Gli incentivi non creano posti duraturi

Dal Corriere delle Alpi del 26 agosto 2017

Gli incentivi non creano posti duraturi

Il dibattito di questi giorni sui possibili incentivi e sul loro potere, quasi taumaturgico nei confronti dell’occupazione vera, non ci convince. I segnali positivi sul fronte occupazione del primo trimestre 2017 e le buone previsioni excelsior per i mesi a venire, sono a dimostrare che gli imprenditori, a fronte di ordini da evadere, scelgono addirittura di pagare i costi aggiuntivi del lavoro interinale, che sta vivendo una stagione d’oro, a dispetto di attese decontributive. Come dire che, il lavoro c’è se il mercato tira e non se una decontribuzione, parziale e a termine, lo incrementa.

Puntare i riflettori sulla decontribuzione per come l’abbiamo fin qui conosciuta, senza considerare il contesto in cui le imprese operano, finisce per produrre effimere scorciatoie. Nel concreto prendendo ad esempio l’ultimo atto ferragostiano del Governo, che senso ha agevolare le assunzioni se poi il contesto normativo è penalizzante come il provvedimento su terre e rocce da scavo che rischia di impedire anche il lavoro più piccolo? Il contesto che aiuta le assunzioni, qualsiasi tipo di assunzione, è il mercato e la capacità/possibilità delle imprese a coglierne le opportunità, nonostante i tanti ostacoli che conosciamo. E con queste premesse, riteniamo di gran lunga più importanti le iniziative che aiutano le imprese a stare nel mercato che i contributi che illudono le prospettive di tenuta occupazionale.
Il lavoro, nel Veneto come in Italia, risiede nella maggior parte nella piccola impresa che mai come oggi esprime un mix positivo di energia e rabbia. Ma la piccola impresa, nella manifattura per una parte rilevante, lavora anche in filiera e diviene anello determinante per un’efficace e tempestiva soddisfazione di commesse da parte di tante imprese committenti, a loro volta piccole e medie. Se è positivo che il Governo abbia posto la sua attenzione all’occupazione piuttosto che intervenire su temi triti e ritriti quali le pensioni, c’è da riflettere sullo strumento prescelto, gli sgravi contributivi.Venendo alle proposte sul lavoro, queste dovrebbero affrontare, una volta per tutte, il suo costo. Una riduzione organica e a regime che consenta una maggiore competitività nei prezzi di prodotti e servizi. Lo sottolineiamo perché è proprio la piccola impresa che registra la maggiore incidenza del costo del lavoro sul prodotto finale. Come? Riducendo stabilmente e progressivamente le aliquote Inps, intervenendo, ad esempio, anche sulle aliquote per Tfr, malattia e Aspi. Riducendo i costi Inail.Condividiamo, sia ben chiaro, la preoccupazione sul fronte del lavoro giovanile. Occorre fare tutto il possibile in proposito. Perché non affidare tale compito all’apprendistato, che sta dimostrando una straordinaria efficacia e attualità attualizzandolo, dando più peso alla formazione professionalizzante e meno a quella trasversale, riducendo le ore a carico dei diplomati, sempre nel triennio e allo stesso tempo aumentando la formazione professionalizzante svolta all’interno dell’azienda o d’intesa con soggetti esterni.Perché non trattiamo, chi si mette in proprio prima dei 29 anni, con la stessa attenzione che si vorrebbe riservare ai giovani lavoratori?
Allo stesso tempo occorre considerare che ci sono isole di disoccupazione anche dopo i 30 anni, tra i 50 e i 60 in particolare. Le cosiddette politiche per il reimpiego sono ancora al palo nella irresponsabile diatriba tra Stato e Regioni, mentre dovrebbero essere uno strumento efficace, vicino all’azienda, esclusivamente su base regionale.In conclusione rinnovo l’invito a non saltare a piè pari tutti questi temi, quasi abbagliati da una nuova stagione di decontribuzione parziale e a termine, così rinviando per l’ennesima volta scelte permanenti e universali. Occorre tener conto del lavoro reale e duraturo, evitando di premiare chi rincorre, di volta in volta, i vantaggi contributivi cambiando pagina il giorno dopo che questi sono cessati.*
Presidente Confartigianato del Veneto
Di Agostino Bonomo