Emergenza siccità: prima giù dai pascoli

Dal Gazzettino del 26 agosto 2017

Emergenza siccità: prima giù dai pascoli

Senza erba e senza acqua, la smonticazione è anticipata di quindici giorni. Sembrano non esserci alternative: la siccità ha messo in ginocchio le malghe della provincia e i pascoli non sono abbastanza verdi per il bestiame. Dunque, invece che dopo la metà di settembre, l’abbandono dei prati alti e la ridiscesa verso le stalle avverrà quest’anno ai primi del mese. A darne l’annuncio è Coldiretti, dopo il tour che ha portato il presidente Silvano Dal Paos e il capo zona Michele Nenz in visita a diversi allevatori della provincia.

La stagione non è da bocciare in toto, no certo, ma è stata più sofferta del solito. «Abbiamo visto con occhia la situazione di diverse malghe, dall’Agordino alla zona di Alano spiegano i due ed è per tutti la stessa. Questi mesi sono stati molto positivi in termini di presenze turistiche, i visitatori ci sono stati e anche numerosi, ma la mancanza di piogge rende difficile dare da mangiare alle bestie». Manca l’acqua e manca l’erba tanto che in alcune zone è ormai routine l’approvvigionamento con trattori che salgono in quota a portare foraggio. Con i conseguenti disagi e costi. Ma così non si può continuare a lungo perciò sembra ormai decisione presa quella di scendere a valle prima del tempo, già tra una decina di giorni. Il problema è grave soprattutto per i bovini, meno per le capre. E poi gli animali selvatici. Ad aggravare un’estate resa precaria dalle scarse piogge, ci si sono messi anche lupi e cinghiali. I secondi, soprattutto, contribuiscono a lasciare senza cibo le vacche in una lotta impari tra pastori e animali.
«I cinghiali sono diventati una presenza costante spiega Nenz -, ma creano problemi enormi perché dissodano il terreno togliendo l’erba agli animali e impedendone così la crescita per diversi anni. In alcuni casi si tratta di pochi esemplari e di zone circoscritte, ma quando si parla di branchi interi i disagi si fanno importanti e diffusi». I lupi, quelli, da buoni predatori capita che attacchino il bestiame, specie nelle zone di Alano, Nevegal e Livinallongo. «Gli strumenti preventivi in dotazione dalla Regione non sono sufficienti concludono dall’associazione di categoria -: i cani da guardiania convivono con difficoltà con l’uomo e i recinti elettrici a volte non bastano. Ci attendiamo una diffusione sempre più massiccia dell’animale, per cui occorre creare un terreno fertile alla convivenza».

Alessia Trentin