«Centraline: costi alti, benefici bassi» presentazione dossier a Cortina

Dal Corriere delle Alpi del 18 marzo 2017

La presentazione del dossier conferma che non sempre il tema energia rinnovabile si coniuga col concetto di sostenibilità
«Centraline: costi alti, benefici bassi»

CORTINA Tante centraline idroelettriche sostenute dagli incentivi sulle energie rinnovabili inseriti nelle bollette elettriche di tutti i cittadini italiani: un grande sacrificio ambientale per avere in cambio uno scarso beneficio energetico, un sistema già molto sfruttato e un rapporto tra costi e benefici bassissimo. Il dossier “Centraline: come distruggere l’ambiente per mettere le mani sul pubblico denaro” è stato presentato giovedì sera a Cortina, nella Ciasa de ra Regoles, davanti ad un folto pubblico.

L’incontro è stato promosso dal Comitato bellunese “Acqua bene comune, in collaborazione con Wwf Oa Terre del Piave Belluno e Treviso, Italia Nostra sezione di Belluno, Comitato Peraltrestrade Dolomiti. I gruppi ambientalisti stanno facendo incontri in tutta la provincia di Belluno per cercare di sensibilizzare più persone possibile sul tema dell’idroelettrico, che dal 2009 in poi, anno in cui furono istituiti gli incentivi per la produzione di energie rinnovabili, ha segnato un boom di richieste di centraline da parte dei privati. Un affare che, stando ai dati riportati nel dossier, è solo per il privato, ma non per la parte pubblica. «Non siamo contrari all’utilizzo di energie rinnovabili», ha spiegato Giovanna Deppi, del Comitato Peraltrestrade, «ma non sempre rinnovabile corrisponde a sostenibile. A volte vi sono più danni che benefici, come per le centraline sui torrenti di montagna».

L’ingegner Piero Sommavilla è entrato nel dettaglio dei dati tecnici del dossier. «Le centraline sono chiamate così perché la loro produzione dev’essere minore a un mega watt, che significa un metro cubo di acqua al secondo per 2 chilometri, se il torrente ha una pendenza del 5%. Il costo di produzione dell’energia elettrica delle centraline è superiore di 2 volte e mezzo il costo del kw. Un prezzo che poi ci troviamo in bolletta alla voce “contributo per energie rinnovabili”, ma che non è incisivo nell’apporto nazionale di energia elettrica, in quanto il sacrificio dei torrenti ancora esistenti porterebbe a un incremento una tantum non superiore al 5 per mille del fabbisogno nazionale».

Troppo poco per giustificare la forte diminuzione dei corsi d’acqua alterando gli ecosistemi. «In tutta Italia sono state presentate domande per circa 2.000 centraline, di cui circa 200 nella sola provincia di Belluno. Mediamente», stima Sommavilla, «una centralina produrrebbe un milionesimo del fabbisogno». Le concessioni sono in mano ad un ristretto numero di grandi gruppi privati con il 40% di tutta l’energia derivante dall’acqua; poi c’è il Bim con il 24%, il resto è di privati e Enel.

Quali sono allora le soluzioni? «Innanzitutto un colpo di scure sui consumi, con l’aumento della coibentazione nelle costruzioni. E sicuramente, dai dati in nostro possesso, incentivare di più il fotovoltaico e le biomasse, pur con qualche problema di inquinamento». I comitati puntano molto su una presa di coscienza collettiva del problema centraline. «Occorre continuare, da un lato, ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica», ha detto Lucia Ruffato, Wwf, «il Comitato “Acqua bene comune” ha partecipato a varie manifestazioni di piazza, incontri pubblici, ha presentato ricorsi alla magistratura, bloccando tra le varie la centraline del Mis, costruita nell’area adibita a Parco. Sono iniziative utili e indispensabili, ogni comune dovrebbe prendersi a carico questa battaglia. Non dobbiamo essere solo noi».

Marina Menardi