Free Rivers Italia risponde alle associazioni di categoria dell’idroelettrico

Comunicato del Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia in riferimento alla recente bozza di decreto per l’incentivazione alle energie rinnovabili e in risposta alle dichiarazioni delle Associazioni di categoria apparse sulla stampa.

La bozza del nuovo decreto in materia di incentivi agli impianti idroelettrici, decisamente più rigoroso e attento alle istanze ambientali, ha scatenato le proteste degli operatori di settore. Ma si tratta del lamento di chi per anni ha goduto di rendite di posizione, spacciate come “environmental friendly”, ingiustificate e dannose per l’ecosistema, per le casse dello Stato e per l’economia dei territori. Quando un settore ha bisogno dell’incentivo per sopravvivere, è tempo di fare una riflessione, o quantomeno è opportuno che la faccia chi ha responsabilità di governo. Ci sono tantissime associazioni e cittadini che da da anni cercano salvare i loro corsi d’acqua e non hanno mai avuto voce.

La bozza di decreto 2018-2020 per le Fonti Energetiche Rinnovabili, recentemente emanata dal Ministero dello Sviluppo Economico, limita fortemente l’incentivazione all’idroelettrico sui corsi d’acqua naturali, riservandola ai soli impianti che utilizzano acque già incanalate e sfruttate per altri usi. Il decreto si propone di limitare i danni causati dalla pessima gestione degli anni passati ed è importante che non subisca modifiche peggiorative sotto la pressione delle lobby nelle ultime fasi del suo iter. Semmai deve essere migliorata risolvendo alcuni punti ancora critici evidenziati nelle osservazioni sottoscritte da numerose associazioni.

E’ utile premettere che il decreto non è retroattivo e riguarda solo gli impianti ancora da realizzare; quelli in funzione continueranno a percepire lauti incentivi fino alla scadenza dei 20 anni.

Il decreto accoglie per la prima volta, dopo anni di denunce, le istanze dei territori presi d’assalto dalla speculazione idroelettrica innescata da una impropria e dissennata incentivazione statale.

Ma chi è stato abituato a godere di una rendita di posizione ora si lamenta con argomentazioni di comodo, alcune delle quali assurde, come quella che il mini-idro porterebbe dei vantaggi nella salvaguardia dalle alluvioni. E’ invece del tutto evidente, dati alla mano, che l’apporto energetico complessivo del nuovo idroelettrico è poco significativo e che siamo in presenza di un grande affare per gli speculatori a tutto danno del territorio.

Le gravi lacune normative dello Stato e delle Regioni nella autorizzazione dei progetti hanno portato già nel 2014 la Commissione Europea ad aprire una procedura di pre-infrazione (Pilot 6011/2014 ENVI), e i provvedimenti fino ad oggi adottati per recuperare i ritardi dell’Italia nell’applicazione della Direttiva Quadro Acque non sono stati efficaci.

In questo quadro sorprende, e francamente indigna, la posizione assunta dal Politecnico di Milano, schierato a sostegno della speculazione privata.

Per gli impiantisti i fiumi e i torrenti sono solo un dislivello d’acqua per produrre chilowattora… e denaro. Nei loro comunicati si parla solo di soldi, e naturalmente solo di quelli che vanno a loro, non dei soldi che i territori perdono a causa dei danni prodotti all’economia e al turismo quando i torrenti vengono prosciugati dagli impianti. Mai, nell’analisi economica, viene conteggiato il valore dei servizi ecosistemici che un corso d’acqua in salute fornisce gratis alla collettività: biodiversità, autodepurazione, protezione dalle alluvioni, paesaggio e turismo, sport, pesca, benessere, identità…

Lo schema è quello solito: privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

In questi giorni siamo all’ultimo nodo: è ormai indispensabile rivedere un sistema incentivante che ha “drogato” per anni mercato e imprese. Il re è nudo, e nessuno può fingere di non sapere. Le problematiche sono ben presenti al Governo anche grazie alle numerose segnalazioni che Associazioni e Comitati di tutta Italia hanno inviato negli ultimi anni.

Sarebbe davvero poco lungimirante per lo Stato Italiano rischiare una costosissima procedura di infrazione europea per cedere alle pressioni di un comparto che sopravvive solo grazie all’incentivo e che sta raschiando il fondo del barile, perché di fiumi da sfruttare ben presto non ce ne saranno più.

25 settembre 2018

Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia

www.freeriversitalia.eu