È l’anno più secco da due secoli

Dal Corriere delle Alpi del 05 Dicembre 2017

Il Cnr certifica un 2017 da record per il clima: 30% in meno di piogge rispetto alla media

ROMA Oggi è la Giornata mondiale del suolo, e l’Italia si presenta con un dato poco incoraggiante. Il consumo di suolo, ovvero la copertura del territorio con cemento o asfalto, avanza al ritmo di 3 metri quadrati al secondo, 30 ettari al giorno. Lo certifica l’Ispra, il centro studi del Ministero dell’Ambiente.La velocità del consumo di suolo è rallentata a causa della crisi economica. Nei decenni passati era di 8 metri quadri al secondo. Con la ripresa dell’economia, c’è il rischio che la cementificazione torni a questa velocità. Soprattutto in mancanza di normative europee e nazionali che la controllino e la limitino. Al 2016 secondo l’Ispra risultano cementificati oltre 23mila km2 (pari a Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Negli anni 50 era coperto solo il 2,7%.

La Giornata mondiale del suolo è stata istituita nel 2014 dalla Fao, l’agenzia agroalimentare dell’Onu. Lo scopo, scrive la Fao, è «richiamare l’attenzione sull’importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno». Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, si assiste a una cementificazione crescente, con migliaia di ettari di boschi e aree verdi spazzati via da palazzi, strade, fabbriche. Un cambiamento in parte necessario, per dare case e benessere a popolazioni in crescita. Ma in parte anche deleterio, perché selvaggio e incontrollato, fonte di inquinamento e di distruzione di risorse.ROMA Il 2017 è stato l’anno più secco in Italia degli ultimi due secoli. Lo certifica il Consiglio nazionale delle ricerche, che parla di un anno in cui le piogge sono state il 30% in meno della media, in alcuni mesi oltre il 50% in meno.

Il 2017 nel Belpaese è stato da record anche per il caldo. Dall’Ottocento a oggi si è classificato al quarto posto tra i più caldi (a pari merito con 2001, 2007 e 2016). Gli anni più caldi in Italia sono nell’ordine il 2015, il 2014 e il 2003. Messi insieme, i dati della siccità e del caldo descrivono un paese che negli ultimi anni è sempre più colpito dal riscaldamento globale. «A partire dal mese di dicembre del 2016 (primo mese dell’anno meteorologico 2017) si sono susseguiti mesi quasi sempre in perdita – scrive il Cnr – Fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%». Le piogge a fine 2017 sono risultate di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, tanto da far etichettare quest’anno come il più secco dal 1800 ad oggi. Per trovare un anno simile bisogna andare indietro al 1945: anche in quell’anno ci furono 9 mesi su 12 pesantemente sotto la media, ma il deficit fu -29%, quindi leggermente inferiore.

Nell’inverno 2016-17 in Italia è piovuto il 21% in meno della media 1971-2000, in primavera 2017 il 48% in meno. In estate è mancato addirittura il 61% delle precipitazioni, in autunno il 20%. Marzo ha registrato un -56% di piogge, maggio -50%, giugno -53%, luglio -43%, agosto -82%, settembre -27%, ottobre -79%. Il 2017 è stato un anno record anche per il caldo, ma in questo caso non è stato il più caldo in assoluto. «Dal punto di vista termometrico – scrive il Cnr – il 2017 ha fatto registrare, per l’Italia, un’anomalia di +1,3 gradi al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001, 2007 e 2016». Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un’anomalia di +1,36 gradi), il 2014 (+1,38 gradi rispetto alla media) e il 2015, che resta l’anno più caldo di sempre, con i suoi +1,43 gradi al di sopra della media del periodo di riferimento. L’aridità da record del 2017 ha fatto 2 miliardi di danni alle coltivazioni. Senza contare la perdita di 141.000 ettari di boschi a causa degli incendi. Questi i conti che Coldiretti ha provato a fare commentando i dati del Cnr.