Bocciata la centralina sul Rio Canedo in Val di Zoldo

Dal Corriere delle Alpi del 4 gennaio 2107

Il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha accolto il ricorso di sette cittadini contro la Regione ed Energie Comuni

VAL DI ZOLDO. I bambini potranno continuare a giocare, nel parco di Mareson, senza avere davanti agli occhi una centralina idroelettrica. Infilata all’interno di un manufatto di legno alto otto metri e largo altrettanti, sistemato a una manciata di passi dalle giostrine. Quel progetto, che avrebbe dovuto turbinare le acque del Rio Canedo per produrre energia, non si farà. È stato bocciato dal Tribunale superiore delle acque pubbliche, al quale si erano rivolti due anni fa alcuni cittadini residenti a Mareson.
Si erano attivati non appena avevano saputo del progetto di Energie Comuni, la società che vive in seno a Bim Infrastrutture e che progetta e realizza impianti idroelettrici per conto dei Comuni stessi. Nel caso specifico, dell’ex Comune di Zoldo Alto, che aveva pensato di realizzare una centralina sul Rio Canedo, nel cuore della frazione di Mareson.
Era il 2009 quando venne presentata (da Energie Comuni, presieduta allora da Pierluigi Svaluto Ferro) la domanda a derivare acqua per scopi idroelettrici. È di ieri la notizia che quel progetto non vedrà la luce. Il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha accolto il ricorso presentato da sette privati cittadini contro la Regione Veneto – che nel 2014 aveva rilasciato la concessione a derivare – l’Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta e Bacchiglione e nei confronti di Energie Comuni. Erano stati tirati in causa anche il Comune di Zoldo Alto, la Provincia di Belluno e la Presidenza del consiglio dei Ministri, che però non si sono costituiti in giudizio.
Il Tribunale ha accolto in pieno il ricorso affermando la fondatezza del motivo relativo all’omessa tipizzazione del Rio Canedo. Il corso d’acqua ha un bacino idrografico superiore ai 10 chilometri quadrati e avrebbe dovuto essere tipizzato (cioè classificato) prima di rilasciare una concessione a derivare. Non è stato fatto e ciò è stato ritenuto sufficiente per disporre l’annullamento della concessione idrica. La Regione è stata anche condannata a pagare le spese, quantificate in 3200 euro.
La storia della centralina sul Rio Canedo inizia nel 2009, quando Energie Comuni presenta la domanda a derivare a quota 1489 metri moduli massimi 305 litri/secondo, medi 171, per produrre, sul salto di 154,54 metri, energia elettrica. La centralina ha potenza nominale media di 261,42 kW, si prevede la restituzione dell’acqua nel Maè a quota 1329 metri.
Nel 2013 l’amministrazione di Zoldo Alto vota in consiglio una delibera (a maggioranza, contrari i consiglieri Tiziana Fattor e Simone Arnoldo) con la quale concede a Energie Comuni i terreni sui quali costruire l’impianto. Alcuni erano di uso civico e sono stati sclassificati per permettere che la procedura andasse avanti. La centralina avrebbe garantito al Comune un introito annuo, per vent’anni, di 20 mila euro, più un’altra somma (non superiore a 20 mila euro) in base alla produzione idroelettrica.
Si arriva a luglio 2014: la Regione dà la concessione a derivare. «A quel punto abbiamo costituito un comitato, raccolto 800 firme in un giorno e le abbiamo portate in Regione, in Comune, a tutte le associazioni ambientaliste. Non abbiamo avuto nessun riscontro», spiega Franca Gobbo, una dei ricorrenti. I quali decidono di affidarsi a un legale e presentare il ricorso. «Il fabbricato che avrebbe dovuto ospitare l’impianto è in centro al paese, vicino al parco giochi, ad un albergo, alle case», continua. «Sarebbe
stato molto impattante». L’avvocato Matteo Ceruti prepara il ricorso. Il Tribunale lo accoglie nella seduta del 26 ottobre (sentenza depositata il 27 dicembre). «Ora ci auguriamo decada anche la convenzione fra l’allora Comune di Zoldo Alto e Energie Comuni», conclude la signora Gobbo.

Alessia Forzin