Centralina sul Biois l’azienda non paga più

dal Corriere delle Alpi del 16 luglio 2016

Centralina sul Biois l’azienda non paga più – Guerra di ricorsi tra l’Enalpina di Bolzano e i Comuni di Falcade e Canale La ditta subentrò ad En&En nella gestione ma ora non vuole assumersi gli oneri

CANALE. Comprano la centralina sul Bióis, ma non vogliono rispettare la convenzione e pagare gli indennizzi. Sarà il Tribunale regionale delle acque pubbliche di Venezia a dire se la società Enalpina srl di Bolzano dovrà versare oppure no ai Comuni di Falcade e Canale le indennità previste dalle convenzioni siglate nel 2012 dalla società Idroelettrica Biois prima della costruzione dell’impianto idroelettrico sul torrente Bióis. Impianto che ha l’opera di presa in comune di Falcade (all’altezza del cimitero di Caviola) e le turbine in quello di Canale (una decina di metri a monte della presa dell’Enel) e il cui iter di realizzazione è stato gestito dalla società Idroelettrica Biois (galassia En&En).

«Tutte le pratiche erano state fatte con la precedente amministrazione comunale» spiega il sindaco di Falcade, Michele Costa «nel 2012 io ho firmato la convenzione che era stata decisa e che impegnava la società a versare al Comune di Falcade 40 mila euro l’anno più Iva per 40 anni. Si stabiliva, inoltre, che le prime due annualità e mezza venissero versate subito». Stesso discorso per Canale con il sindaco Rinaldo De Rocco che metteva la sua firma sul contratto, forte della promessa di 100 mila euro l’anno. La centralina entra in funzione prima della fine del 2012, ma la Idroelettrica Biois («che – dice De Rocco – aveva la concessione dal 1985») si stufa in fretta e nella primavera del 2013 vende alla bolzanina Enalpina srl che le subentra in tutto: negli onori, ma anche negli oneri.

In teoria. «A febbraio 2016 – racconta infatti Michele Costa – abbiamo avuto un incontro con l’avvocato di Enalpina che ci ha informato del fatto che, in base a una sentenza del Tar del Piemonte, la società non avrebbe dovuto riconoscere ai Comuni quanto precedentemente stabilito. Noi abbiamo subito ricordato che avevamo in mano un contratto che parlava chiaro. D’altronde, se all’inizio dell’iter fossi stato amministratore e non avessi ottenuto alcuna indennità dalla società, avrei cercato di fare di tutto per metterle i bastoni fra le ruote».

E invece i due sindaci si ritrovano oggi davanti al Tribunale delle acque per difendersi dopo il ricorso di Enalpina. «Dovevano pagare l’indennità 2016 entro il 30 aprile», continua Costa «e il 30 aprile hanno fatto ricorso. È una cosa che non sta né in cielo, né in terra: sono soggetti privati che sfruttano un bene come l’acqua che è di tutti. Già siamo in una situazione in cui c’è l’arrembaggio per accaparrarsi anche il più piccolo rigagnolo e adesso non si vuole nemmeno rispettare una convenzione firmata che almeno garantisce un indennizzo al Comune. Non esiste proprio e faremo di tutto perché il contratto venga rispettato. La questione ci sta creando problemi anche a livello di bilancio. I 48 mila euro che avevamo messo fra le entrate li dovremo togliere». Dal canto suo Rinaldo De Rocco non vede un problema solo per i due Comuni e lancia un appello a tutti i colleghi. «Questa storia», dice «dimostra che non bisogna più cedere ai privati che, come vediamo, cambiano le carte in tavola. Opponiamoci con tutte le vostre forze altrimenti oltre al danno avremo anche la beffa».

Gianni Santomaso