Comitati, anticorpi di questo territorio

Bellunopiù 26 marzo 2016

Dopo l’imbarazzante nota congiunta di alcuni giorni fa, firmata da Confindustria Dolomiti, Appia, Confartigianato e Confcommercio crediamo che vada fatta un po di chiarezza:
partiamo da una questione di stile, non sappiamo chi abbia scritto materialmente quel comunicato, ma chiunque sia crediamo abbia fatto un autogoal di una certa importanza.
Definire i Comitati territoriali “una pericolosa metastasi” è un’offesa inaccettabile sotto tutti i punti di vista, in primis, in una Provincia come la nostra dove l’incidenza dei tumori è una delle peggiori del Veneto ,“un’epidemia silenziosa di cancro” come l’ha definita la Dott.sa Vidalino che ha tra le sue concause proprio gli insediamenti industriali, non certo le assemblee e i comitati…
Che le Categorie Produttive diano del “tumore” alle migliaia di cittadini che dal Cadore fino al Feltrino si occupano di tutelare il proprio territorio attraverso le forme della democrazia crediamo che più che offendere i cittadini, sia un offesa per l’intelligenza di chi ha scritto e sottoscritto quelle righe. Soprattutto considerando la partecipazione importante di impresari, artigiani, commercianti nei processi di democrazia dal basso del Bellunese che si sono trovati insultati a mezzo stampa proprio dalle Associazioni di Categoria di cui fanno parte e che non hanno condiviso in alcun modo la sottoscrizione di questa nota.
Una scelta che dovrebbe portare alle dimissioni di chi si è assunto una tale responsabilità, fossimo in un paese normale.
Per cercare di andare oltre le offese ed entrare invece nei temi, proviamo a ribaltare la triste allegoria della nota congiunta, pur rimanendo in ambito medico…
Ci sembra infatti che nell’organismo bellunese, il virus della speculazione e i batteri del cemento stiano purtroppo proliferando ovunque, la causa ci sembra chiara: gli evidenti deficit nel nostro sistema immunitario/politico che ormai non sembra più in grado di far fronte all’aggressione di questi corpi estranei.
In un sistema che rischia di essere compromesso da questa terribile infezione speculativa il lavoro degli anticorpi/comitati è stato ed è essenziale, senza di loro avrebbero vinto i batteri e i virus e il futuro dell’organismo sarebbe stato pregiudicato.
Comunque al di la delle allegorie, ci sembra che il nervosismo e la scompostezza nella reazione tradita dall’attuale dirigenza di Confindustria sia la migliore certificazione dell’importante lavoro svolto da tutti quei cittadini che senza interessi diretti han deciso di assumersi la responsabilità sul territorio in cui vivono.
Che queste esperienze auto organizzate dal basso, auto finanziate e trasversali riescano a tenere testa a lobby politico/industriali come quelle attive sul Bellunese è un dato tutt’altro che scontato e che va letto dentro la grossa crisi della rappresentanza che proprio in questa terra sta assumendo contorni preoccupanti.
L’assenza di un ente provinciale elettivo e forte, la scarsa forza della politica locale e l’ombra oscura del “sistema BIM” stanno di fatto pregiudicando ogni ragionamento organico sulle nostre terre e lasciando ampi spazi aperti a speculatori di ogni tipo. Non è un caso che negli ultimi anni l’area della Provincia Bellunese stia facendo i conti con aggressioni speculative che condividono le medesime caratteristiche, ovvero la privatizzazione degli utili e la socializzazione dei costi.
Basti pensare a ciò che sta succedendo sui colli occupati dalle viticolture intensive, dai fiumi prosciugati dalle centrali, dai paesi che sarebbero destinati a morire cancellati da un autostrada, o sommersi da veleni chimici.
In questo senso l’iniziativa fatta dal Comitato Acqua Bene Comune lunedì sera in concomitanza con il consiglio direttivo di Confindustria ci sembra abbia avuto il merito di far togliere la maschera all’attuale dirigenza della associazione di categoria.
Quella sera lo striscione che campeggiava davanti alla sede di Via del Piave recitava: “IMPRESA O SPECULAZIONE? A VOI LA SCELTA”, una domanda molto semplice a cui si è deciso di rispondere definendo  il lavoro dei comitati e la partecipazione popolare “un fastidio che NON può interferire con opere ed iniziative” e arrivando a definire i comitati territoriali “una minoranza arroccata su posizioni ideologiche e perciò indisponibile a qualsiasi forma di dialogo”.
