Dal Paos: restituite al Piave l’acqua del Vajont

dal Corriere delle  Alpi del 30 luglio 2016
«Restituite al Piave l’acqua del Vajont» L’affondo dell’ingegner D’Alpaos.

Gli ambientalisti: «Noi ci saremo se la Regione cancellerà le cinque centraline a Belluno»

BELLUNO. Dopo la candidatura delle colline del Prosecco, arriva quella della valle del Piave. Anche per il fiume sacro c’è chi chiede la protezione Unesco. Come per le carte del Vajont.
Ma ci sono i presupposti? «La protezione internazionale è per i siti eccezionali, unici al mondo, e quindi irripetibili», ricorda Marcella Morandini, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, «già provvisti di strumenti di tutela, perché l’Unesco non aggiunge vincoli, tanto meno risorse».
La candidatura del bacino fluviale del Piave è stata formalizzata il 28 febbraio di quest’anno e nei giorni scorsi è stata illustrata in un convegno a Venezia a cura del Comitato promotore presieduto da Giuliano Vantaggi e tra i cui membri ha lo scrittore Ulderico Bernardi. Ed è proprio Bernardi a tracciare una nuova prospettiva, sollecitando a unificare le due candidature, Piave e Prosecco. È evidente, secondo Bernardi, che per chiedere la “custodia” di questo creato all’Unesco, bisogna impegnarsi per la sua conservazione, possibilmente adoperandosi per cicatrizzare le ferite apportate sia al corso d’acqua che alle colline. I presupposti storici e culturali ci sono tutti: dalla Grande guerra ai grandi scrittori – primo fra tutti, anche se taluno lo dimentica, il poeta Zanzotto, quindi Ernest Hemingway, Dino Buzzati, Goffredo Parise -, fino ai grandi artisti come il Canova e Tiziano.
Il fiume più sfruttato. Il Piave è anche il fiume più artificializzato. L’ex consigliere regionale Sergio Reolon, che ha fatto della lotta contro le derivazioni idroelettriche la battaglia della sua vita politica, ricorda che l’Enel utilizza il 75% della risorsa idrica superficiale teoricamente disponibile – circa 2 miliardi di metri cubi all’anno -, a fronte di un valore medio complessivo che in altre aree significative del Paese non supera il 65%. Il tutto tramite una cinquantina di “prese” ad alta quota, che drenano l’acqua dei torrenti; un gigantesco sistema di by-pass di oltre 200 chilometri di tubature in gran parte sotterranee; 17 invasi di media grandezza; 30 impianti di produzione e un’infinità di altri sbarramenti e arginature funzionali. E il deflusso minimo vitale è una conquista degli ultimi anni.
L’ing. Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova va ancora più in là. «Non c’è limite all’imbecillità», commenta alla notizia che viene avanzata una candidatura del Piave come patrimonio dell’umanità. «Il fiume se lo merita, eccome. Per la storia, non per il presente. È stato il teatro delle nefandezze dei nonni e dei padri di chi oggi vorrebbe proteggerlo», afferma perentoriamente. «L’hanno abusato in tutti i modi, per 50 anni ed oltre. Vogliono farlo rivivere attraverso l’Unesco? No, gli ridiano quei 13 mc d’acqua al secondo della diga del Vajont. Vogliono onorare i poveri morti di quell’immane tragedia dell’uomo? Li onorino», insiste D’Alpaos, «ricavando la vita dalla morte. La vita del Piave. E, quindi, delle popolazioni rivierasche»,
In Veneto esistono già sei siti Unesco: la laguna, Vicenza e le ville palladiane, l’orto botanico di Padova, la città di Verona, le Dolomiti, i siti palafitticoli preistorici delle Alpi. «Da quando, sette anni fa, le Nazioni Unite hanno rivolto la loro attenzione ai cosiddetti “paesaggi culturali”, luoghi in cui è evidente l’interazione storica tra uomo e natura, noi combattiamo per inserire nella categoria la valle del Piave», ha spiegato al convegno di Venezia Giuliano Vantaggi, presidente del comitato promotore. «Lungo questo fiume i crociati tornavano a Venezia dalla Terrasanta, sempre grazie alle sue acque l’Arsenale della Serenissima riceveva legname e materie prime dalle montagne».
Il diktat ambientalista. Luigi Casanova è portavoce della confederazione delle associazioni ambientaliste riunite in Cipra, i trevigiani Giancarlo Gazzola e Toio De Savorgnani lo sono di Mountain Wilderness. Questi ambientalisti sono stati fra i primi a battersi per il riconoscimento Unesco delle Dolomiti. Vorrebbero che si aggiungesse anche la foresta del Cansiglio. Sono disponibili a spendersi anche per la Piave e le Colline del Prosecco. «Siamo pronti a barattare il nostro sostegno», anticipano, «se la Regione impedirà che prima e dopo Belluno, lungo il Piave, vengano realizzate altre cinque centraline. E se la stessa Regione rinuncerà alla diga di Sernaglia e farà in modo di “rinaturalizzare” i colli del prosecco».
«Il nostro impegno c’è tutto», li rassicura Gianpaolo
Bottacin, assessore regionale. «Purtroppo il Governo ha previsto nuovi incentivi per l’energia idroelettrica, proprio in questi giorni, ma i regolamenti regionali che abbiamo varato prevedono vincoli molto severi: nessun’altra derivazione a meno di 10 km di distanza da quella esistente».

Francesco Dal Mas