CAI contro eliski, impianti di risalita e centraline

Dal Corriere delle Alpi del 12 aprile 2015

Cai contro eliski, impianti di risalita e centraline
Il presidente nazionale Martini: «Ci scontriamo con poteri forti e con la rapacità di fare reddito»

BELLUNO L’eliski? «È un’aberrazione dell’uso dello sci». I progetti di nuovi impianti? «Non ci sono assolutamente le condizioni». Le centraline idroelettriche? «Si spiegano con la rapacità di qualcuno di fare reddito». E via elencando.

Chi parla, in termini così severi, è Umberto Martini, presidente nazionale del Cai che ieri a Conegliano ha partecipato all’assemblea regionale del club, presieduta da Francesco Carrer, in cui sono stati approvati i bilanci (10 mila euro di rosso, anche a motivo di una riduzione di mille soci) e si è provveduto ad alcune integrazioni nel direttivo (Enzo Galeone di Feltre è stato riconfermato ed Emilio Da Deppo di Domegge è uno dei nuovi eletti).

L’eliski fa ancora problema? 100 euro, a Cortina, per un volo. Il Cai non riesce proprio ad ottenere la regolamentazione?
«Ci scontriamo con i poteri forti ai quali noi, per nostra costituzione, non apparteniamo. Noi possiamo solo fare massa critica alleandoci con altre associazioni. L’eliski è un’aberrazione dell’uso dello sci, perché se meccanizziamo tutto, al di là della perdita di valori in cui crediamo, c’è anche una deturpazione complessiva dell’ambiente che va oltre il rumore e favorisce l’inquinamento. Ma c’è anche una questione di principio».

Quale?
«Quando noi presentiamo una conquista facile della montagna, abbiamo creato una non cultura della sicurezza, perché si pensa che l’informatica associata alla meccanica possa risolvere tutti i problemi. Al primo guasto o all’ interruzione di energia, però, siamo tutti per terra».

È difficile, però, resistere agli interessi economici.
«Spesso, però, sono degli introiti e dei ricavi che non restano in montagna».

Abbiamo, dunque, capito che la regolamentazione è di là da venire. Il Cai, però, è impegnato in altre battaglie. Ad esempio contro nuovi impianti di risalita.
«In Svizzera vige una normativa per cui sotto una certa quota non si finanziano né si autorizzino costruzioni. Da noi sembra che non si tenga conto delle statistiche sulla quantità di neve e delle precipitazioni. Trasferire finanziamenti comunitari su settori con scarsa possibilità di futuro non è neanche una scelta avveduta. Si abbia il coraggio di prenderne atto».

Altra battaglia del Cai è contro la proliferazione di centraline idroelettriche.
«Per le centraline servirebbe un piano più vasto che coordini il loro insediamento, mentre siamo in presenza della la rapacità di qualcuno per fare reddito velocemente ai danni della collettività».

La stagione invernale, per vostra fortuna, non vi ha “spezzato le reni” come quella 2013/2014 con la neve che ha danneggiato rifugi, sentieri, ferrate. Avete recuperato la rete alla normalità?
«Sì e speriamo che non ci siano colpi di coda finali dell’inverno, perché nulla è scontato. Stiamo ancora leccandoci un po’ le ferite per l’inverno 2014. Abbiamo ricevuto l’attenzione della Regione Veneto, ne siamo grati, ma non siamo riusciti a risolvere tutti i problemi».

Nel Veneto il Cai ha perso mille tesserati, qualcuno anche in provincia di Belluno. Tutto sommato, l’associazione tiene.
«Sì, ma bisogna comunque reagire anche alle piccole perdite di iscritti, con una promozione nella fascia giovanile. Sono peraltro conscio della difficoltà di essere appetibili in una società che vuole il minimo sacrificio, nessuna rinuncia, niente limiti, mentre noi predichiamo la fatica, la rinuncia se serve e l’impegno».

Eppure oggi il turista di montagna cerca la natura, come il Cai ha sempre testimoniato.
«Il Cai ha sempre educato ad un turismo che non sia consumistico, mordi e fuggi, ma cosciente dei valori del territorio e che questo va rispettato per renderlo fruibile anche dalle prossime generazioni». Nell’assemblea di Conegliano i rappresentanti del Cai bellunese hanno denunciato la sempre più ingombrante burocrazia nella gestione dei rifugi, con una ricaduta sui costi, perché il legislatore – è stato denunciato – “equipara i rifugi agli alberghi”, alle attività commerciali, come avviene, ad esempio, con l’Imu per gli impianti di risalita.

di Francesco Dal Mas