e riguarda l’inquinamento dei ghiacciai. Quello dei
Forni in Valtellina contiene tra i 131 e i 162 milioni di particelle di componenti plastici. Si tratta di
un tasso equiparabile a quello dei mari europei, conseguenza della presenza umana che mette a
rischio l’ecosistema di tutto l’arco alpino. Una presa di coscienza più che mai s’impone dunque anche
per quanto riguarda consumi e buone pratiche. Con piacere si apprende che il comprensorio sciistico
della Val di Pejo è il primo a livello mondiale a mettere al bando i prodotti di plastica. Nei rifugi sono
banditi stoviglie, bicchieri, cannucce monouso, bottiglie di plastica. E’ il primo passo di un progetto
in più tappe. Gli amministratori locali hanno deciso di accelerare le misure dopo uno studio
dell’università statale e Bicocca di Milano sul ghiacciaio dei Forni.

“LA CRIOSFERA ALPINA, l’insieme cioè del ghiaccio in tutte le sue forme”, spiega ancora il professor
Smiraglia, rappresenta non solo un’importante risorsa idrica, turistica e paesaggistica, ma con la sua
recente evoluzione è divenuta anche presso il grande pubblico l’indicatore più evidente dei
cambiamenti climatici in atto”. Facilmente monitorabili tramite webcam o immagini satellitari, i laghi
che sempre più si formano sulla superficie di un ghiacciaio possono creare problemi? Anche a questa
domanda offrirà una risposta il professor Smiraglia. Molti a quanto risulta si svuotano in modo
naturale ogni anno. Sistemi di allerta vanno però predisposti per avvertire la popolazione in caso di
possibili frane e inondazioni. Davvero la montagna sta diventando più pericolosa? Il tema è
controverso. In effetti oggi i ghiacciai sono più piccoli e c’è quindi meno ghiaccio: questo dovrebbe,
scongiuri, mettere al riparo da catastrofi come quella del 1965 alla diga di Mattmark, in Vallese, in
cui morirono 88 persone. (Ser)