Centraline: pubblico o privato, scempio indiscriminato

Comunicato stampa del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune

Centraline idroelettriche: pubblico o privato, scempio indiscriminato

Il nuovo Presidente di Confindustria Belluno, Luca Barbini, sostiene che vi sia una discriminazione in tema di “centraline idroelettriche”; a suo parere quelle realizzate da imprenditori privati sono accusate di essere “scempi ambientali”, mentre quelle realizzate dalle pubbliche istituzioni sarebbero ingiustamente reputate esenti da tale infamia, e polemizza.
Egli ha in parte ragione: anche le centraline “pubbliche” sono uno scempio!
Ma è tempo sprecato discutere con lui, poiché sta dalla parte di coloro che della residua acqua dei torrenti fanno oggetto di speculazione.
Vale invece ricordare, ai cittadini e ai lettori non interessati da tali pratiche, alcuni concetti, non ideologici, ma estremamente pratici.
Le cosiddette “centraline” sono gli impianti idroelettrici di potenza non superiore a 1 MW. Ciò potrebbe corrispondere, per fare un esempio comprensibile a tutti, alla derivazione di una portata di mille litri al secondo in una condotta forzata di uno o più chilometri – a seconda della pendenza – che generi un salto utile di cento metri.
E’ ormai risaputo che questi impianti sono economicamente sostenibili solo grazie all’incentivazione pubblica, che non avrebbe motivo di esistere per almeno tre motivi:
– perché l’idroelettrico si basa su una tecnologia matura che non è suscettibile di miglioramenti significativi;
– perché il contributo energetico derivante dallo sfruttamento di ogni risorsa idrica residua coprirebbe meno dell’1 per mille del fabbisogno energetico nazionale;
– perché, se venissero realizzati tutti gli impianti attualmente in istruttoria, di corsi d’acqua da derivare non ne resterebbero più.
Ciò nonostante una sciagurata legge nazionale incentiva, con soldi naturalmente pubblici pagati dagli utenti nella bolletta della luce, la produzione di energia elettrica con le “centraline” pagandola circa il triplo del prezzo di mercato. Questa legge è evidentemente sbagliata, per i motivi sopra detti.
Essa sembrerebbe fatta per favorire la speculazione. Ma a chi giova tutto questo?
Ci limitiamo a osservare che da una visura in Camera di Commercio risulta che una singola autorizzazione per “centralina” è stata rivenduta dal concessionario (non si tratta evidentemente di un “imprenditore”) all’impresa costruttrice dell’impianto per un valore di alcuni milioni di euro. Chi vuole intendere intenda!
Ritornando, per un momento, alle lagnanze del sig. Barbini, possiamo concludere che le “centraline” sono sempre e comunque uno scempio ambientale, pubbliche o private che siano. Si differenziano perché mentre le prime, in qualche misura, trasferiscono soldi dalle
tasche dei cittadini (tramite gli incentivi) ad altri cittadini (tramite gli oboli concessi ai Comuni), quelle private portano enorme ingiustificato lucro a poche, interessate e ben ammanicate persone. Siccome però lo sfruttamento dei corsi d’acqua è già andato ben oltre il limite del ragionevole, e del sostenibile, ormai non c’è più spazio neanche per nuovi impianti pubblici.
Auspichiamo, oltre ad una occhiata della magistratura su questi affari, una immediata moratoria sulle “centraline”, poiché la Regione Veneto sta mettendo in atto una tattica dilatoria nell’applicazione delle Direttive europee (anche di quelle già recepite da leggi nazionali) in tema di salvaguardia della qualità delle acque. Inoltre pare proprio che la Regione non abbia alcuna intenzione di trasferire la delega sulle “centraline” alla Provincia di Belluno, che avrebbe tutto il diritto di pretenderla.
Serve una moratoria per fermare la macchina speculativa prima che il danno compiuto diventi insanabile.
Comitato Bellunese Acqua Bene Comune