Le centraline in Valle d’Aosta -2

Spett. Redazione

Sottopongo alla v/s attenzione un tema che mi sta a cuore e che mi sembra non sia sufficientemente analizzato e dibattuto nei media e a livello di opinione pubblica.

Propongo alcune piste di indagine (a cui allego brevi documenti illustrativi) pronta a documentare quanto esposto e disponibile ad approfondire gli aspetti ritenuti di maggiore interesse.

L’enorme giro di affari, legato alla produzione di energia da centrali idroelettriche e ampiamente sostenuto dai certificati verdi (pagati da tutti noi), si può dedurre analizzando i dati della piccola regione Valle d’Aosta.

1. Il maggior produttore di energia della Regione è la Compagnia Valdostana Acque, il cui bilancio ha ormai superato quello della Regione stessa (all’incirca un miliardo e mezzo), con un profitto che si avvicina ai 100 milioni di euro. Si tratta di una partecipata regionale. Non si riesce però ad avere notizie circa l’utilizzo di tali profitti e neanche i consiglieri regionali riescono ad analizzarne i bilanci.

2. Negli ultimi anni sono cresciute a dismisura le piccole e medie centrali, realizzate da società private. In termini di produzione il loro contributo è del tutto trascurabile: 130 centrali producono 3 MG sui 530 MG prodotti nell’intera regione in un anno.
Da notare che, senza l’incentivo dei certificati verdi, nessuna di queste centrali sarebbe economicamente sostenibile.
Dal punto di vista ambientale, il loro impatto è molto pesante. Ad ogni centrale corrisponde un torrente di montagna (o un pezzo di torrente) che si riduce ad un rigagnolo (il cosidetto Minimo Deflusso Vitale).

3. Il peso delle centrali a carico della collettività aumenta quando, in modo fraudolento, si preleva più acqua rispetto alla quantità data in concessione. Di recente in regione si è scoperto che sono numerosi e prolungati nel tempo i prelievi illeciti. Le imprese in questo modo, oltre a guadagnare di più per avere turbinato una maggiore quantità di acqua, si trattengono anche i soldi non versati per i canoni corrispondenti all’acqua “rubata”.
La Regione Valle d’Aosta di recente ha deciso di condonare questi ladri di acqua, recuperando solo i canoni evasi più un’ammenda. Canoni e ammenda che hanno un valore minimo, nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro a fronte di un guadagno supplementare di milioni di euro.

4. Per avere un’idea di quale sia l’impatto ambientale, allego una foto di un torrente integro, che si trova al di sopra dei 2000 mt di altitudine e che sta per essere captato a servizio di una nuova centrale appena autorizzata (torrente Verraz nella valle d’Ayas), e due foto di un torrente alla sua confluenza con la Dora in fondo valle (tra i 5/600 mt di altitudine). Quest’ultimo torrente (il St. Barthelemy) riceve nella sua parte alta una decina di affluenti con una portata come quella fotografata nel torrente Verraz, però quando arriva in fondo gli resta solo quella minima quantità di acqua fotografata (il DMV presente tutto l’anno nella stessa quantità), salvo nei periodi di siccità, quando resta del tutto a secco.

Spero che l’argomento susciti un qualche interesse, per i risvolti che comporta sulla collettività, sia per i profitti che alcuni privati possono realizzare utilizzando un bene comune come l’acqua, sia per il carico che i contribuenti pagano in bolletta per garantire il pagamento dei certificati verdi.
E, non ultimo, per la sottrazione di bellezze naturali ai frequentatori delle nostre montagne.

Ringrazio dell’attenzione.

Rosetta Bertolin
11020 Saint Christophe (AO)