Le centraline in Vallecamonica BS

A RAI3 – Prima Pagina, 15 novembre 2015

Vallecamonica, Brescia

Gentile giornalista,
Scrivo ricollegandomi al tema dell’idroelettrico, sollevato a Prima Pagina dalla sig.ra Lucia il 1° novembre, e alla Sua disponibilità a fare un’inchiesta sulla questione.

Ho letto le considerazioni che in precedenza le sono state inviate da amici di altri Comitati sul tema idroelettrico, considerazioni che ritengo valide per l’intero arco alpino e per tutte le regioni italiane.
In Vallecamonica, provincia di Brescia, cito i dati diffusi dal rapporto GSE 2013, risulta una potenza installata pari al 12,00 % della totale potenza installata, seconda provincia in Italia, mentre il dato della potenza prodotta risulta essere del 5,00 %. Nell’analizzare le cause di questa grossa differenza, si è scoperto che due centrali ENEL, Edolo e San Fiorano, che hanno una produzione annua di circa 1.300 GW/h, sono ferme o inutilizzate! Sembra, prima versione, che non sia conveniente per l’ENEL produrvi energia oppure, seconda versione, che vengano utilizzate solamente in caso di black out.

Da un conteggio di massima per produrre in un anno i 1.300 GW/h delle due centrali sopraccitate, con le nuove mini e medie centraline che arrivano a produrre dai 2 ai 3 GW/h all’anno, ne servirebbero, diciamo, almeno 400. Ma con quale danno per il territorio, l’ambiente, le biodiversità e gli ecosistemi?
Altra considerazione: parecchi impianti sono obsoleti con rendimenti veramente bassi: basterebbe che le società elettriche investissero nell’ammodernamento degli stessi per ottenere incrementi produttivi di gran lunga superiori a quelli che si otterrebbero con le nuove mini e medie centraline. Con le concessioni in scadenza ed il possibile subentro di nuove società, per Enel ed Edison non risulta conveniente investire in ammodernamenti, ma piuttosto andare a costruire nuovi impianti in America latina.
Esistono da un lato le vecchie centrali inutilizzate o sottoutilizzate e gli impianti obsoleti a bassa efficienza, dall’altro si assiste al proliferare di nuovi piccoli impianti ad alto impatto ambientale (non è vero che piccolo impianto sia uguale a piccolo impatto) realizzati esclusivamente grazie a incentivi distribuiti con criteri molto criticabili e da rinegoziare al più presto.
Vorrei soffermarmi sul fatto che sono in atto due procedure a carico dell’Italia aperte dall’EU, la prima aperta nel 2013 e la seconda nel marzo del 2015.

La prima. È la procedura EU Pilot 6011/14/ENVI da parte della Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente tesa ad accertare, nei confronti del Governo Nazionale per i bacini dei fiumi Tagliamento, Oglio e Piave, anche a seguito di specifici esposti presentati da vari soggetti italiani (tra cui quello presentato dal nostro Comitato centraline idroelettriche di Vallecamonica), la corretta applicazione della Direttiva 2000/60/CE, della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e della Direttiva “VIA” 2011/92/UE; nella procedura si sottolinea in modo particolare la mancata applicazione dell’articolo 4(7) della Direttiva 2000/60/CE, relativo al principio di non deterioramento. Le prime risposte fornite in merito dalle autorità italiane nel 2014 sono state considerate in larga parte inadeguate dalla CE, che sottolinea la mancanza di una pianificazione strategica e come le procedure attualmente utilizzate per il rilascio di concessioni non appaiano in grado di assicurare che gli obiettivi di qualità per i corpi idrici e per la conservazione della biodiversità vengano effettivamente rispettati. I servizi della Commissione auspicano altresì che in attesa di chiarire i molti rilievi sollevati, 24 per la precisione, e di adeguare norme e procedure dove necessario, le autorità italiane blocchino il rilascio di nuove concessioni.
La seconda. È stata, a inizio 2015, avviata da parte della Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente la procedura EU Pilot 7304/15/ENVI che richiama le autorità italiane in merito ad elementi considerati inadeguati o non chiari nell’implementazione della Direttiva 2000/60/CE; tra questi viene sottolineato l’insufficiente coordinamento a livello di distretto idrografico (leggi programmazione e bilancio idrico integrato), facendo esplicito riferimento anche alle procedure autorizzative degli impianti idroelettrici.

Queste due procedure in atto, dovrebbero, secondo noi, far riflettere gli Enti preposti all’analisi delle richieste di concessioni nel senso che dovrebbero bloccare il rilascio di nuove concessioni nell’attesa che vengano adeguate norme e procedure alle direttive europee non solo perché europee ma perché sottoscritte e accettate anche dal Governo italiano

Termino ricordando il recente pronunciamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222, relativo all’Articolo 9 della Costituzione), che ribadisce come il “paesaggio” sia bene primario e assoluto e che la sua tutela sia quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato.

Purtroppo è amara la considerazione che si stia distruggendo il territorio montano, e non solo montano, per ottenere un incremento minimo di energia da Fonti Rinnovabili, valutabile in uno 0,3-0,4 % annuo, che si creino delle rendite a favore di imprenditori che investono (o speculano) in questo settore sfruttando un bene che è di tutti, mentre i singoli utenti si trovano a pagare in bolletta dagli 80 ai 100 euro all’anno.

Mi auguro che trovi interessante e importante promuovere un dibattito critico su questo tema.
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Per il Comitato centraline idroelettriche di Vallecamonica
Sandro Leali