È emergenza siccità: corsi d’acqua asciutti

Dal Gazzettino del 24 luglio 2017

È emergenza siccità: corsi d’acqua asciutti
“Colture in crisi, ma il governo non ci riconosce l’emergenza

Nord est Coldiretti “Danni ai cereali, fieno e frutt. In alcune zone perdit del 100%
Lago di Garda al 34,4%, il Po a 3,5 metri sotto zero

NUMERI ALLARMANTI Il Veneto, dallo scorso aprile, ha emesso tre ordinanze per contingentare l’acqua. In Friuli Venezia Giulia è stato sancito lo stato di sofferenza idrica. In Lombardia, per la siccità, si stimano perdite pari a circa 90 milioni di euro. È stato di emergenza in Emilia-Romagna, nelle zone di Parma e Piacenza. E in Toscana. Nel Lazio, si prospetta il razionamento d’acqua per 1,5 milioni di romani. La Campania ha chiesto lo stato di calamità naturale.

Procedure avviate pure in Calabria e in Sardegna. Ordinanze antispreco sono state emesse in più comuni del Molise. Sarebbero dieci le regioni che stanno per chiedere lo stato di calamità naturale nel tentativo di far fronte alle perdite gravi, in alcuni casi gravissime che sta provocando la siccità nel nostro Paese. I numeri sono evidenti. Il Lago di Garda è al 34,4% di riempimento del volume. Il Po, al Ponte della Becca, a Pavia, è circa 3,5 metri sotto lo zero idrometrico.

Le dighe sono ai minimi storici nel Molisano. Circa due terzi dei campi coltivati sono a secco. A misurare le conseguenze di questa stagione straordinaria, sia per le temperature, decisamente più alte della media del periodo, sia per le precipitazioni, al contrario sensibilmente più basse, è Coldiretti che stima in oltre due miliardi di euro i danni determinati a colture e allevamenti dall’aumento dei costi per irrigazione e ventilazione e dal calo delle produzioni, pure del latte sceso di circa il 15%.

La situazione più grave si registra in Calabria con 310 milioni di euro stimati di danni a colture e allevamenti. In Toscana, si valutano oltre 200 milioni di euro di perdite. Si aggirano intorno a questo dato quelle in Abruzzo e in Campania. È di 140 milioni il conto in Puglia. Di 120 in Sardegna, dove quattromila aziende agricole sono a secco. Si stimano in più di 100 milioni di euro i danni per le coltivazioni in alcune zone dell’Emilia-Romagna.

A questi vanno aggiunti 50 milioni per nubifragi e grandinate. Tra 90 e 110 i milioni persi nel Lazio, in particolare a Latina. Più di 60 quelli calcolati per l’Umbria. Circa 30 i milioni di euro per le colture nelle Marche, con crolli fino al 50% delle produzioni. In Lombardia, si registra un calo del 20% del”erba per il bestiame sui pascoli di montagna. Grave la situazione idrica degli alpeggi in Piemonte, dove si registra pure una diminuzione del 30% nelle rese cerealicole. In sofferenza le province di Cuneo, Asti e Alessandria. Difficile la situazione in Liguria, soprattutto negli oliveti dell’area di Imperia e nelle zone irrigue di Andora e Albenga. A rischio parte della produzione del basilico. In Sicilia sono triplicati i costi di irrigazione. La media della precipitazione totale, nel periodo 2001-2010, secondo i dati Istat e Ispra, ha superato solo dell’1,8% quella del 1971-2000.

L’incremento tendenziale si conferma nei dati 2011-2015. Diverso, però, è quando le precipitazioni si analizzano nel dettaglio. Se è vero che sono quantitativamente aumentate, lo è anche qualitativamente sono mutate con periodi e zone in evidente criticità contrariamente ai decenni precedenti. I rovesci sono più violenti ma brevi, non efficaci quindi per contrastare la siccità.