Blitz alla centrale Enel firmato “Freerivers”

Dal Corriere delle Alpi del 4 febbraio 2015

Blitz alla centrale Enel firmato “Freerivers”
Azione dimostrativa in Valle di San Martino contro lo sfruttamento idroelettrico Aperta un’opera di presa per “liberare” l’acqua, ma senza danneggiamenti

FELTRE. Intubato, il torrente soffoca, ma rinasce appena viene liberato dalla morsa idroelettrica. Con il rumore della corrente sprigionata ad accompagnare il blitz in valle di San Martino e al grido “Basta centrali idroelettriche nel bellunese”, il gruppo di liberazione dei fiumi che si firma #freerivers ha avviato la resistenza all’aggressione idroelettrica dei nostri corsi d’acqua con un’azione simbolica: gli attivisti hanno chiuso un’opera di presa dell’Enel sullo Stien e il risultato è che il torrente prima ammutolito, è tornato a scorrere. Parallelamente, l’azienda elettrica fa sapere che «l’opera di presa non è stata manomessa». Quella che si gioca sul torrente Stien è la più emblematica delle battaglie: difesa dell’ambiente contro sfruttamento.
«Alla repressione di Stato fatta di tribunali, giudici, galere, che sta colpendo chi lotta contro la devastazione ambientale e per i diritti sociali, rispondiamo con un’iniziativa simbolica che parla di libertà. È anche per tutti e tutte loro che abbiamo deciso di liberare queste acque, in valle di San Martino», recita il manifesto della presa di posizione con cui i militanti lanciano un messaggio: «Non bastano le ragioni della protesta. Se bastassero quelle non si prenderebbe nemmeno in considerazione l’ipotesi di costruire altre centrali idroelettriche nel bellunese. Con il supporto di convegni, libri, incontri pubblici, studi e ricorsi, ma anche con decine e decine di iniziative che hanno coinvolto complessivamente migliaia di cittadini, il movimento per l’acqua Bene comune ha prodotto tutto il necessario per dimostrare il furto legalizzato che sta alla base del business dell’idroelettrico. Ha dimostrato come gli oltre 130 nuovi impianti che si vorrebbero realizzare nell’ultimo 10 per cento d’acqua rimasta libera di scorrere nel proprio alveo (il restante 90 per cento è già artificilizzato), non hanno altro motivo di esistere se non quello di ingrassare i conti correnti di chi vorrebbe costruirle. Eppure la Regione continua ad autorizzare nuovi impianti. Evidentemente bisogna, come i fiumi, continuare a spingere, perché i Beni comuni si difendono e si conquistano a spinta. Come l’acqua siamo incontenibili e inarrestabili».
Sulla valle di San Martino, un paradiso a dieci minuti da Feltre, si allungano le mani di due ditte che hanno lo stesso obiettivo – prendere l’acqua dall’affluente del Caorame – e piani simili per fare energia e monetizzare. Nel Feltrino come altrove i torrenti sono assediati, decine di chilometri dei corsi d’acqua rischiano di sparire dentro alle tubature per fine idroelettrico, sulla testa dei Comuni piovono progetti a cui è difficile opporsi, i comitati insorgono, i cittadini si sentono prevaricati, gruppi spontanei si mobilitano per riaffermare l’auto-governo dei beni comuni.
E non è solo questione di acqua, ma anche paesaggistica e culturale. «Un fiume lo si può intubare, deviare, ma se si prova a sbarrarlo completamente tracima», scrivono i #freerivers. «Per quanto si provi a controllarlo, a costringerlo, reprimerlo, non si riuscirà mai a fermarlo completamente. Un fiume continuerà a spingere, sa che deve farlo per arrivare al mare e così anche i movimenti».
Raffaele Scottini