Cortina: a breve 10 nuovi impianti idroelettrici

Dal Corriere delle Alpi del 14 dicembre 2016

CORTINA: Altri dieci impianti idroelettrici potrebbero vedere la luce tra Cortina e Vodo. Lo annunciano le organizzazioni che si battono per la tutela dell’ambiente in una nota congiunta firmata da WWF, OA Terre del Piave Belluno e Treviso, Comitato bellunese “Acqua bene comune”, Peraltrestrade Dolomiti, Italia Nostra sezione di Belluno e Mountain Wildernes. Insieme, invitano i cittadini a non abbassare la guardia, a farsi parte attiva per tutelare il territorio. «Nella conca ampezzana», spiegano, «mentre l’attenzione è tutta calamitata sui Mondiali 2021, è in atto un vero e proprio colpo di mano dal quale la vallata si risveglierà impoverita in ciò che l’ha resa famosa in tutto il mondo: il suo stupefacente paesaggio. Su Cortina e la Valboite incombono infatti ben 10 nuovi impianti idroelettrici: 3 autorizzati, 5 avviati ad ottenere l’autorizzazione e 2 nuove domande, che vanno ad aggiungersi alla grande derivazione sul Boite da Cortina a Vodo – la cui vicenda giudiziaria peraltro non è ancora conclusa – e alla centralina sul Ru Secco, a San Vito, già autorizzata». I nuovi impianti riguardano, oltre al Boite, i torrenti Costeana, Rio Federa, Ru Bosco, Ru Vià del Palo, Rio Orsolina, Ru Costa Brusada, Ru Assola. «Si tratta di circa 20 chilometri di condotte forzate aggiuntive che lasceranno alvei svuotati e artificializzati», sottolineano gli ambientalisti, « nei quali scorrerà, quando andrà bene, solo quel “minimo deflusso vitale” che rappresenta non la vita bensì l’agonia di un torrente. Grazie agli incentivi governativi alle rinnovabili che drogano il mercato, l’energia sempre più spesso viene interpretata come ambito di speculazione, a fronte di un apporto energetico scarsamente significativo. L’acqua, che ha modellato l’ambiente dolomitico determinandone la bellezza, e che per secoli è stata usata rispettandone i delicati equilibri, verrà tolta massicciamente dal paesaggio. Questi progetti così impattanti provengono anche da imprenditori figli di questa stessa terra, che rispondono ai nomi di Dolomiti Derivazioni, dove troviamo Vascellari, Barbini, Curti; Idroenergia e Ambiente Zollet, nonché En&En, società che molto probabilmente, una volta ottenute le autorizzazioni, le metterà sul mercato finanziario come già fatto in passato. Oltre a loro, una ditta di Benevento e una di Bolzano. Ma c’è di più: alcuni progetti fanno capo addirittura al Comune e alle Regole, istituzioni a cui dovrebbe spettare la salvaguardia e il mantenimento del bene pubblico e naturale. Resta poco più di un mese per presentare le osservazioni su alcuni degli impianti per opporsi al rilascio della concessione», concludono gli ambientalisti, «anche se il problema potrà venire risolto alla radice solo con l’eliminazione degli incentivi statali al mini-idroelettrico. Sono necessarie una presa di coscienza, un’assunzione di responsabilità e una mobilitazione ai vari livelli: politico, amministrativo, popolare. I comitati per la difesa dell’ambiente non devono essere lasciati soli in questa battaglia impari». Alessandra Segafreddo