Dossier Centraline, business in mano a pochi grandi gruppi

dal Corriere del Veneto del 24 ottobre  2016

Troppe centraline, fiumi a rischio – Il dossier degli ambientalisti
Giro d’affari da 73 milioni: «Business in mano a pochi grandi gruppi»

BELLUNO Tante (troppe) centrali idroelettriche, gestite da pochi grandi gruppi. Con il rischio
concreto di esaurire le risorse d’acqua. E prosciugare i fiumi. Un dossier sulle centraline, è stato
presentato dagli ambientalisti. E i risultati sono allarmanti: 150 sono gli impianti che già esistono a
Belluno, con un giro d’affari di 73 milioni. E altre 150 le richieste di concessioni. Con quattro
grandi gruppi privati che hanno il più alto numero di concessioni: Fontana/Svea, Zollet,
Idroelettrica Alpina, En&En, con il 40% di tutta l’energia derivante dall’acqua degli impianti, poi
c’è il Bim. I grandi gruppi e il Bim hanno il 64% del totale delle centraline, il resto è di privati e
Enel. Una denuncia, quella delle risorse naturali a rischio, che arriva dal convegno: «Come
distruggere l’ambiente per mettere le mani sul pubblico denaro», sabato in Sala Bianchi a Belluno.
Su 125 impianti (dei 150) esaminati accuratamente dagli attivisti di Acqua Bene Comune, Wwf
Terre del Piave Belluno e Treviso, la sezione bellunese di Italia Nostra e il Comitato Peraltrestrade
Dolomiti, la maggior parte è quindi gestita da pochi grandi gruppi. Al convegno c’era anche Dario
Tosoni, rappresentante del Comitato Acqua delle Alpi, che riunisce rappresentanti di Friuli Venezia
Giulia, Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, dove i problemi sono gli stessi. Nel
dossier di denuncia degli ambientalisti, ci sono nomi e cognomi dei richiedenti degli impianti,
visure camerali e il quantitativo di acqua che, per legge, deve rimanere nel corso d’acqua.
Lo stato italiano ha promulgato una serie di provvedimenti legislativi, culminati con la legge 99
del 23 luglio 2009 che, secondo le Direttive Europee (Direttiva Energia 28, emessa a seguito del
protocollo di Kyoto), hanno incentivato con cospicue sovvenzioni la produzione di energia elettrica
da fonti rinnovabili. Ne è seguita una «corsa all’acqua» e agli incentivi del Gse (Gestore servizi
idroelettrico). E di conseguenza un impoverimento dei corsi d’acqua, spesso sfruttati in più punti. In
Italia il «giro d’affari» si aggira su 1200 milioni (1,2 miliardi). Nel Bellunese ci sono altre 150
richieste di concessioni, oltre alle 50 già autorizzate. L’ 80% dei proventi del territorio di
Bellunoderivano dagli interessi che ruotano attorno alle 28 centraline che abbracciano il 24% di
tutta l’energia derivante dall’acqua. Uno dei problemi evidenziati nel dossier è che quando i sindaci
si esprimono da azionisti del Bim approvano il Piano industriale e quindi la nascita di nuove
centraline, quando invece si esprimono da amministratori del proprio Comune si dicono contrari a
nuovi impianti. I 4 grandi gruppi e il Bim abbracciano dunque il 64%. Il resto si spalma tra 50
privati e Enel, che pare miri alla centralina Camolino – Busche: se venisse approvata tutta la
statistica sarebbe da rifare, la sua potenza si aggira sui 14.724 MegaWatt. Quali le conclusioni?
«Abbiamo trovato molti indizi, abbiamo seguito il denaro – hanno spiegato Acqua bene Comune,
Wwf, Italia Nostra e Peraltrestrade Dolomiti -, in molti casi le autorizzazioni rilasciate dopo le
concessioni non tengono alcun conto dell’ambiente».