Centralina sull’Andraz, ricorso in vista

Dal Corriere delle Alpi del 27 agosto 2016

LIVINALLONGO Centralina sul rio Andraz: il comitato Acqua bene comune punta al ricorso. Lucia Ruffato: «Le procedure seguite per la classificazione del torrente e l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto non sono chiare». Le associazioni ambientaliste Acqua bene comune, Wwf e Italia nostra sono salite giovedì sera a Livinallongo per incontrare la popolazione e spiegare quanto sta accadendo sul rio Andraz, dove da poco la Regione ha autorizzato la costruzione di una seconda centralina idroelettrica. Davanti ad un pubblico in verità non molto numeroso (presente la minoranza consiliare, non c’era invece una rappresentanza del gruppo di governo del sindaco Grones), Lucia Ruffato e Pietro Sommavilla hanno cercato di spiegare i vari passaggi burocratici (è di pochi giorni fa la concessione dei terreni da parte del Comune). «Questa vicenda è a nostro avviso assai grave e dai contenuti non limpidi», ha esordito la Ruffato, ripercorrendo l’iter autorizzativo dalla fine. Ovvero da quando, il 27 luglio, la commissione Via ha dato parere favorevole alla costruzione dell’impianto idroelettrico della società Pustri con l’unica prescrizione di aumentare il deflusso minimo vitale di qualche decina di litri, unico parere contrario quello della Provincia. «In virtù del suo grado di stato “elevato”, come lo ha classificato uno studio commissionato dalla passata giunta ma non da Arpav e Regione che lo hanno invece classificato “buono” al giudizio esperto, cioè a occhio, l’Andraz sarebbe tutelato dalle leggi europee e italiane, che vietano l’autorizzazione di opere o di interventi che degradino questo stato inalterato. Quindi questo impianto non era autorizzabile senza incorrere in una violazione della direttiva quadro acque», ha spiegato la Ruffato. «Con quali espedienti è stato possibile aggirare la normativa dal punto di vista formale?» Secondo l’esponente del comitato, sono due le storie che si intersecano: la classificazione e la procedura autorizzativa. Per quanto riguarda il primo punto, la giunta regionale risponendo ad una interrogazione del consigliere Zanoni (Pd) ha spiegato di aver classificato il torrente in stato “buono” e non “elevato” a causa di una centralina già esistente (della K energia). Che però era stata a sua volta autorizzata quando il rio era “vergine”. Dell’iter autorizzativo il comitato Acqua bene comune contesta in particolare la metodologia adottata, carente per quanto riguarda i dati sulla portata di acqua. Metodo che anche l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha sempre contestato in base alle segnalazioni del comitato. Allora come si è arrivati all’autorizzazione? «Colpa della classificazione fatta da Arpav», ha concluso la Ruffato. Che ha aggiunto: «Grave anche che le medesime persone e uffici del Dap di Belluno dell’Arpav che hanno fatto la classificazione fossero poi anche in commissione Via a dare parere favorevole al progetto». Ora Acqua bene comune pensa ad un ricordo, ma ci vogliono 10 mila euro. Qualcuno però sarebbe già disposto a sostenerlo economicamente. (lo.so.)