Decreto FER: la Lega si schiera con la speculazione idroelettrica

Comunicato stampa del Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia

La Lega si schiera con la speculazione idroelettrica contro le comunità locali che si battono per la tutela dei loro fiumi.

PREMESSA: La bozza di decreto 2018-2020 per le Fonti Energetiche Rinnovabili – emanata dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) – limita fortemente l’incentivazione all’idroelettrico sui corsi d’acqua naturali, riservandola ai soli impianti che utilizzano acque già incanalate e sfruttate per altri usi (corsi d’acqua artificiali, acquedotti, sfruttamento dei deflussi minimi vitali). Il decreto, pur mantenendo alcune criticità relative al mantenimento della incentivazione degli impianti sulle briglie e traverse esistenti, accoglie per la prima volta, dopo anni di denunce, le istanze di territori presi d’assalto dalla speculazione idroelettrica innescata da una impropria e dissennata incentivazione statale.

Se confermato senza modifiche peggiorative, il decreto costituirà un primo passo importante nella direzione della salvaguardia di fiumi e torrenti.

Esso permette, purtroppo assai tardivamente, di tutelare quello che rimane dei corsi d’acqua italiani dopo che, dal 2009, sono stati autorizzati e costruiti circa 2000 nuovi impianti, mentre la produzione idroelettrica è rimasta sostanzialmente invariata.

Ma c’è chi rema contro: il senatore lombardo Paolo Arrigoni (Lega) ha partecipato al workshop del 16 ottobre organizzato a Roma da Assoidroelettrica e si è impegnato a intervenire sul MISE e sul MATTM per il ripristino degli incentivi agli impianti mini-idroelettrici.

Il senatore, responsabile Energia della Lega nonché membro della Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali di Palazzo Madama, ha parlato sia a titolo personale che per conto della Lega e le sue dichiarazioni si trovano nel video integrale dell’incontro su youtube e sono riportate dalla rivista specializzata Qualenergia (articolo allegato).

Notiamo con una certa sorpresa che il Parlamentare, la cui buonafede non vogliamo mettere in discussione, mostra di non essere molto informato. Riferendosi infatti agli impianti mini-idro attribuisce loro tutta una serie di valenze che essi non hanno:

– elevata produzione

– programmabilità della produzione

– capacità di accumulo

– ritorno di denaro alla collettività attraverso i canoni

Le argomentazioni del senatore si basano su una premessa fallace: l’attribuire al mini idro virtù che appartengono in esclusiva al grande idroelettrico.

– I piccoli impianti idroelettrici, seppur numerosissimi (erano all’incirca 1200 nel 2009, 2000 nel 2014 e 3000 nel 2017) che oramai interessano come nuove installazioni o domande ogni torrente fino sotto le sorgenti, producono solo il 6% della energia da fonte idraulica, lo 0,7 % della energia elettrica e lo 0,2 % dei nostri consumi totali di energia.

– Essi non hanno alcuna possibilità di programmazione in quanto essendo ad acqua fluente dipendono da fattori atmosferici come le altre rinnovabili (eolico, fotovoltaico).

– Non permettono certo l’accumulo di energia, che si fa con pompaggi tra bacini e non con impianti ad acqua fluente. Senza dimenticare che l’energia proveniente dai pompaggi non rientra tra le energie rinnovabili.

– Il denaro che attraverso i canoni rientra alla collettività (Regioni, Province, BIM) proviene per il 95% dal grande idroelettrico storico. Inoltre i canoni che i piccoli impianti pagano all’ Ente pubblico corrispondono ad una minima parte (meno del 10%) dell’incentivo statale che essi ricevono e che viene addebitato ai cittadini in bolletta.

Confidiamo che il Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente sappiano resistere a questo intervento a gamba tesa della Lega e mantengano la loro posizione, non solo per motivi ambientali e per evitare sprechi di denaro pubblico (che potrebbe trovare destinazioni migliori) ma anche per non incorrere nella Procedura di infrazione europea che si aprirebbe qualora questi impianti idroelettrici, che non rispettano la Direttiva Quadro Acque, ottenessero aiuti di Stato.

Anche le Regioni devono fare ora la loro parte nella difesa del Decreto, essendo imminente il suo passaggio in Conferenza Stato-Regioni dove queste ultime dovranno esprimere un parere obbligatorio anche se non vincolante. Sarà l’occasione per far emergere, al di là delle parole, da che parte stanno: con la protezione dei fiumi e del territorio o con il sostegno degli interessi di parte.

Ma in ultima istanza è il M5Stelle che non deve mollare. I rappresentanti del M5Stelle in molte regioni sono stati a fianco delle nostre vertenze. La decisione di mantenere invariato il Decreto o di piegarsi alle pressioni di chi lo vuole annacquare è in capo a Ministeri da esso guidati ed è a loro che ci appelliamo per porre termine senza ripensamenti alla speculazione.

per Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia

Lucia Ruffato, presidente

http://www.freeriversitalia.eu/

23 ottobre 2018