Qui, senza scomodare l’oncologia, preferiamo analizzare la questione secondo i parametri della psicoanalisi, trovandoci di fronte ad un tipico caso di disturbo paranoico: la proiezione, ovvero quel “meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, su altri oggetti o persone”
Si perché solo la patologia può spiegare una presa di posizione del genere da parte di chi ha trasformato Confindustria Dolomiti in un esperienza  “personalistica, quasi come una ditta privata»,  «una conduzione più politica che assistenzialistica”, come gli stessi industriali hanno descritto la conduzione di Luca Barbini e dei suoi più stretti collaboratori ai media locali. Gli stessi che hanno definito l’incontro di lunedì sera con l’attuale dirigenza “un muro di gomma” minacciando di andarsene dall’associazione, a proposito di dialogo e confronto…
Solo la paranoia può spiegare questa narrazione della realtà bellunese in cui l’attività dei cittadini è rappresentata come “un freno allo sviluppo” di fronte a progetti devastanti come quello della “Piattaforma dei Veleni di Lentiai” portato avanti dal CIPA (società di Confindustria) e giustificato pubblicamente come un opera dall’alto “valore ambientale” e “utilità per le imprese”.
Un storiella smentita drasticamente proprio dalla Dirigenza di Lattebusche che, nell’incontro svolto mercoledì col Comitato di Lentiai, ha avuto modo di chiarire in modo perentorio la “non necessità produttiva” dell’impianto di Lentiai assicurando l’autosufficienza nella gestione dei reflui e condividendo con gli attivisti il rischio di immagine e di qualità del prodotto a fronte della presenza di un mega-impianto come quello pensato degli Industriali bellunesi.
Le dichiarazioni delle categorie produttive, inoltre, ci preoccupano perché dimostrano una forte arretratezza culturale dei propri dirigenti, una incapacità di uscire da visioni strategiche che sono la causa stessa della crisi economica che stiamo attraversando e da modelli di “sviluppo” che stanno contribuendo significativamente all’innalzamento delle temperature, alle crisi climatiche all’impoverimento delle risorse primarie del pianeta.
Il tema energetico è uno delle questioni più importanti che dobbiamo prendere in considerazione allo scopo di costruire nuove strategie capaci di sia contribuire a diminuire la nostra impronta ecologica sul pianeta sia di produrre ricchezza e nuovi posti di lavoro.
Non ci sono altre possibilità: ci vogliono scelte politiche che vadano in questa direzione.
Ovvero, in direzione opposta e contraria a coloro che sostengono attività speculative come l’iper-sfruttamento idroelettrico finanziate dalla bolla degli incentivi verdi che i cittadini pagano in bolletta.
In tutta Italia ad oggi sono state presentate domande per circa 2000 “centraline” (oltre 150 nella sola Provincia di Belluno, dove l’artificializzazione dell’asta della Piave è già del 90 per cento, record negativo europeo); l’incidenza complessiva sul fabbisogno di energia è di circa il 2 per mille, mentre l’ordine di grandezza dell’impegno finanziario, soldi dei cittadini in massima parte regalati agli “imprenditori”, è dell’ordine di 1 miliardo di euro all’anno (20 miliardi di euro, in 20 anni).
Perché non usare questi soldi pubblici per finanziare politiche che producano posti di lavoro anziché ingrassare i conti correnti degli speculatori?
È proprio uno studio della Fondazione Enel e del Politecnico di Milano a suggerirci questa strada. “Stato e prospettive dell’efficienza energetica in Italia – 2013” dimostra, infatti, che politiche funzionali e investimenti mirati nel risparmio ed efficentamento energetico, ovvero nel settore della white economy, produrrebbe un volume d’affari annuo pari 44/64 mld, ovvero 2-4% PIL e 103.000/310.000 posti di lavoro all’anno e un risparmio annuo emissioni CO2 di 50/72 milioni di tonnellate.
È lo stesso documento a trarre le seguenti conclusioni:
“L’efficienza energetica ha un impatto potenziale decisamente elevato, sia sul piano economico che sociale e occupazionale per il Paese. Un potenziale che deve essere sfruttato soprattutto in un periodo di crisi economica quale quello che si sta attraversando. “
Questo, per noi, significa fare impresa.
Ma fino a quando questa terra dovrà fare i conti con speculatori senza scrupoli e con un modello di sviluppo a base di cemento e soldi pubblici, ci troverete sempre dall’altra parte, fuori dalle vostre sedi, nei vostri cantieri, nelle assemblee pubbliche insieme a centinaia di cittadini.
Saremo gli anticorpi di questo territorio.
redazione Bellunpiu.it